Monthly Archives: luglio 2011

La dura vita del giornalista musicale, raccontata in Gif

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by | 30 luglio 2011 · 6:45 am

Rimane solo la musica

“Non c’è nulla di poetico o romantico nel morire giovani. C’è solo dolore e solitudine. A noi, che siamo qui, resta la musica”

(Ernesto Assante, su Twitter)

http://www.youtube.com/watch?v=bO4SznMGBwc&feature=player_embedded


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Amy hit the atmosphere

 

Amy Hit the atmosphere

If I could make it rain today
And wash away this sunny day down to the gutter
I would
Just to get a change of pace
Things are getting worse, but I feel a lot better
And that’s all that really matters to me
Well, Amy hit the atmosphere
Caught herself a rocket ride out of this gutter
And she’s never coming back I fear
Anytime it rains she just feels a lot better
And that’s all that really matters to me
We’ve waited so long
For someone to take us back home
It just takes so long
Meanwhile all the days go drifting away
And some of us sink like a stone
Waiting for mothers to come
There has to be a change I’m sure
Today was just a day fading into another
And that can’t be what a life is for
And anything she said well she feels a lot better
And that’s all that really matters to me
We’ve waited so long
For someone to take us back home
It just takes so long
Meanwhile all the days go drifting away

And some of us sink like a stone
Waiting for mothers to come
I wanna know, I wanna know, I wanna know, I wanna know
I wanna know, I wanna know, I wanna know, I wanna know
All I really know is I wanna know
And all I really know is I don’t wanna know
[repeated 6 times]

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by | 23 luglio 2011 · 10:41 pm

Summertime, and going to a concert is not easy

C’è una cosa che non ho mai capito dei concerti jazz: gli applausi dopo gli assoli. O, meglio, la capisco bene, ma mi infastidisce parecchio, perché nel jazz  si tende a esaltare il virtuosismo, io preferisco – ovunque, nella musica – l’intensità.

Al concerto dello Standards Trio di Keith Jarrett agli Arcimboldi il pubblico era così intimorito che il primo applauso ad un assolo è arrivato dopo 5-brani-5.

Erano diversi anni che Jarrett non passava da Milano con Gary Peacock e Jack DeJohnette, con cui si è pero spesso presentato in Italia ultimamente.  Entrando agli Arcimboldi l’aria era subito difficile. Si veniva accolti da minacce contro l’uso dei cellulari in sala, che venivano distribuite su foglietti al pubblico, in maniera ancora più dettagliata (la vedete nella foto qua di fianco). Avvertimenti ripetuti dalla voce di sala, due volte. La prima volta il pubblico ha applaudito (??). La seconda volta, nell’intervallo, è scattato un boato di disapprovazione quando la voce ha avvertito che “Non si possono scattare foto durante il concerto. Se verranno scattate foto, non verranno eseguiti i bis”. Addirittura.

Poi, i bis ci sono stati. Jarrett è entrato, vistosa camicia rossa e pantaloni neri, assieme ai due compari. I tre hanno fatto un inchino  (del genere: angolo  90° tra gambe e schiena, braccia distese fino ai piedi, come se fosse un esercizio di stretching), ha inforcato gli occhiali scuri. E’ calato improvvisamente un silenzio irreale – interrotto solo da qualche sparuto colpo di tosse (chi ha osato?).  Si è seduto al piano, suonando  tutta la sera spalle al pubblico, come al solito, con i suoi ormai famosi balletti e gridolini. Unica concessione, nel secondo tempo, ha accennato un brindisi al pubblico porgendo il bicchiere da cui beveva, sempre rimanendo di schiena.

Insomma, lui è davvero irritante. Ma il pubblico lo adora. E fa bene: perché ha offerto un concerto davvero ipnotico di riletture degli standard jazz, genere che frequenta da decenni, ma ogni volta è come se fosse la prima. Nessuno come lui e i suoi compari sa rileggere, stravolgere improvvisare sulle melodie del grande canzoniere americano. Ha suonato una versione di “Summertime” di Gershwin che me la ricorderò finché campo.  Chi è stato anche al concerto di Napoli dell’altro giorno, dice che quello di Milano è stato più melodico. Sicuramente, un solo brano è stato un po’ più avventuroso nella struttura, l’ultimo prima dei bis, negli altri c’era molto lirismo.

Però una delle cose più belle di questi concerti è sentire i commenti dei puristi. Per dire, una volta ad un concerto di John Zorn ho sentito dire che Marc Ribot ormai era troppo pop…. Ieri sera, c’era anche chi si lamentava sul quel brano finale di Jarrett: “Non so, secondo me prima del bis si è involuto: proprio quando poteva aprirsi è tornato indietro”, dicevano all’uscita  due che sembravano saperla lunga.

Sia quel che sia: gran concerto a prescindere. Dicevo che preferisco l’intensità nella musica: ecco, pochi ne hanno come Keith Jarrett. Altro che tutti i suoi presunti epigoni del piano-solo-jazz-classico-pop-etc-etc.

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Take that, Robbie

Il momento più bello del concerto dei Take T… cioè, di Robbie Williams

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by | 13 luglio 2011 · 7:28 am