Monthly Archives: novembre 2011

Naaa, na, na, nana na naaaa…

(Paul McCartney – Hey Jude, Milano, 27/11/2011: il momento inevitabilmente più emozionante del concerto)

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by | 27 novembre 2011 · 11:22 pm

Buona la prima, anzi la quinta: il ritorno di X Factor

Tanto tuonò che piovve, e alla fine X Factor è tornato.

Dopo una lunga, lunghissima anticipazione durata 4 prime serate dedicate ai provini, ieri sera c’è stata la prima vera puntata della di XF5, su Sky Uno. Com’è andata? Bene, grazie.

Dopo il disastro di Star Academy, tornare a vedere X Factor è come respirare una boccata d’aria fresca. Anche se in realtà questa nuova edizione, la prima sul satellite dopo l’abbandono del format da parte della RAI, non differisce granché dalle precedenti. C’è uno studio grande, anzi enorme. C’è l’HD, per chi ce l’ha: che rende tutto più pulito, ma anche più gelido, con quelle immagini così precise e perfette. C’è un nuovo conduttore, Alessandro Cattelan, cresciuto alla scuola di MTV e poi della Ventura a “Quelli che il calcio”: però è parso molto rigido, forse un po’ bloccato dall’emozione. C’è sicuramente uno sforzo produttivo imponente, che avevamo notato anche nelle diverse conferenze stampa di presentazione.

Ma da queste parti non si fa critica televisiva, quella la lasciamo a chi la fa di mestiere. A Rockol ci si occupa di musica, quindi proviamo a ragionare un po’ su quel versante.

E la prima cosa da dire, che spicca ancora di più in confronto rispetto a Star Academy, è che il livello dei 12 concorrenti è alto, altissimo. Tralasciate il fatto che è stata eliminata una delle cantanti più brave, Rahma (la sosia di Taffy, chi se la ricorda?) a scapito de Le 5, uno dei due o tre nomi che non hanno convinto granché assieme ai Moderni e a Valerio. Lasciate perdere che si continua ad insistere sui gruppi vocali, fardello che ci si tira dietro dalla versione inglese del format: genere che da noi non ha né passato né futuro. Per il resto si è vista una manciata di cantanti molto bravi, di cui una bravissima, Antonella Lo Coco, gran voce e gran personalità esibita su un pezzo anche rischioso perché certamente non popolarissimo (“What else is there?” dei Royksopp).

Però, condivido quello che diceva su Twitter il mio critico televisivo di riferimento, Daniela Cardini: le esibizioni sono sembrate molto, molto brevi, a scapito di chiacchiere molto, molto lunghe della giuria. Certo, c’era l’esigenza tutta televisiva di (ri)costruire la chimica tra i giudici… Il problema (televisivo e musicale) è che c’è stato pochissimo spazio per il racconto dei cantanti, per far capire chi sono, anche e soprattutto attraverso l’esibizione della loro emotività.

E poi, i giudici: bentornato Morgan, come sempre bravo a condensare nei tempi televisivi spiegazioni musicali anche complesse. Brava Arisa, che se l’è cavata bene all’esordio. La Ventura è la Ventura. Ed Eio è Elio.

Personalmente, mi piacerebbe vedere un talent show in cui si cerca davvero l’eccellenza della musica e in cui i giudici siano cattivi quanto quelli di MasterChef, che bastonano i concorrenti se sbagliano anche minimamente la dose di un ingrediente. Hanno ragione, i fondamentali non si possono ignorare, in cucina come in musica. Ma, mi faceva notare un collega, questa logica è forse poco applicabile a X Factor, dove i giudici sono in concorrenza tra di loro e quindi un po’ devono blandirsi e un po’ devono blandire i concorrenti. Ci sono stati momenti in cui si vedevano i giudici dare giudizi musicali troppo buoni, in cui loro stessi non credevano. E’ già successo nelle passate edizioni e succederà in futuro. Tant’è.

Poi, mi sono ricreduto sui Kasabian: li ho sempre visti come un gruppo arrogantello inglese, un po’ sopravvalutato dall’hype dei giornali inglesi. Era un mio pregiudizio, basato anche sul fatto che i dischi precedenti non mi avevano convinto granché. Non sono tutto questo,  lo dimostra il successo che sta avendo “Velociraptor”. Però da lì a vederli come ospiti principali in una trasmissione che ha visto passare Katy Perry, Mariah Carey…. Invece ha avuto ragione chi ha deciso di portarli: la canzone funzionava anche in quel contesto, un buon passaggio, parzialmente rovinato dalla regia simil-videoclip (un brutto vezzo nostrano). E vabbé che erano in playback, ma ogni tanto è meglio un buon playback che un brutto live (avete visti Lou Reed e i Metallica da Fabio Fazio?).

Insomma, tutto sommato buona la prima. Commenti sui social network – per quello che possono valere, anche se Twitter in questi casi è un buon gruppo d’ascolto – largamente positivi. Bocciato invece l’Extra Factor, che vorrebbe essere per XF5 quello che il Dopo Festival è stato in diverse occasioni per Sanremo. Invece è sembrato un po’ raffazzonato, soprattutto all’inizio, con i due conduttori che vagavano in studio mentre praticamente non era ancora finito il programma principale. Meglio quando sono entrati Rocco Tanica & Co, e si è iniziato a fare un po’ di talk show anche, sulla musica.

Update: i dati Auditel rilevano una media di circa 750.000 spettatori, con un picco di 808.000.

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Google Music

 

Google Music

Il video promozionale di Google Music è molto bello. Il servizio, bah.

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by | 17 novembre 2011 · 5:53 pm

Cover Bizzarre

Per la serie: cover bizzarre, ecco gli Snow Patrol che rifanno Last Friday Night di Katy Perry

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by | 15 novembre 2011 · 9:06 am

Il banchetto della musica

Ci sono concerti a cui vai quasi per caso – e ringrazierai quel caso per il tempo a venire.
Quasi per caso ho scoperto che questa domenica c’era Cyro Baptista a Milano all’Aperitivo In Concerto a Milano. Baptista è brasiliano, ma trapiantato a New York, e fa parte della variopinta banda che gravita attorno a John Zorn. L’Aperitivo in Concerto è una rassegna storica milanese, si svolge la domenica mattina ed ha un cartellone di jazz molto tradizionale – ma ha l’indubbio merito da anni a questa parte di portare con regolarità il giro dell’avanguardia newyorchese: lo stesso Zorn, Marc Ribot, Don Byron… Concerti sempre affollati, con un pubblico strano, un mix di signore della vecchia borghesia milanese che scappano al primo acuto del sax di Zorn e di integralisti del jazz: l’anno scorso, ad una maratona dedicata alla musica di Zorn, ho sentito pronunciare questa frase, che ancora mi fa venire i brividi: “Marc Ribot ormai è diventato troppo pop”.

Baptista è una bestia strana in questo giro, perché unisce la leggerezza delle sue origini sudamericane con la profondità di pensiero e la sperimentazione dell’avanguardia musicale newyorchese. Si è presentato con i Banquet Of Spirits (formazione con cui aveva suonato anche l’anno scorso alla Maratona Zorn, sempre al Manzoni) e il programma prevedeva che suonasse una parte del Book Of Angels, opus magnum di oltre 300 composizioni di Zorn dedicate alle radici dell’ebraismo, che il sassofonista ha affidato all’interpretazione dei suo amici.

Suona pesante? Zorn è un genio, ma la sua musica a volte, lo è, eccome.
Ma Baptista è un onnivoro musicale, fin dal nome della sua formazione e rigurgita tutto in maniera divertente, senza perdere niente in profondità, in pensiero. E’ un percussionista, uno che ha suonato con mezzo mondo. Ma è uno che ti entra in scena, accende una radio, prende un frammento di FM disturbato, lo mette in loop, lo fa diventare musica. Perché nelle sue mani, ogni cosa è musica: si mette a lato, circondato da ogni possibile aggeggio oltre e a quelli più tradizionali. E lo suona, con naturalezza, con divertimento, e con un gusto musicale che non ha pari.
Mentre i suoi colleghi (uno strepitoso Brian Marsella alle tastiere, e Shanira Blumenkranz e Tim Keiper alla sezione ritmica e strumenti vari) producevano l’ossatura delle composizioni, lui le dirigeva, le colorava, ballando con il corpo e con la testa. Nelle quasi due ore di musica c’è stata una fusione di stili, dal rock al jazz, dal klezmer ad ogni possibile forma di world, e ci sono state ironia, profondità, intelligenza e divertimento: caratteristiche difficili da trovare tutte assieme.
Non è difficile capire perché uno come Zorn – esigentissimo, scontroso, iper-intellettuale – si sia musicalmente innamorato di Cyro Baptista, che per certi versi è il suo opposto.
E non è difficile capire perché chiunque dovrebbe innamorarsi della sua musica, e perché dovrebbero farla studiare come esempio: la dimostrazione che la musica può essere intelligente senza essere pesante, leggera senza essere soltanto intrattenimento.
Uno dei concerti dell’anno.

[vimeo]http://vimeo.com/20583956[/vimeo]

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