Demo-crazia (un post sull’amore per i bootleg)

Amo la pirateria musicale. Beninteso non la pirateria “cattiva”, quella dei dischi regolarmente in commercio – per quella non ci sono scuse; ci sono alternative legali per tutti i gusti e tutte le tasche.

Amo la pirateria che non danneggia nessuno, la pirateria che ci fa arrivare registrazioni da fan che rimarrebbero sepolte chissà dove.

In una parola: bootleg.

Ho sempre amato i bootleg, da quando mio padre mi portò in un negozio di Torino, “Rock & Folk” (esiste ancora, anche se non è più in via Viotti; ora vende soprattutto gadget). Ho sempre stimato gli artisti che incentivano la diffusione dei Bootleg, dai Grateful Dead in poi. E non ho mai capito quelli che invece si ostinano a combatterli. Ok, sì: vuoi mantenere il controllo totale sulla circolazione della tua musica. Ma se girano concerti live o versioni alternative di canzoni che sono già in commercio, non è che subisci chissà quale danno.

E nel magico mondo dei botoleg amo in particolare i dischi di demo, versioni e “outtake” trafugate dagli studi chiss.à I live dopo un po’ mi stufano (tranne forse i bootleg ufficiali, ma quella è un’altra storia)

Ho la fortuna di essere fan di un artista ha disseminato quantità impressionanti di queste registrazioni alternative (indovina chi?).

E ho la sfortuna che la mia band preferita, quella di cui ascolterei anche registrazioni di sessioni in bagno, invece ha lasciato in giro molto poco, a parte le inevitabili registrazioni dal vivo di dubbia qualità. Qualche inedito, qualche versione alternativa di studio è già saltata fuori nelle ristampe. Ne ho chiesto ragione al loro manager e – pur con la inevitabile diplomazia del caso – mi ha lasciato intendere che non c’è moltissimo materiale negli archivi.

I R.E.M. funzionavano così: Buck, Mills (e Berry, quando c’era) scrivevano basi strumentali, spesso per conto loro. Poi passavano i demo a Stipe che ci cantava sopra finché non trovava un’idea melodica – la leggenda vuole che le mettesse su un CD sullo stereo dell’auto e guidasse cantando fino a trovare la melodia. Solo a quel punto nascevano le canzoni vere e proprie.

Così di demo e outtake dei R.E.M. non ne circolano molti, proprio per questo particolare processo di scrittura. Roba come questa qua sotto: la prima è dalle sessioni di “Green”, la seconda da quelle di “Out of time”, la terza è una versione con il mandolino di “Falls to climb” che potrebbe venir fuori da “Out of time” (invece la canzone finì su “Up”).

Però in questi giorni stan venendo fuori cose interessanti, se sapete dove cercarle. Non chiedetemi dove, la caccia al botoleg è bella quanto l’ascolto, sia quando si trattava di cercare un vinile, sia quando insegui un download nei meandri della rete. Se siete fan, vale armarsi di pazienza ed esplorare. Potreste avere delle belle sorprese.

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