Monthly Archives: novembre 2011

Packaging

Motivi per cui mi mancheranno: il packaging della raccolta dei R.E.M. è stupendo (Taken with instagram)

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by | 14 novembre 2011 · 10:39 am

Stop Motion

Gran video in stop motion e bella canzone: Travis Hudson Aulsebrook – “Against the grain”. (via thedailywhat: – regia di Jonathan “Dropbear” Chong)

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by | 14 novembre 2011 · 9:00 am

Per niente facile – Ivano Fossati live @ Teatro degli Arcimboldi, Milano, 8/11/2011

“Traditore!”. La voce arriva, netta, dalla galleria. Gli Arcimboldi di Milano non sono il Newport Folk Festival e Ivano Fossati non è Dylan, che all’accusa di essere un Giuda del folk, rispose “non ti credo”. Fossati, semplicemente, abozza un sorriso.

L’accusa a Fossati arriva non perché abbia iniziato il concerto con le chitarre elettriche e con un piglio rock. Ma perché dal Teatro milanese parte il suo ultimo tour, dopo il recente annuncio di ritiro dalle scene, dato in contemporanea alla pubblicazione del suo (ultimo) album “Decadancing”. Un annuncio che ha generato disperazione tra i fan e gli appassionati  – che sono consci di perdere una delle voci più lucide e poetiche della musica italiana – e feroci critiche da chi lo ha accusato di usare la cosa per scopi promozionali.

A questi ultimi, Fossati aveva un solo modo di rispondere: un concerto poco celebrativo, messo in scena come se fosse un tour “normale”, non un tour d’addio. E quel modo è arrivato, con uno spettacolo teso, intenso, elettrico. Con molti classici in scaletta e molte soprese, e poche, pochissime parole tra un brano e l’altro. “Parlaci!”, gridano dalla platea a metà concerto, forse la stessa persona di prima. Fossati, anche lì, sorride. E tira dritto.

E’ solo l’anteprima del tour: arriva dopo una data zero in toscana mentre il tour vero e proprio inizierà tra un paio di settimane. Fossati tornerà a Milano in altre due date: a dicembre e a febbraio (la data del 25 sempre agli Arcimboldi è l’ultima fissata del tour – per ora?). Ma c’è l’aria delle grandi occasioni. L’inizio è spiazzante, per chi pensa di essere venuto ad un funerale della musica del cantautore: “Viaggiatori d’occidente” e “Ventilazione”, seguiti da “La decadenza”, con un suono teso, compatto. Una sorpresa solo per chi non ha visto gli ultimi tour, in cui la dimensione elettrica è sempre stata presente.

C’è una scena che spiega questa atmosfera, e arriva nel secondo tempo, quando Fossati presenta la band, e racconta di essersi accorto che il suo palco è diviso in due. Alla destra la sezione ritmica (il figlio Claudio alla batteria, l’ottimo bassista Max Gelsi  – già visto nella band di Elisa) e il fido chitarrista Fabrizio Barale. Cosa suonereste, gli chiede? E loro attaccano “Whole lotta love”. Alla sua sinistra la violoncellista Martina Marchiori, il chitarrista Riccardo Galardini e Pietro Cantarelli (tastiere e direzione musicale). Fa la stessa domanda, e loro attaccano un brano di musica da camera. Poi chiede al pubblico: io dove devo stare, di qua o di là? Il pubblico tentenna, lo spinge a restare al centro. Ma a Fossati scappa un “io preferirei da questa parte”, quella elettrica.

La dimensione rock prende spesso il sopravvento, ma quella più tranquilla c’è, eccome, quando Fossati si siede al piano, magari accompagnato da una chitarra (per una bellissima versione di “Mio fratello che guardi il mondo) o in totale solitudine (per esempio per la sempre devastante “La costruzione di un amore” o per “Settembre”, canzone dell’ultimo disco che ne sembra il seguito ideale, per certi versi). Anche quando canta i grandi classici lo fa senza enfasi, come ne “La musica che gira intorno”, meno urlata del solito nel finale corale. La chiusura è per “Una notte in italia”, quella che con il tempo è diventata la sua canzone simbolo, ancora più di altre. Mancano molti brani famosi all’appello, magari salteranno fuori più avanti nel tour, magari no.

Sta di fatto che il “Decadancing tour”, a partire da questa anteprima, si dimostra come uno dei tour dell’anno e non per il portato emozionale dell’abbandono dalle scene del suo interprete. Semplicemente perché è un’occasione per ascoltare uno dei nostri più grandi interpreti musicali in una forma splendida, senza fronzoli, diretta, lucida, tagliente come una lama. Un concerto per niente consolatorio, come solo la grande musica sa essere.

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Filed under Concerti

Il tempo è un bastardo

Comprare un libro il giorno in cui esce, manco fosse il disco della tua band preferita (Taken with instagram)

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by | 9 novembre 2011 · 5:38 pm

Satisfaction

Il video di “Satisfied”: peccato non ci siano Ribot e Keith Richards, ma Tom Waits gigioneggia a sufficienza per tutti…

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by | 8 novembre 2011 · 3:54 pm