Fare il manager (e il migliore amico) di Bruce Springsteen

Certe volte incontrare chi sta dietro le quinte può essere persino più interessante di parlare con sta sotto i riflettori: questo ho pensato prima, durante e dopo l’intervista con Jon Landau, il manager di Springsteen.

Me lo sono detto un po’ per consolarmi del fatto che Springsteen non sono riuscito ad incrociarlo da vicino, nella due giorni romana – ma d’altra parte lunedì sera all’Auditorium era caos puro. Un po’ perché è bello sentirsi dire un “grazie per la bella chiacchierata” da uno come Landau ha fatto la storia rock, anche se in maniera defilata.

Sia quel che sia, ho già riferito abbondantemente di quello che è successo a Roma, qui e qui. Oltre alla videointervista ufficiale a Landau, quella dove parla di “The promise”, qua sotto ci sono due “bonus tracks”. Due spezzoni da “addetti ai lavori”, in cui Landau racconta in cosa consiste il suo lavoro di manager, e spiega qual è il metodo di lavoro di Bruce.

In questo secondo video noterete che Landau parla di tre fasi nel lavoro di Springsteen: writing, recording, touring. Ai miei studenti racconto sempre che c’è una quarta parte del lavoro di un artista: la promozione. Springsteen non ne ha bisogno o quanto meno la riduce al minimo. Ecco perché ho intervistato Landau, e non lui.

Adesso giuro che per un po’ smetto di scrivere sul Boss. Almeno fino a quando esce “The promise” (che, per inciso, si può ascoltare in streaming qua).

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