Monthly Archives: giugno 2010

Desert Island Music

Quando si dice un disco da isola deserta, lo si dice per dire. Qua invece è letterale…

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Young fans calling

“Il mondo si divide tra chi ama Bruce Springsteen e chi non l’ha mai visto dal vivo”, diceva qualcuno. Certo, è facile essere fan quando ti pubblica un DVD come “London calling: Live in Hyde Park”.  3 ore di concerto, riprese come si deve, con un’energia che molti gruppettini di ventenni neanche si sognano.

Però la cosa di cui molti fan non si rendono conto è che Springsteen è vecchio. Non nel senso dell’età anagrafica, ma nella percezione di una buona fetta del pubblico musicale. E’ “uncool”, viene considerato un po’ tamarro, soprattutto da chi ascolta musica indie o musica gggiovane a tutti i costi – e questo mette in secondo piano tutto il resto.

Così mi sembra una mossa intelligente, quella della Columbia: per “svecchiare” il boss ha dato in esclusiva a Picthfork – la bibbia degli indie – il video di uno dei momenti più belli del DVD: il duetto su “No Surrender” con Brian Fallon dei Gaslight Anthem.

I Gaslight sono del New Jersey anche loro, springsteeniani fino al midollo. Non sono fighetti come tanti giovani colleghi, ma sono comunque indie, e quell’attitutidine punkettona alla fine è una “coolness” quasi inconsapevole. Se ne parla nei posti “giusti”, e a ragione perchè gli ultimi due dischi, “The ’59 sound” e “American slang” sono due mezzi capolavori, anzi interi. Una delle migliori band uscite negli ultimi tempi.

Qua c’è un altro duetto registrato negli stessi giorni, che non è stato incluso nel DVD: Bruce sale sul palco della band per cantare “The ’59 sound”.

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Cover Art

Art. Arte. Ma davvero le copertine dei dischi sono arte? Oppure sono solo immagini appicciate ad un pezzo di plastica, per venderlo meglio?

C’era un bellissiom libro di un grande critico letterario, Gérard Genette, che parlava delle “Soglie” che attraversiamo per arrivare al testo di un libro, e che ci condizionano nel modo in cui lo “leggiamo”: quarte di copertine, esergo, e anche copertine ovviamente. Chissa perché Einaudi non ha mai ristampato quel libro, ora introvabile e reperibile solo nelle biblioteche.

E’ la stessa cosa con i dischi, anche se il digitale – fin dal CD – ha molto cambiato le soglie di accesso alla musica. Dai bellissimi padelloni in vinile, ai freddi e piccoli “case” dei cd, alle immagini che accompagnano i file.

Viene in mente tutto questo, a dare un’occhiata a questi due link: un sito giapponese che ha raccolto tutte (4000 e passa) le copertine della Blue Note, un’etichetta che oltre a produrre grande musica, ha fatto della propria grafica un marchio di fabbrica – una cosa che hanno fatto in pochi altri, nella discografia.
E Wired che fa una gallery delle più belle 20 copertine “di tutti i tempi”.

Una bella gallery, ma discutibile, con molte mancanze. Una su tutti: “London Calling” dei Clash. E poi la mia preferita, un vero e proprio trattato: la copertina di “Go2” degli XTC, disegna dalla Hipgnosis di Storm Thorgenson, lo stesso delle copertine dei Pink Floyd.

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Wine ‘n’ roll

Poi un giorno bisognerà aggiornare l’elenco di tutti i cantanti che producono vino, che amano il vino, che scrivono del vino. E sono tanti.
In questo mare magnum di bottiglie e musica, l’idea di Omar Pedrini mi sembra davvero bella: il suo nuovo disco “La capanna dello zio rock” viene venduto anche nelle enoteche, in  confezione con  una magnum di Montebruna, una barbera di Braida sulla cui etichetta c’è una sua poesia.

Omar è un amico storico della cantina della famiglia Bologna, e oggi ha presentato il disco proprio lì, a Rocchetta Tanaro, nell’astigiano.

Ammetto il conflitto di interessi: Omar è un amico, l’ho portato ad insegnare  al Master in Comunicazione Musicale, ed ero all’incontro i giornalisti, dove ci hanno fatte bere molto e molto bene. Però dico  che mi sembra una bella iniziativa, anche inedita: il vino è buono, la musica è bella, la confezione molto curata. Come si dice? Un  bel modo di dare valore aggiunto a due prodotti.

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Video, non canzoni

Ormai i loro video sono un appuntamento: ecco “End  love”, il nuovo clip degli OK GO.

E’ il più bello di quelli messi in rete  ultimamente dalla band, che ormai – è chiaro – fa video decisamente migliori delle canzoni.

Ha un’idea semplice semplice, con quella coreografia divertente – che ricorda un po’ “Here it goes again”, e  una bella regia.Come direbbe un critico cinematografico? “Un sapiente uso del rallenty e dell’accellerato”

Il video si può scaricare partecipando al contest su http://www.facebook.com/okgo

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