Monthly Archives: marzo 2009

Svuotare un torrent(e) a secchiate con i CD protetti

Qualche giorno fa ho messo le mani su un oggetto che credevo non esistesse più: un CD protetto. Uno di quelli che infili nel computer e te lo sputa fuori, nella migliore delle ipotesi, dicendoti che non è in grado di leggerlo. Nella peggiore ti imballa il computer.

E’ un CD “advance”, uno di quelli che le case discografiche mandano ai giornalisti per ascoltare gli album in anticipo. Ora si fa quasi tutto con il digitale e con il “watermark” (i dischi vengono mandati con un codice audio inudibile ma unico, così se ti viene la malaugurata idea di condividere la tua copia, la CSI discografica ti rintraccia in un attimo: qualche tempo fa un giornalista italiano è stato pizzicato a mettere in rete il disco di una importante band internazionale).

Ma c’è stato un tempo in cui questi CD protetti andavano di moda: non solo gli advance ma anche quelli venduti nei negozi non potevano essere “rippati” in MP3. Non te li potevi mettere sull’iPod, e soprattutto non li potevi mettere in rete.

Anzi, la Sony aveva inserito sui propri CD un programmino (XPC) che ti si installava a tua insaputa sul computer e ti rubava i dati. Ne nacque una polemica enorme, e ci fu chi ne fece le spese, come il povero Neil Diamond, il cui disco di ritorno sulle scene  assieme a Rick Rubin fu uno dei primi ad usare quell’infame sistema.

Le strategie per prevenire che un disco finisca in rete sono tante, alcune incredibilmente artigianali. C’è una famosa band che ogni volta manda dischi (fisici o digitali) lo fa sotto falso nome. Non si sa mai che qualcuno li rubasse nel tragitto… Non sono solo i giornalisti i responsabili dei “leak”: può sfuggire di mano dallo studio di registrazione, dallo stampatore, dal distributore… L’ultimo disco degli U2 è finito in rete (per errore? per scelta?) perché una sede della Universal lo ha messo in vendita per 2 ore con due settimane d’anticipo sull’uscita ufficiale.

Insomma, come dice Gerd Leonhard, lottare contro la rete in casi come questi è come cercare di svuotare un torrente a secchiate. Ma se un disco finisce in rete in anticipo, spesso è soprattutto pubblicità. Basta farla diventare tale.

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Il peggior iPod di sempre?

Qua trovate una mini-prova su strada del nuovo iPod Shuffle:

http://www.rockol.it/news-100008/iPod-Shuffle-3g,-la-prova-di-Rockol

Aggiungo un paio di cose, che nella cronaca non ci stavano: non so se sia – come dice iLounge – il peggior iPod di sempre. Di certo mi sembra contraddittorio rispetto a quello che Apple ha sempre fatto. Ttutte le trovate tencologiche di Jobs e soci hanno sempre avuto un impatto altamente spettacolare, pensate all’interfaccia dell’iPhone. Ma hanno sempre avuto un loro perché, che era quello di rendere più naturale l’interazione con l’utente, abbattendo le la quantita di competenze richieste.

Invece il controllo dello shuffle attraverso una sintesi vocale che vi legge i titoli, è esteticamente perfetto: la voce è pulita, quasi naturale. Ma è sostanzialmente inutile, anzi dannoso: non semplifica la vita dell’utente, ma mi sembra che la complichi. Un puro sfoggio fine a se stesso di potenza tecnologica, insomma.

UPDATE:  questo video – courtesy of Gizmodo – spiega meglio di mille parole il lato oscuro dello shuffle.

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Il gadget musicale dell’anno…

… è una vera diavoleria. Non è digitale, ma è la prova che quando c’è un’idea, c’è tutto.

 

Le vedete qua nella foto: un paio di corna luminose, vendute a 5 euro ai concerti degli AC/DC. Quante ne avranno vendute? Il Forum di Assago, ai concerti della band australiana, era pieno di puntini rossi luccicanti e ho visto professionisti insospettabili sentirsi degli Angus Young per una sera con quelle corna che lampeggiavano in testa…

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