MusicForTheMorningAfter

Io al Festival di Sanremo ci vado volentieri. Tra commenti di chi un po’ mi invidia (“Vai a Sanremo? Davvero?”) e tra chi mi piglia per pazzo (“Ma che ci vai a fare”?).  Quando mi capita, provo a spiegare perché andarci è divertente, interessante, formativo, utile e tutte quelle cose lì.

Quest’anno, poi, c’è in gara una band che seguo dagli esordi, che stimo enormemente, a cui sono molto legato affettivamente e musicalmente, e che sto seguendo per la testata per cui lavoro.

Provo anche a difenderlo, Sanremo, da chi dice che ormai la musica  conta poco. E’ televisione, dico, ed è giusto che sia così: le canzoni reggono uno spettacolone.

Però io, a memoria, non mi ricordo uno spettacolo così brutto come quello della prima serata di ieri sera. Non noioso, non scandaloso.

Proprio brutto.

Privo di ritmo, di scaletta, di narrazione, delle parole giuste dette al momento giusto, per presentare chi sta entrando. Insomma, di tutte quelle cose che dovrebbero fare un programma TV.

E’ normale, in TV, costruire un programma su qualcosa che fa discutere e parlare, su qualcosa che  punta a generare audience stratosferiche. Però, dai, il fine non giustifica i mezzi. Soprattutto se per arrivare a quel fine si usano mezzi che spianano tutto il resto (le canzoni, gli artisti, gli altri sketch) come un bulldozer. E soprattutto se quei mezzi sono brutti, ma brutti davvero.

Ps: Provo anche a spiegare come funziona la sala stampa dell’Ariston. Ma c’è un bel disegno che Makkox ha fatto per Il Post, che lo spiega meglio di qualunque altra cosa.

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