Il banchetto della musica

Ci sono concerti a cui vai quasi per caso – e ringrazierai quel caso per il tempo a venire.
Quasi per caso ho scoperto che questa domenica c’era Cyro Baptista a Milano all’Aperitivo In Concerto a Milano. Baptista è brasiliano, ma trapiantato a New York, e fa parte della variopinta banda che gravita attorno a John Zorn. L’Aperitivo in Concerto è una rassegna storica milanese, si svolge la domenica mattina ed ha un cartellone di jazz molto tradizionale – ma ha l’indubbio merito da anni a questa parte di portare con regolarità il giro dell’avanguardia newyorchese: lo stesso Zorn, Marc Ribot, Don Byron… Concerti sempre affollati, con un pubblico strano, un mix di signore della vecchia borghesia milanese che scappano al primo acuto del sax di Zorn e di integralisti del jazz: l’anno scorso, ad una maratona dedicata alla musica di Zorn, ho sentito pronunciare questa frase, che ancora mi fa venire i brividi: “Marc Ribot ormai è diventato troppo pop”.

Baptista è una bestia strana in questo giro, perché unisce la leggerezza delle sue origini sudamericane con la profondità di pensiero e la sperimentazione dell’avanguardia musicale newyorchese. Si è presentato con i Banquet Of Spirits (formazione con cui aveva suonato anche l’anno scorso alla Maratona Zorn, sempre al Manzoni) e il programma prevedeva che suonasse una parte del Book Of Angels, opus magnum di oltre 300 composizioni di Zorn dedicate alle radici dell’ebraismo, che il sassofonista ha affidato all’interpretazione dei suo amici.

Suona pesante? Zorn è un genio, ma la sua musica a volte, lo è, eccome.
Ma Baptista è un onnivoro musicale, fin dal nome della sua formazione e rigurgita tutto in maniera divertente, senza perdere niente in profondità, in pensiero. E’ un percussionista, uno che ha suonato con mezzo mondo. Ma è uno che ti entra in scena, accende una radio, prende un frammento di FM disturbato, lo mette in loop, lo fa diventare musica. Perché nelle sue mani, ogni cosa è musica: si mette a lato, circondato da ogni possibile aggeggio oltre e a quelli più tradizionali. E lo suona, con naturalezza, con divertimento, e con un gusto musicale che non ha pari.
Mentre i suoi colleghi (uno strepitoso Brian Marsella alle tastiere, e Shanira Blumenkranz e Tim Keiper alla sezione ritmica e strumenti vari) producevano l’ossatura delle composizioni, lui le dirigeva, le colorava, ballando con il corpo e con la testa. Nelle quasi due ore di musica c’è stata una fusione di stili, dal rock al jazz, dal klezmer ad ogni possibile forma di world, e ci sono state ironia, profondità, intelligenza e divertimento: caratteristiche difficili da trovare tutte assieme.
Non è difficile capire perché uno come Zorn – esigentissimo, scontroso, iper-intellettuale – si sia musicalmente innamorato di Cyro Baptista, che per certi versi è il suo opposto.
E non è difficile capire perché chiunque dovrebbe innamorarsi della sua musica, e perché dovrebbero farla studiare come esempio: la dimostrazione che la musica può essere intelligente senza essere pesante, leggera senza essere soltanto intrattenimento.
Uno dei concerti dell’anno.

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