Monthly Archives: ottobre 2012

#NowListening (3)

Micro recensioni di cose ascoltate questa settimana, altri dischi oltre a quelli di cui si parla su Rockol.

(Il titolo è un link a spotify per ascoltare il disco, quando è disponibile. Qua una guida su come usare Spotify dall’Italia)


Tom Baxter – The Golden EP

Qualche tempo fa questo inglese aveva avuto un po’ di airplay anche in Italia con la sdolcinata “Better”. Ma è molto di più: un cantautore con un ottimo gusto per arrangiamenti ariosi – come la bellissima “Skybound”, che dava il titolo al suo ultimo album (2008). Dopo quattro anni se ne è tornato con questo bell’EP, che conferma in pieno il talento.

Fink – Wheels turns beneath my feet

Metà DJ, metà cantautore: un personaggio strano, che si è portato dall’elettronica  il gusto per arrangiamenti particolari e loop. Ha appena pubblicato un bel disco dal vivo – che forse è la dimensione dove dà il meglio. “Yesterday was hard on all of us” è un gioiello

Wilco – Roadcase.

Ok, ho già parlato abbastanza di Jeff Tweedy e soci. Un’ultima volta, per consigliare uno qualsiasi dei bootleg ufficiali su www.wilcoworld.net, sia in streamingche da comprare a 9 dollari l’uno. Suonano da dio, una band in stato di grazia, in questo tour.

Robbie Williams: Take the Crown

L’ho ascoltato solo tre volte prima dell’intervista di ieri: condizioni imposte dal management, che ha fatto firmare una liberatoria che era peggio di unpatto con il diavolo. Robbie invece era simpatico e tranqueillo: dice di non avere un genere preciso (vero), di voler avere una hit, ma mi sembra che manchi il pezzone. Belli i pezzi più rock, quelli come “Into the silence” dove si sente di più la mano di Jacknife Lee (produttore dei R.E.M., Editors etc). Giudizio sospeso fino alla recensione vera e propria che scriverò più avanti, dopo un po’ di ascolti.

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Storia sociale della musica pop e rock (3): dal prog al punk

In questa spazio, ogni settimana pubblico i materiali del corso “Storia sociale della musica pop e rock” che tengo alla Bocconi

Oggi in aula si parla di anni ’70: dal prog al punk

  • La coda lunga degli anni ’60: California e dintorni
  • Il prog e il neo classicismo rock
  • Il punk: la grande truffa del rock ‘n’ roll
  • Il punk americano
  • Il post-punk
  • La disco
  • Bob Marley e il Reggae
  • Il nuovo rock

La playlist della musica da ascoltare della seconda lezione (link a Spotify).  (qua Un articolo su come attivare Spotify dall’Italia)

La playlist dei video visti a lezione

testi di riferimento

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Uff, le biografie rock (Neil Young. La noia)

E’ tutta colpa di Keith Richards. Che ci ha regalato il più bel libro rock di tutti i tempi, la spettacolare autobiografia “Life”. Come notava il New York Times qualche tempo fa, quel libro – una sequenza di fuochi d’artificio linguistici e aneddotici – ha spiegato ai musicisti che raccontare la propria storia può aumentare il profilo, può generare benefici economici e d’immagine.

Insomma, Keith Richards ci ha regalato anche  il diluvio delle biografie ufficiali. Apriti cielo. Ne sono uscite due particolarmente attese, in questo periodo. “Waging heavy peace” di Neil Young e “Who I am” di Pete Townshend. Pare che quest’ultima sia sul livello di quella di Richards (“Mick Jagger è l’unico uomo che mi sarei scopato”, è una delle frasi più citate per promuoverla e spiegare il linguaggio diretto del chitarrista degli Who).

Io, nel frattempo, ho letto quella di Neil Young. Lo dico?

Altro che Le Noise. La noia.

L’ho detto.

E’ come ascoltare uno di quei dischi fuori di testa che Neil Young ha spesso prodotto. “Trans” o “Everybody’s rockin”. Capisci perché l’ha fatto. Capisci che c’è un’idea, magari anche bella. Ma lo consumi con l’amaro in bocca e alla fine ti dici: cazzo, con tutto quel talento, doveva proprio tirar fuori una roba così?

Eppure Neil Young è esattamente questo. Uno che fa tutto a modo suo, e ci piace anche per i suoi colpi di testa. Ma questo libro…

Non aspettatevi coerenza,  non aspettatevi storie. Ce ne sono, certo. Ma molte meno di quelle che ci si potrebbe aspettare da uno che calca le scene da quasi 50 anni. E comunque sono perse in un flusso di coscienza di divagazioni sulle sue passioni.

Per dire: le prime 50 pagine sono per metà dedicate ai trenini elettrici – il vecchio Neil si è pure comprato un’azienda che produce riproduzioni in scala. Buona parte delle altre pagine sono dedicate alla sua passione per le macchine (tra cui la LincolnVolt – macchina sperimentale) e a quella – un’ossessione, in realtà – per la qualità dell’audio. Young si sta impegnando nel lanciare un sistema hardware-software di distribuzione consumo di musica a livello dei master di studio. Ne ha mostrato anche un prototipo da Letterman, di questo sistema Puro.

Young sostiene che gli MP3 sono la radio – buoni per la scoperta della musica, ma pessimi perché riproducono appena il 5 percento delle sfumature cui un musicista lavora in studio – e ha ragione a condurre questa battaglia. Gli auguriamo tutta la fortuna possibile, ma nel libro questa cosa ritorna una quantità di volte impressionante. Gli stessi concetti sono ripetuti allo sfinimento.

In mezzo qualche dettaglio sui suoi rapporti con Stephen Stills, David Crosby e Graham Nash, aneddoti su Dylan e Springsteen, sulla scena californiana in cui è cresciuto.

Molta introspezione – è bello, questo sì, entrare nella mente ostinata e un po’ contorta di un grande come Young, vedere i suoi processi mentali. Questo è il lato positivo del libro, che però non arriva alle vette letterario delle oniriche “Chronicles” di Bob Dylan.

Se vi accontate, bene.

Se no, passate oltre, alla prossima bio, o al prossimo disco con i Crazy Horse.

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The Sound of Cylons

(Una roba veramente nerd) Simon&Garfunkel meets Battlestar Galactica

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by | 16 ottobre 2012 · 7:48 am

#NowListening (2)

Micro recensioni di cose ascoltate questa settimana, altri dischi oltre a quelli di cui si parla su Rockol. (Il titolo è un link a spotify ascoltare il disco, quando è disponibile. Qua una guida su come usare Spotify dall’Italia)

Soundgarden, King Animal.

La settimana scorsa ho intervistato Chris Cornell e Ben Sheperd. Su questo disco ritornerò a tempo debito, quando uscirà a novembre. Ma i primi ascolti (con il soliti streaming blindassimo della casa discografica, che mi è stato sospeso nel momento esatto in cui ho terminato l’intervista) mi hanno lasciato un’impressione ampiamente positiva. Un bel disco, classico, decisamente meglio del gelido concerto che ho visto quest’estate a Rho.

Niccolò Fabi – Ecco/Roberto Angelini – “Phineas Gage“.

Insieme a Pier Cortese, Niccolò e Roberto sono venuto a suonare in ufficio questa settimana, regalando uno dei più belli “Live@Rockol” che abbiamo realizzato finora. Il disco di Niccolò è pura classe – lo trovate recensito come si deve qua. Io segnalo una canzone-gioiello: “Indipendente”. Quello di Roberto,  altrettanto: “Cenere” è un piccolo capolavoro.

Soul Asylum – Delayed Reaction.

Un amico, su Twitter, mi segnalava che quel capolavoro di “Grave dancers union” – si, quello di “Runway train” – è uscito 20 anni fa esatti, la stessa settimana di “Automatic for the people” (aargh! come passa il tempo!). Sono andato a riascoltarmi il loro nuovo disco, uscito la scorsa estate – il secondo dopo il ritorno. Ci avevo già provato al tempo. Niente, non ce la fanno: . Negli anni ’90 erano una delle migliori rock band in circolazione, oggi sono solo banali e senza motivazioni. Non a caso, Dan Murphy ha mollato la band questa settimana, lasciando da solo Dan Pirner

Ultraista.

ovvero la band di Nigel Godrich – produttore dei Radiohead – assieme a Joey Waronker – già batterista di Beck e R.E.M., nonché figlio di Lenny, uno dei più importanti discografici degli anni ’80 e ’90. Ennesima dimostrazione che fare il produttore è una cosa, fare il musicista è un altra. Elettropop carino e nulla più.

Bettye Lavette – Thankful ‘n Thoughtful.

Un altro disco di questa regina della black music, l’ennesimo album di reinterpretazioni che segue il canovaccio di “I’ve got my own hell to raise”, il disco del 2005 che l’ha riportata in auge. Questa volta ci sono cover di Dylan, Tom Waits, Neil Young. C’è la chitarra di Jonathan Wilson e c’è tanta, tanta classe.

Rover – Rover

Francese, con una storia nomade alle spalle, è letteralmente gigantesco e fa un pop rock barocco ma mai melenso. Un personaggio molto interessante, molto interessante è la sua musica. Ne riparleremo.

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