David Byrne, il musicista che interroga i giornalisti

Andare a intervistare mostri sacri della musica ogni tanto può sembrare complicato, oltre che bello.

David Byrne ieri era a Milano, a presentare “Here lies love”, il disco dedicato a Imelda Marcos, e inciso assieme a Fatboy Slim. Ci siamo andati in tre dalla redazione, tutti un po’ intimoriti, nonostante un paio di noi l’avessero già incontrato almeno un paio di volte. L’intervista era stata preceduta da raccomandazioni precise: niente domande sui Talking Heads, bisogna aver ascoltato il disco (ca va sans dire, ma mica tanto…), bisogna aver letto con attenzione il libretto allegato al disco. Andando verso il luogo dell’intervista, ci chiedevamo se le domande le avremmo fatte noi, o se lui ci avrebbe interrogato.

Alla fine, è stata una gran bella chiacchierata, che il mio collega Alfredo Marziano ha riassunto qui. Lui è sempre un po’ distaccato, e il disco è strano assai: un “song cycle” di brani che raccontano la storia della Marcos. Un album nato anche per reagire alla morte dell’album a seguito del digitale. In questo stralcio della videointervista che ho montato al volo, ci sono un paio di riflessioni al proposito. E alla fine (o nel secondo video, se volete), c’è un siparietto curioso, con Byrne che osserva incuriosito il treppiede dell’iPhone, che ho usato come seconda camera, senza sapere che è già acceso.

(la versione completa della videointervista, montata e sottotitolata come si deve, la pubblicheremo la prossima settimana),

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