Monthly Archives: aprile 2009

Ecco come diventare tromboni e critici musicali con l’iPhone.

L’altro giorno, nel mio elenco delle app musicali preferite per iPhone, ho lasciato fuori Leaf Trombone. In pochi minuti mi ha fatto diventare un critico trombone.

Leaf Trombone è un giochino fatto da Smule, quelli di Ocarina, di cui si parlava qualche giorno fa in un altro blog.

Si fa musica, la metafora è quella di suonare le foglie, come si faceva da bambini, con un suono simile a quello di un trombone, appunto. E’ un “rythm game”, si può suonare liberamente o provare a seguire dei brani. Fin qui nulla di nuovo: ce ne sono letteralmente migliaia.

Il colpo di genio è una cosa che si chiama “World stage”: si va in rete, e si suona di fronte a dei giudici. A tua volta ti viene chiesto di fare il giudice, esprimendo commenti, e voti in tempo reale sulle performance altrui . Il tuo status nella comunità varia in base a quello che fai, ovviamente. Dopo qualche sessione da giudice (devi farne almeno due per ogni tua performance), ti viene subito appioppata la dicitura “critic”. E dire che è tutta la mia vita professionale che rifuggo questa definizione… Per un paio di performance traballanti di “Stand by me” sono già diventato “expert”.

Che dire, c’è un piacere perverso nel massacrare la musica altrui, nascosti dietro ad un emoticon. Fino a quando qualcuno non massacra la tua.  E allora capisci sulla tua pelle molte cose…

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Usi non previsti

Che spesso gli oggetti tecnologici vengano usati in modi non previsti dai loro costruttori, è una cosa che capita. Che il nuovo iPod Shuffle sembrasse tutto fuorché un lettore mp3, lo si sapeva.

Che assomigliasse ad un pacchetto di cicche, qualcuno l’aveva notato. Ma che poi qualcuno abbia preso tutto sul serio e pensato di ingoiarlo…

Gizmodo pubblica queste foto e linka a questo video: una “Sword swallower” (non lo traduco, suonerebbe malissimo) del circo di Coney Island, si è esibita nel numero che potete ammirare. Lo Shuffle sarà il peggior iPod di sempre, ma magari è almeno il più buono.

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Un miliardo di App

Ieri sera il countdown è finito: l’app store di Apple è arrivato al miliardo di download in nove mesi. Cifre impressionanti, forse un po’ meno di quello che sembrerebbe – perché la maggior parte sono applicazioni gratuite che uno scarica per il proprio iPhone/iPod, le prova per un giorno e poi se le dimentica.

Nella lista delle applicazioni più scaricate, molti sono giochi, e molte hanno a che fare con la musica. Segno che sta passando l’idea che la musica non è solo più un contenuto, ma un software vero e proprio. Un argomento su cui prima o poi ritoneremo.

Se a qualcuno interessa, ecco le mie 5 app musicali preferite:

Bloom: non è bello come Elektroplankton per Nintendo DS, ma è una bella app per fare musica usando loop e giocando con lo schermo. C’è dietro Brian Eno, che poteva spendersi un po’ di più e sarebbe stato un capolavoro…

Shazam: sentite una canzone alla radio che non conoscete? avvicinate l’iPhone, fate partire il programma, che la campiona, la confronta con un database e ve la riconosce. Funziona benissimo, è gratis, ed è una delle più scaricate

RjDJ: campiona i suoni esterni e li mette in loop a ritmo, secondo diversi pattern…. divertente assai, trasforma i rumori in musica.

Remote: trasforma l’iPhone in un telecomando di iTunes: essenziale e comodo.

TapTap: un gioco musicale ritmico, presente nella versione gratuita, e in versioni “brandizzate” a pagamento dedicate a singole band: Weezer, NIN, Coldplay. Un ottimo esempio di “Freemium”, di cui si parlava nei commenti al post precedente.

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Wired: l’industria deve ringraziare ThePirateBay

Negli ultimi giorni l’argomento più discusso nella musica digitale, è la sentenza che condanna i fondatori di ThePirateBay, il noto sito di ricerca di file torrent per scaricare illegalmente ogni ben di dio digitale. E’ una sentenza che fa contenti tutti, alla fine: i 4 ragazzi svedesi,  che ambiscono a fare i capipopolo, forse anche i martiri. E l’industria dell’intrattenimento, ovviamente, che salva la faccia.

Il movimento  che segue questi ragazzi negli ultimi tempi sta facendo proseliti anche in italia, e si moltiplicano le iniziative, come questa che mi ha segnalato un amico. Bah.

C’è anche un libro di cui si è parlato su Rockol: “La baia dei pirati” di Luca Neri, che racconta la storia del sito e del movimento, argomentando a favore dell’abolizione totale del copyright. Ripeto quello che scrissi al tempo: lasciate perdere per un attimo l’incazzatura che fanno venire processi come questi. Ma siamo davvero sicuri che se non pagassimo nulla di quello che si produce culturalmente, siti come ThePirateBay potrebbero ancora offrire tutto il materiale che offrono? O tutto ciò che la rete si ridurrebbe a riciclare sarebbe un’infinità di contenuti amatoriali o semi professionali, la maggior parte dei quali bruttini e noiosi?

Quanto all’industria, c’è un bell’articolo di Wired, che offre sulla questione un punto di vista interessante: i modelli di diffusione e guadagno digitale sono basati in larga parte sull’architettura informatica e sociale introdotta dal file sharing: “Cause come questa hanno un senso solo in superficie. Su un altro livello sono un modo divertente per l’industria di dire ‘Grazie’ “.

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Un concerto jazz per iPhone

L’App Store di iTunes pullula letteralmente di programmi per fare musica con l’iPhone, e una volta o l’altra ne parleremo. L’ultimo uscito di cui si parla molto è Leaf Trombone, di cui si vide un’anticipazione alla presentazione dell’iPhone OS 3.0

YouTube pullulla altrettanto di clip di gente che suona usando queste applicazioni. Però questi video, anche se circolano già da un paio di mesi, mi sembrano degno di essere segnalato: un jazzista ha tenuto un concerto intero suonando l’iPhone.

Il tentativo sposta la questione ad un altro livello: l’iPhone fa un sacco di cose, alcune le fa bene, ma qua si pensa di usarlo come strumento professionale…

Non conosco questo jazzista, Teo Ciavarella,  fatevi voi un’idea della qualità della musica…

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