Monthly Archives: settembre 2010

Il crollo del muro del suono

La fine di un mito, l’illusione che si rivela per quello che è: Gizmodo pubblica questa bella e tragica foto degli Immortal, che dal vivo usano un muro di casse – false. Solo per fare impressione.

Per chi ancora pensa che il live sia l’unico vero momento di autenticità della musica…

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Il resto è rumore

Il nuovo libro di Alex Ross (New Yorker) promette bene: nell’indice c’è di tutto, da Mozart ai Radiohead, dai Sonic Youth a Schubert, da Verdi a Dylan.

Il suo lavoro precedente, tradotto in italiano come “Il resto è rumore”, è probabilmente uno dei migliori libri di musica scritti negli ultimi anni, una narrazione colta ma non pallosa della musica contemporanea, completata come si conviene con blog e playlist su iTunes.

Finalmente un “critico” classico che non schifa la cultura pop, insomma. Ce ne fossero.

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Il senso di colpa di Pete Townshend e la chitarra a 12 corde

Libri che raccontano la storia di strumenti che hanno fatto la storia del rock, dalla Fender Telecaster alla Gibson LesPauls. Scritti intervistando i musicisti, con dettagli tecnici, ma non troppo (insomma li può leggere anche un non musicista). Li scrive Tony Bacon e li pubblica la Backbeat, si trovano agilmente su Amazon.

Ho appena finito di leggere quello che racconta la storia della Rickenbacker, che in realtà è un libro sull’uso della chitarra a 12 corde elettrificata, dalle suo origini remote nel Bouzouki (che si vede e si sente, per esempio nel recente live di Leonard Cohen) all’esplosione negli anni ’60 grazie ai Beatles. Una storia parallela del rock, che racconta aneddoti davvero gustosi. Come quello di Pete Townshend, che accettò di fare il testimonial della Rickenbacker per il senso di colpa, perché da giovane ne aveva spaccate troppe sul palco…

Ho fatto quello che avrebbe dovuto fare l’autore – l’unica mancanza del libro – ovvero, una playlist con alcune delle canzoni citate nel libro: Beatles, Byrds, Who, Tom Petty, R.E.M., XTC, Jefferson Airplane, Smiths. Ne è venuta fuori una bella compilation di classic rock.

La vedete/ascoltate qua sotto: per passare da una canzone all’altra cliccate sulle frecce a destra e a sinistra, o sulle immagini in basso.

http://www.youtube.com/view_play_list?p=B11BF2C1229B4E4A

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L’autostrada suona come un fiume

Ogni occasione è buona per scrivere dei Richmond Fontaine. Ne ho già parlato un po’ su Rockol, recensendo il loro “We used to think the freeway sounded like a river” e intervistando Willy Vlautin, cantante/scrittore (Il romanzo “Motel life” è stato pubblicato anche in italia). Rock letterario della miglior specie, tra Wilco, Dylan, Calexico e giù di lì.

La scusa che ho per parlarne di nuovo è che sul loro BandCamp hanno messo in download gratuito un live del ’99. Ma se vi fate un giro sempre in quei paraggi, qua potete ascoltare due brani da un live più recente, dello scorso anni. E che canzoni: “White line fever” e “We used to think…” Che, sì, è  chilometrico che si fatica a scrivere a dire, ma è anche uno dei titoli più belli degli ultimi anni.

Qua sotto c’è una bella versione acustica del pezzo (inizia a 1’21”)http://www.youtube.com/watch?v=zbExvgmmyWI

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What is punk rock? Patti Smith & Casa del Vento live a Milano

Tutto è cominciato un anno fa: Patti Smith è a Firenze. Ad un concerto per Emergency sente la Casa Del Vento, e si innamora del loro “Gipsy sound”. Torna in Italia, ed incide due brani di quello che sarà il suo prossimo disco. Poi, alla fine, ecco un mini-tour assieme.

Il luogo della performance milanese, in cartellone nel MiTo, è la Triennale Bovisa, che fino a fine mese ospita la mostra “It’s not only rock ‘n’ roll”, dedicata ai lavori artistici dei cantanti. “Art+Electricity = Rock ‘n’ Roll”, si legge entrando nella sezione dedicate alle opere di Patti Smith. Beh, non proprio, almemo per questa sera.

Il Cortile della Triennale è mezzo vuoto, anche se il concerto è dichiaratmente sold-out. Ma appena Patti Smith arriva sul palco, riempie ogni spazio con la sua presenza. E dire che ormai in Italia la vediamo ogni due per tre, per un motivo o per l’altro: libri, DVD, tour… Non pubblica un disco di inediti da sei anni e non pubblica un album da tre (“Twelve” del 2008 conteneva solo cover). Ma non ci si abitua mai al suo carisma. Accompagnata dal fido Lenny Kaye (40 anni di musica assieme) e dalla band toscana, è chiaro quale sarà il tono della serata: le canzoni, rivisitate in chiave folk-rock, con violini, fisa, slide… La prima è “Frederick”, messa lì non a caso: Fred “Sonic” Smith, chitarrista degli MC5, il suo amore scomparso nel 1994, il 13 settembre avrebbe compiuto 61 anni.

Lei balla come una ragazzina, con una grazia e un’intensità che fa invidia ancora adesso che ha ben più di 60 anni. Il suono della band funziona, non solo su brani come “Southern cross” o “Ghost dance”, folkeggianti fin dalle versioni originali. Ma anche su quelli rock, come l’inevitabile “Because the night”, tanto per citare il più famoso…

In scaletta ci sono anche un paio di brani della Casa Del Vento, “Ogni splendido giorno” e “Carne da cannone”, con lei che rispettosamente si siede, ammira e poi fa il controcanto (“Brava la nuova corista”, commenta scherzosamente qualcuno). Quando la band attacca “Gloria” e sbaglia nell’accelerazione, lei ferma tutti e trasforma l’incidente di percorso in una lezione di stile: “Mi devo sistemare i capelli, scusate. Siamo a Milano, bisogna essere belli… Mi chiedono spesso cos’è il punk-rock. E’ questo: fottersene, sistemarsi i capelli quando la gente si aspetta che tu faccia del rock…”

Il finale è una festa: una divertente cover di “Be my baby” delle Ronettes, e “People have the power”, anche questa dedicata al marito. Nel frattempo, i cancelli sono stati aperti, e chi era rimasto fuori è dentro e balla e canta.

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