Tutto il resto è noia

Non credete a chi snobba Sanremo, a chi dice che non lo guarda, che gli fa schifo. Il festival può essere molto divertente. Può essere divertente anche solo sparlarne. E può essere molto divertente per chi è qua, in sala stampa. E’ il “parco giochi dell’accreditato”, il luna park del giornalsta musicale.

Però la sensazione è che quest’anno ci sia un’aria da “volemose bene” che rischia di ammazzare lo spettacolo. Gianni Morandi è ben voluto da tutti, ha buoni rapporti con chiunque: con i cantanti (che non possono attaccarlo, è uno di loro), con la stampa, con i suoi compagni. Il tormentone di quest’anno è già pronto: “Stiamo uniti!”, continua a ripetere, parlando della sua squadra televisiva.

Ma tutto questo ammazza le polemiche, che sono ciò di cui vive il Festival, sono ciò che genera interesse. Ieri la prima conferenza stampa è stata assai noiosa, con i giornalisti ad arrampicarsi sugli specchi per fare domande che sembrassero un minimo polemiche. Quella di oggi tanto quanto, con un po’ di polemiche sul televoto (sai che novità!). Oggi gli articoli sui quotidiani sono il riflesso di questa mancanza di spunti, con arzigogoli sulla noia.

Magari mi sbaglio, magari tutto si vivacizzerà con l’inizio della serata, magari  tutto si vivacizza quando arrivano i primi dati d’ascolto, perché Sanremo oggi è soprattutto un programma TV.

Poi ci sono le canzoni. Già, le canzoni. Ieri alle prove ne ho sentite un paio belle e un paio che gridano vendetta, la dimostrazione che si può sempre iniziare a scavare, anche dopo aver toccato il fondo. Magari con almeno con quelle ci sarà da divertirsi.

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