Monthly Archives: ottobre 2012

Hey, it’s halloween

Halloween è solo una buona occasione per rispolverare questo capolavoro dei Dream Syndicate

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by | 31 ottobre 2012 · 6:53 pm

I nuovi iPod alla prova

Ho avuto in mano per un po’ i nuovi iPod, che la Apple ha presentato a settembre assieme all’iPhone 5, e prima dell’iPad Mini, introdotto la settimana scorsa.

Questa rimane la line-up più musicale dell’hardware di Apple, anche se la distinzione è ormai di lana caprina. Sta di fatto, che numericamente, sono ben 4 gli iPod “puri quelli in un catalogo che è volutamente non numeroso in termini di oggetti offerti.

Due iPod non sono cambiati: il “Classic”, l’erede diretto dell’iPod originale, viene ormai ignorato ad ogni presentazione, non viene aggiornato, ma non viene neanche messo fuori catalogo. E’ sempre lì, con suoi 160GB di capienza – record per un riproduttore. E poi lo Shuffle, uguale dal 2010, il più economico. I due veramente interessanti sono il Nano e il Touch.

iPod Nano.

E’ l’iPod che è cambiato più volte negli anni. La penultima versione aveva introdotto il touch screen con una curiosa forma qu

adrata che aveva spinto a trasformarlo in orologio, complice cinturini costruiti da terze parti. La nuova versione conserva – ovviamente – il touch screen e recupera la forma rettangolare. L’impressione è ottima: lo schermo, per quanto piccolo (meno di 8cmx4cm, per un peso di 30g), è definito; il touch screen ipersensibile e scorrevole. L’interfaccia, come già per il predecessore, è una versione ipersemplificata di iOS (niente applicazioni aggiuntive, solo musica foto video radio orologio e contapassi Nike con icone riorganizzabili), integrata dal recupero di alcuni tasti – ottima cosa: il tastone “home” come su iOS, tasto accensione, un tasto pausa-play in mezzo ai controlli volume. Ha il nuovo connettore lighting. Capienza fissa a 16gb, 179€ e diversi colori per l’involucro metallico. Ottima entry level.

iPod Touch

L’iPhone5 è bello, ma il Touch di più: la nuova generazione perde la somiglianza con il fratello maggiore. E’più sottile, più leggero (80g) con un retro in acciaio anodizzato che è un vero spettacolo, soprattutto colorato. In un mondo ideale l’iPhone sarebbe così – ma non può: un retro tutto in acciaio creerebbe problemi con l’antenna). L’unica pecca in un design praticamente perfetto al tatto e all’uso è l’inspiegabile presenza di un gancio per un laccetto (“loop”, fornito nella confezione). Per fortuna, il gancio è a pressione e scompare se non usato. Fotocamera poco meno potente dell’iPhone (5mp), con flash e microfono frontale e per il resto replica tenica praticamente identica al telefono: schermo allungato con cinque file di icone, processore più veloce: va che è una meraviglia anche con le applicazioni più impegnative – ma se lo userete per la musica non ve ne accorgerete neanche. Due tagli, da 32 e 64gb, a 329 e 459€ rispettivamente

Le cuffie Earpods

Tutta la nuova linea comprende i nuovi auricolari: un dovuto quanto tardivo aggiornamento dei vecchi, inascoltabili modelli. Suonano decisamente meglio, non così bene come certe cuffie a cui somigliano (tipo le Bose). Ma d’altra parte, se le comprate a se stanti, costano 1/4 (29€). Le cuffie comprese con il Nano non hanno il controllo volume, quelle con il touch non hanno il microfono.

Conclusioni

La nuova linea di riproduttori da intrattenimento (non solo musica ma video e, nel caso del touch, videogiochi) è solida e provata di persona fa un effetto decisamente impressionate. Apple, a questo giro, ha fatto un bel salto in avanti, anche se la presentazione contemporana dell’iPhone 5 ha un po’ messo in secondo piano la cosa. Ora sarà messo in ombra dalla presentazione dell’iPad Mini che rischia di essere il vero concorrente diretto del Touch: i prezzi sono praticamente gli stessi (com 329€ vi portate a casa un mini 16gb wi-fi). Il dubbio principale, alla fine, è proprio questo: a cosa servono i riproduttori puri di musica, oggi? L’iPod Touch e l’iPad Mini si differenziano per capienza e uso. Più sbilanciato su capienza per la musica il touch, sull’esperienza multimediale il Mini.

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No Ordinary Joe

RIP Terry Callier, he was no Ordinary Joe

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by | 28 ottobre 2012 · 10:37 pm

Musica perfetta per un pomeriggio autunnale di letture

 

(Alone In San Francisco, uno dei miei dischi jazz preferiti)

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by | 28 ottobre 2012 · 2:13 pm

#NowListening (4)

Micro recensioni di cose ascoltate questa settimana, altri dischi oltre a quelli di cui si parla su Rockol.

(Il titolo è un link a spotify per ascoltare il disco, quando è disponibile. Qua una guida su come usare Spotify dall’Italia)

Pochi roba questa settimana, ma di quelli buone, in almeno due casi su tre.

Corin Tucker Band: “Kill My Blues”.

Sono riuscito finalmente a trovare il disco solista di Peter Buck, questa settimana. Il fan remmiano è contento, soprattutto per una canzone, “Nothing means nothing”. Remmiana come i R.E.M. non lo erano quasi mai, e cantata da Corin Tucker. Che da quando le Sleater-Kinney sono in pausa ha fatto un paio di dischi, tra cui questo, uscito a settembre. Un gioiello di rock, di quello che certi hipster fighetti non riusciranno mai a fare. Grazie a Peter Buck per avermelo fatto (ri)scoprire.

Grizzly Bears – “Shields”.

La peggiore malattia degli indie? Cercare di fare i fenomeni, di stupire con effetti speciali. I Grizzly Bear sono bravissimi, hanno ottime idee e trovano soluzioni sonore originali. Pure troppo. Non soffrono in maniera di quella malattia – che poi è quella che spesso passa per un pregio e attira schiere di pitchforkiani. Ma 9 a questo album? dai…

Balthazar – Ratz.

Questo me l’ha segnalato l’amico EmmeBi, che prima o poi ne scriverà più diffusamente nelle recensioni di Rockol. Intanto, qua sotto, ecco un teaser, che dimostra come dal Belgio arrivino spesso cose belle e fuori dagli schemi (dEUS, Soulwax), ma senza fare i fenomeni, appunto.

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