Monthly Archives: ottobre 2010

Motorhead vs. Irene Grandi (ovvero musicisti vs. pubblicità)

Guardate questo spot:

e poi guardate questo:

Si dice che i cantanti non devono fare spot, a differenza di personaggi TV o attori. Si dice che è perché i cantanti devono rimanere “autentici”, e svendersi alla pubblicità distrugge la loro credibilità. Se lo fai ti esponi a critiche per il solo averci provato (come in quel famoso video di Neil Young, che massacrava i colleghi rei di aver prestato nome e immagine a delle bibite).

In realtà il problema non  è “se”, ma “come”: lo spot dei Motorhead rappresenta bene la band, la sua musica, la loro canzone più famosa. E si, lega tutto ad un prodotto. Lo spot della Ferrero  – cha costruito un impero su pubblicità didascaliche tipo “Mi vuoi tutta ciccia e brufoli” –  fa la stessa cosa, ma male: Irene è una bravissima cantante, ma la storia è costruita male, e raccontata peggio, in maniera davvero irreale. Mi chiedo chi abbia scritto quei dialoghi…

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Archeologia del walkman e dell’iPod

Ieri è stata presentata l’annuale ricerca sull’economia della musica in Italia, curata dallo IULM per conto delle associazioni di settore.

Il dato è che il sistema musica “tiene”, dice il sunto della complessa ricerca (un analisi più approfondito la trovate qua, mentre la ricerca la potete scaricare qua). La musica nel 2009 valeva complessivamente 3,7 miliardi di euro, contro i 3,9 del 2008.

Cala la vendita dei supporti fisici (-25% rispetto al 2008), cresce – ma non di molto la musica digitale – e la musica dal vivo.

Crolla, ancora di più del 2008, l’elettronica di consumo: un -25% secco rispetto all’anno prima. Davvero? I lettori MP3 hanno saturato il mercato e non vendono più? Paradossalmente questa notizia arriva quasi in contemporanea al 9° anniversario della nascita dell’iPod e alla notizia che Sony non produrrà più il caro vecchio Walkman a cassette.

La realtà è che, come ha specificato il responsabile della ricerca Luca Barbarito, questo dato sull’elettronica di consumo comprende solo i lettori MP3 puri, gli iPod e simili. Non comprende quelli ibridi, come gli iPhone, gli iPod Touch, i tablet.

Insomma: siamo qui a celebrare la morte del Walkman e il compleanno dell’iPod, ma il mercato degli strumenti di consumo è già da un’altra parte. L’iPod è già un oggetto di mordernariato….

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Milano Fault Line – Steve Wynn & friends live

Songwriter così non ne fanno più: questo penso alla fine del concerto di Steve Wynn. Poco prima che iniziasse il concerto – alle 6.30, l’ora dell’aperitivo: un bell’esperimento al Teatro Dal Verme di Milano che va sotto il nome di Music Club – mi sono comprato un suo CD dal vivo. Nella copertina Wynn racconta che quando va in viaggio si porta poca roba, e 400 canzoni che ha scritto. Ogni tanto ci litiga, dice, ma è solo quando le suona acustiche che riesce a farci la pace.

E’ dai tempi dei Dream Syndicate che Wynn ha un bel rapporto con l’Italia. Ma, incredibile, sono anni che non passa da Milano. L’occasione è ghiotta, e infatti la sala del teatro è già piena. Pubblico agé, per la verità: 40something come il sottoscritto e anche oltre. Gente cresciuta con i Dream Syndicate. La prima sopresa, per chi si aspettava un concerto acustico, è vedere il palco vuoto, ma con tre microfoni.

Wynn entra e si mostra in ottima forma: una brillante camicia rosa, sempre la stessa faccia da ragazzo, sotto capelli che mostrano un colore un po’ innaturale (siamo gli unici a non tingerli, mi dirà un collega…). E’ sempre un grande intrattenitore, racconta storie e spiega subito che questa sera lo accompagnerà Rodrigo D’Erasmo, il violinista in forza agli Afterhours con cui ha già fatto un tour. Ma intanto inizia da solo, ed è lì che viene fuori il songwriting: il tocco sulla chitarra acustica non è dei più delicati, ma quando canta canzoni come “The side I’ll never show”, è lì che capisci cosa vuol dire scrivere canzoni che reggano al tempo e alle diverse forme che possono assumere.

D’Erasmo entra dopo un po’, su un’altro capolavoro, “Tears won’t help”, anticipato dal racconto del tour assieme e da aneddotti sui vari tentativi di metterlo in difficoltà suonando canzoni nuove, ma niente. Ci mette un paio di strofe ad ingranare, ma quando entra con il violino elettrico, la canzone decolla. E il tutto diventa ancora meglio quando si aggiunge il contrabassista dei Miracle 3 (la sua backing band più rock, con cui ha inciso “Northern aggression”, in uscita a novembre).

Il repertorio si divide equamente tra materiale solista e brani dei Dream Syndicate (quelli accolti con più calore, ovviamente) e tutto si conclude in festa, con l’ultimo bis con i tre che si spostano a centro sala per cantare “Manhattan Faul Line”, raggiunti da un coro formato da Manuel Agnelli, Cesare Basile, Hugo Race e altri, ovvero tutti i membri del progetto collettvo  “Songs with other strangers”, in giro in Italia in questi giorni.

La festa continua, dopo il concerto, con un aperitivo per tutto il teatro, e Steve Wynn che si ferma a parlare: ha un sorriso e un autografo per tutti.

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Il gruppo più sottovalutato degli ultimi anni

Sono tornati i Frames, e – iperbole del titolo a parte – sono davvero uno dei gruppi più da (ri)scoprire degli ultimi tempi. Glen Hansard ha una storia incredibile (l’ho raccontata qua), ha avuto un giusto riconoscimento con gli Swell Season, il progetto nato dal film “Once”.

Ma i Frames sono un’altra cosa. C’è tutto: passione, intensità, irlandesità, rock, lirismo, elettricità. Compiono 20 anni in questo periodo e Hansard ha rimessi in piedi la band per un tour. Sul sito del gruppo si possono comprare per 5 euro ciascuno due bei concerti del 2007 (i soldi vanno in beneficenza, ma sono comunque ben spesi).

Se non avete voglia di cacciare quei pochi spiccioli, qua sotto c’è una playlist di YouTube, e anche un video degli Swell Season che ho girato qualche tempo fa, con la canzone più bella della band, “What happens when the heart just stops”.

http://www.youtube.com/view_play_list?p=3632E0B61BD93469&playnext=1&v=NFss4iH_Tf4

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Consigli per aspiranti “critici”

Sono convinto che la figura del “critico musicale” non esista, soprattutto in Italia, e sono  diffidente verso chi si definisce in questo modo, soprattutto (ma non solo) se giovane. E penso che Everett True, storica firma del giornalismo musicale anglosassone, rappresenti molti dei difetti di questa figura, soprattutto l’autoreferenzialità e la tendenza a mettersi davanti alla musica che invece dovrebbe raccontare e spiegare.

Ma insomma, i suoi 50 consigli per gli aspiranti critici musicali sono divertenti, alcuni condivisibili (i numeri 2, 8, 18, 23, 29, 31, 34, 37, 40, 46, 49 e soprattutto il 50); altri meno (13 e 15 su tutte). Comunque meritano una lettura. (Via Camillo).


1. Don’t ever attempt to apologise for holding an opinion.

2. 400 words good. 800 words fucking horrible.

3. Most musicians are cunts.

4. The music industry is not your friend. Unless you choose to make it so.

5. Don’t forget to place value upon what you do. If you don’t, why should anyone else?

6. Having the ability to turn an amp up really loud does not automatically make you an interesting person.

7. The Rolling Stones ruined music for every generation. Discuss.

8. Do not overuse adjectives. One is usually more than enough.

9. Do not confuse research with the ability to parrot press releases from memory.

10. No one gives a fuck what you think. Get over it.

11. Your principles mean shit if you didn’t have any to start with.

12. 10 words good. 50 words fucking pointless.

13. Don’t ever try to describe the music.

14. if you have to resort to lists to make your point, you probably shouldn’t be writing.

15. You shouldn’t care. Not in public, anyway.

16. Record companies and PRs don’t always tell the truth.

17. Don’t write for magazines/websites you don’t read.

18. No one GIVES A SHIT why you didn’t get to the concert until 30 minutes after the support act started.

19. No one GIVES A SHIT as to the full names of every single band-member.

20. (from Sean DIS) Write because you have to, not because of your career plan. Don’t ask if you can submit. Write. Permission s’not necessary.

21. If you don’t have a fucking clue why you’re doing it, don’t do it.

22. It’s not sexy. It’s not glamorous. And it certainly won’t get you laid.

23. Words to avoid. “Really”. “Totally”. “Seminal”. “Unbelievable”. “Transcendent”. “I think”. “It seems”.

24. It’s not over. It’s never over.

25. Fuck hyphens. And fuck apostrophes too, while we’re here. Keep it direct, entertaining, informative.

26. Think a band sounds like another band? You’re probably right. So what?

27. The platform is way more important than the critic.

28. Never trust a writer without an agenda.

29. Your editor will always value your ability to time-keep way over your ability to wield flowery prose.

30. It’s nice that folk want to send you free stuff, isn’t it? Get over it RIGHT NOW.

31. A 10-minute rehash of the press release on the telephone does not even vaguely constitute an interview.

32. Not all quiet bands sound like Young Marble Giants.

33. Not all noisy bands sound like Sonic Youth.

34. No one gives a fuck you once made out to a Smashing Pumpkins B-side.

35. Having the ability to use a keyboard does not automatically make you a writer. See also #6.

36. Don’t outstay your welcome. G’night.

37. People are reading your words to find out about the MUSIC.

38. Confused by one of your sentences? You won’t be the only one.

39. Do not mistake alcoholic intoxication for a good night out.

40. Radiohead no longer make good records. Get over it.

41. Have the urge to read another review of the same record before writing yours? SWALLOW IT.

42. The golden age of music criticism never existed. Get over it.

43. If you’re boring yourself, you’re boring your readers for sure.

44. Kurt Cobain is dead. Get over it.

45. Be candid. Be yourself. Be aware. Be yourself. Be entertaining. Be yourself.

46. How many music critics does it take to change the world? Exactly.

47. Don’t ever doubt that the person next to you is having a far better time than you are.

48. DO NOT PAY ATTENTION TO PEOPLE YOU DO NOT KNOW.

49. No one gives a shit about your rare collection of Nick Cave 12-inch records.

50. It’s not a career choice. Trust me.

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