Monthly Archives: marzo 2012

The kid is still all right

The kids are alright – live in Milan, 23/3/2012

(Roger Daltrey is not a kid anymore, but damn sure he’s alright)

Commenti disabilitati su The kid is still all right

by | 25 marzo 2012 · 12:01 am

They can’t take that away from me

La carriera di Ivano Fossati finisce qualche minuto dopo la mezzanotte di quello che è ormai il 20 marzo: sul palco del Teatro Strehler di Milani è circondato dai suoi musicisti – quelli attuali e qualcuno di quelli passati, salito per l’occasione. Tutti lo abbracciano, mentre lui sorride. Sul palco svolazza ancora qualche coriandolo luccicante: sembrano tante piccole piume di Forrest Gump. Il pubblico è in piedi e applaude commosso, più commosso di Fossati, si direbbe. Il sipario si chiude.

Fossati ha appena terminato “Dolce acqua”, uno strumentale dei Delirium, non previsto in scaletta. Non ha saputo resistere a suonare ancora,  dopo “Buontempo”, ultima canzone ufficiale: perché è evidente che voleva chiudere la carriera con un brano allegro, festeggiando. E infatti l’unica concessione allo spettacolo sono sono stati i coriandoli luccicanti sparati in quel momento, che coprono tutto e tutti per qualche istante, anche a favore delle telecamere – lo show è stato ripreso e diventerà un DVD a fine anno.

Emozione, tanta. Ma pochissima autocelebrazione – anche nel backstage dopo il concerto, in un piccolo aftershow party in cui Fossati ha una parola e un sorriso per tutti quelli che lo vengono a salutare: qualche collega, discografici, collaboratori, giornalisti. O semplici fan intrufolati (“Ivano, ti ricordi di me? Mi hai firmato un biglietto agli Arcimboldi!”, gli dice un ragazzotto che gli consegna il suo CD, mentre contestualmente si fruga il naso con le dita. Ivano abbozza, sorride, prende il CD e lo mette in una sacchetta che ha con sé).

La serata finisce come era cominciata: in festa, senza fronzoli. Perché è stato un concerto come altri – solo con un portato emotivo decisamente più alto.

La scelta dello Strehler è ottima: la quarta data milanese in 5 mesi si svolge in un Teatro più piccolo, più raccolto, dall’acustica nettamente migliore e dall’atmosfera più calda di quella un po’ freddina dei dispersivi Arcimboldi.

La scaletta è quella consolidata: la prima parte del concerto va via dritta e tirata, senza interruzioni e praticamente senza parole. Qualche canzone assume nuovi significati, come la bellissima e struggente “Settembre”: “Questa è la pioggia che deve cadere sulle piccole scene di addio”.

Nella seconda parte Fossati si lascia andare un po’ di più – anche se in qualche momento  la voce non appare in formissima; ma sono dettagli ampiamente compensati dalla tensione della serata. Arriva la presentazione della band, eseguita con autoironia, e con la finta stanchezza di dover ripetere le stesse battute ogni sera. Ma a quel punto è la band a fargli una sorpresa, eseguendo “The end” dei Beatles senza che ne lui fosse avvisato, e tirandolo dentro nella jam. Le parole della canzone sono le più appropriate della serata: “and in the end the love you take is equal to the love you make”.

L’ultima canzone nella scaletta, prima del bis è introdotta da parole significative: Fossati spiega che per lui la funzione delle canzoni è quella di dare un po’ di speranza, e spera che qualcuna delle sue canzoni anche tra qualche tempo abbia ancora questa funzione. E la canzone è ovviamente “I treni a vapore”.

Arrivano i bis, anche qualche canzone per l’occasione che qualcuno si poteva aspettare non c’è e non ci sarà: niente “La mia banda suona il rock”, ma neanche “Vola”, per dire. C’è invece quella che è forse la sua canzone più bella, “Una notte in Italia”, c’è “La costruzione di un amore”, subito seguita dalla più consapevole e serena “Il bacio sulla bocca”.

E poi c’è il finale del concerto e della carriera. Mai dire mai, uno spera che Fossati tra qualche tempo ci ripensi. Ma, stasera come nelle interviste rilasciate da quando la decisione è stata comunicata – Fossati è sembrato sereno, contento, quasi sollevato di poter finalmente girare pagina.

Sia quel che sia: grazie. Le canzoni che ci lascia, quel modo lucido, tagliente e appassionato di usare le parole come strumento per leggere  le relazioni e la realtà. Quello, come diceva una canzone, “They can’t take that away from me”.

Commenti disabilitati su They can’t take that away from me

Filed under Concerti

Some of my best friends are records

 

Commenti disabilitati su Some of my best friends are records

by | 13 marzo 2012 · 6:41 pm

Ti piace vincer facile

Usare una canzone degli Snow Patrol su Grey’s Anatomy – una roba banale, forse. Sicuramente un po’ consolatoria, visto quanto la band e la serie devono a quella famosa scena con “Chasing cars”.

Però le due puntate di Grey’s Anatomy andate in onda lunedì scorso e ieri su Sky hanno lavato via le numerose e recenti cadute di stile della serie. Han fatto dimenticare persino il  trash (in)volontario di quella puntata-musical dell’anno scorso, quella con le canzoni ricantate dai personaggi (e doppiate terribilmente in Italiano).

Lì stavo per mollare la serie, lo ammetto. Ma aver tenuto duro è stato ripagato dalla tensione e la bellezza di queste due puntate, culminate in un finale di puntata ancora più bello, con “New York” – dal trascurabilissimo “Fallen empires” degli Snow Patrol. Un esempio di come una buona canzone accoppiata ad una bella scena producano un qualcosa che va oltre il valore iniziale degli elementi stessi.

http://www.youtube.com/watch?v=KRyRZQNP3T0

Commenti disabilitati su Ti piace vincer facile

Filed under Visioni

Il miglior assolo ever?

 

(sapevo che prima o poi sarebbe saltato fuori un video di Impossibile Germany nella versione dell’altra sera all’Alcatraz a Milano)

Commenti disabilitati su Il miglior assolo ever?

by | 10 marzo 2012 · 7:27 pm