Monthly Archives: ottobre 2013

Come funziona e a cosa serve la Rock and Roll Hall of Fame

E così anche quest’anno sono uscite le nomination per la Rock and Roll hall of Fame, annata 2014. Nomi noti, quasi scontati (Nirvana, Peter Gabriel) altri meno (Link Wray, i Meters, Linda Rondstad).

Sembra la solita americanata: una sorta di paradiso artificiale dove vengono ammessi i grandi del rock  e del pop. Ma non è (solo) così. E’ molto di più e molto di meno.

E’ un modo che il rock americano che ha di autocelebrarsi, per darsi un tono e sottolineare la sua rilevanza culturale – una sorta di contraltare “storico” ai Grammy, che invece premiano il presente. Gli americani sono bravissimi nel celebrare la propria musica –  noi italiani non ne siamo per niente capaci (ma questa è un’altra storia).

Ma la R’n’R Hall Of Fame è soprattutto una perfetta unione di spettacolo e business.

Funziona così:

  • La Hall of Fame  (il museo e la cerimonia) sono nati nell’83 da un’idea di Ahmet Ertegun, storico nome dell’industria discografica. Il museo si trova a Cleveland e raccoglie cimeli ed mostre varie.
  • Ci vogliono 25 anni dalla pubblicazione del primo singolo perché un artista sia “eleggibile” (e quindi possa sperare in una nomination).
  • Tutt’altro che scontato entrare nel giro delle nomination al primo colpo – ovvero al primo anno di eleggibilità. I Nirvana, per esempio tecnicamente erano già eleggibili l’anno scorso: il loro primo singolo, “Love buzz”, è dell’88, il primo album dell’89. Ma per i nomi medio piccoli essere ammessi nella lista delle nomination è una speranza, una lotta. Un bell’articolo del NYTimes di due anni fa raccontava che Alice Cooper è stato ignorato per 16 anni dal suo primo momento di eleggibilità. Lui abbozzava, ma ci rimaneva male ogni volta.
  • Le nomination vengono decise da un comitato di 30 tra giornalisti, discografici e addetti ai lavori. Tra i nomi più potenti del comitato ci sono Jan Wenner (fondatore di Rolling Stone, da sempre sponsor della manifestazione) e Jon Landau, manager di Springsteen. I criteri sono “l’influenza e il valore del contributo dell’artista allo sviluppo e alla perpetuazione del rock and roll”.
  • Un altro comitato di 600 persone (addetti ai lavori, vincitori degli anni passati) sceglie tra le nomination e nomina gli ammessi – verso dicembre. Il numero degli ammessi varia dai 5 ai 7 per anno.
  • In primavera si svolge una cerimonia (quasi sempre a N.Y., l’anno scorso a L.A.). L’ammesso viene presentato da un artista amico con un “induction speech” (ce ne sono di memorabili, come quello di Neil Young per Tom Waits e di memorabili parodie, come quella contenuta nel film “Walk hard”, con Eddie Vedder che introduce un cantante inesistente). Poi si canta e si suona. A favore di telecamere, ovviamente.

  • Qua entra il business: essere ammessi nella R ‘n’ R Hall Of Fame genera un indotto notevole. Le vendite del catalogo salgono da un minimo del 40/60% al 500%, nell’anno successivo all’ammissione. Per non parlare del booking e delle richieste di tour.
  • E’ in grado di rivitalizzare una carriera caduta nel dimenticatoio: vale soprattutto per i nomi medio piccoli, che sono magari oscurati o dimenticati.
  • In alcuni casi è un riconoscimento postumo: scommettiamo che Link Wray viene ammesso quest’anno?
  • Spesso è una scusa per avviare una reunion (con tutto quelle che ne consegue). Spesso è una scusa per lavare in pubblico i panni sporchi: vedi  i Guns n’ Roses, con Axl Rose che si è rifiutato di partecipare alla cerimonia l’anno scorso, insultando tutto e tutti.
  • Già, la cerimonia. Lì la gente suona. E suona assieme: performance uniche. Le cerimonie della R ‘n’ R hall of Fame sono quel luogo dove Paul McCartney suona con Mick Jagger e Bruce Springsteen. C’è un monumentale cofanetto DVD che le raccoglie, e c’è della roba da brividi. Nel 2009 c’è stato un mega concerto per i 25 anni della R ‘n’ R Hall of Fame, trasformato in un film per la HBO e in doppio CD.
  • Lì, in quel concerto, c’è uno dei miei momenti preferiti di sempre del Rock ‘n’ Roll: gli U2 che suonano “I still haven’t found” con Springsteen. Bono che fa un pippone sul rock come emancipazione e liberazione spirituale. Si impampinna. Interviene Springsteen: “Si, però adesso divertiamoci”.

Il rock e la sua Hall of Fame è quella roba li: business ed epica. E tanto intrattenimento, di altissimo livello.

 

 

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Dream baby dream

Che vi piaccia o meno Springsteen, questo video è un bellissimo modo di ringraziare i propri fan per il tour appena finito.

E la canzone è perfetta – una nuova versione di studio di “Dream baby dream”  (la cantava dal vivo nel 2005, da solo). Sotto ho messo la versione originale dei Suicide (giusto per capire la differenza…).

 

 

 

 

 

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Storia del rock a Bocconi (2): gli anni ’60 e ’70

Ecco i materiali della seconda lezione del corso di Storia sociale della musica pop e rock,  oggi in Bocconi: link, audio e video di cui si è parlato in aula.

  • L’immaginario musicale e culturale degli anni ’60
  • La motown (e la musica black negli anni ’60)
  • i Beatles
  • Bob Dylan
  • Jimi Hendrix e Woodstock
  • La coda lunga degli anni ’60: California e dintorni
  • Il prog e il neo classicismo rock
  • Il punk: la grande truffa del rock ‘n’ roll

 

La playlist dei video visti a lezione

Testi di riferimento

  • F. Zanetti – Il libro bianco dei Beatles (Giunti)
  • Keith Richards, “Life” (Feltrinelli)
  • G. Castaldo, E. Assante – Il Tempo di Woodstock (Laterza)

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Cose che ho visto e imparato al concerto di Macklemore & Ryan Lewis

Due cose così diverse, in pochi giorni. Dopo Peter Gabriel, sono andato a vedere Macklemore & Ryan Lewis.

Su Rockol  abbiamo già raccontato il concerto. Così, anche in questo caso ho visto e imparato un sacco di cose, che provo ad elencare.

Ho visto e imparato  che:

  • Anche se apparentemente hai solo un paio canzoni di successo, puoi arrivare ad esaurire il Forum di Assago, con un mese di anticipo.
  • Non ero l’unico  ad essere stupito del sold-out: un sacco di “addetti ai lavori” e di amici che non lavorano nella musica mi han detto di avere avuto la mia stessa reazione. Bravi i promoter di Barley Arts, che hanno capito e ci han creduto.
  • Certe volte il Forum sembra meno esaurito di altre. Da M&RL c’erano lo stesso numero di persone di Peter Gabriel, ma il parterre sembrava mezzo vuoto. Secondo il promoter, nel parterre i ragazzini (pubblico dei M&LR) si ammassano davanti  e occupano meno spazio. Gli adulti (pubblico di Gabriel) invece ai concerti stanno larghi e occupano più spazio. Semplice.
  • Macklemore è quasi uguale a Francesco Facchinetti. O viceversa. (E, come mi suggeriva un amico, probabilmente Facchinetti vedendo il concerto avrà pensato: “Ma questa roba potevo farla io, altro che ‘La canzone del capitano’…”)
  • Ci sono cantanti italiani che portano i loro figli (o nipotini) ai concerti e si  nascondono sotto ad un cappuccio, manco fossero Madonna (No, non dico chi è).
  • Se hai solo due canzoni di successo (e un repertorio di un solo album ed un EP), devi  essere bravo per riuscire a costruirci attorno uno spettacolo: tante parole, tanta fuffa divertente, ma senza dimenticarti la musica. E Macklemore & Ryan Lewis sono stati bravissimi a trovare quell’equilibrio. Forse solo troppe parole, che spesso il pubblico non capiva (ma urlava comunque).
  • Ai certi concerti l pubblico urla molto ma molto di più che a quelli rock. Il pubblico di M&RL, in termini di ugole, l’ho sentito battere solo da quello dei One Direction, in tempi recenti.
  • Ok, “Thrift shop”. Ok, “Can’t hold us”. Ma il vero capolavoro di M&RL, anche dal vivo è “Same love” – una gran canzone con un gran testo, su un tema che solitamente chiama un sacco di stereotipi.
  • Se hai un solo disco in repertorio e due canzoni di successo, il bis torna ad avere il suo significato letterale. “Due volte”, cioè ripeti una canzone alla fine (“Can’t hold us”). (Non lo vedevo fare dal tour degli U2 del 2005 , in cui suonavano “Vertigo” due volte. Ma loro lo facevano come sfizio, in maniera anche un po’ arrogante).

Insomma, mi sono ricordato sul campo che non  solo i dinosauri (ehm, i “classici”)  del rock o le boy band esauriscono i palazzetti e mandano a casa tutti contenti . Ho visto due modi diversi di unire spettacolo e concerto (questo era più spettacolo che concerto). Da ascoltatore so quale mi piace di più. Ma mi sono divertito e, da persona che si occupa di musica, sono tornato a casa contento: c’è gente che sa fare del buon pop, sa fare un bello spettacolo che fa ballare e cantare il pubblico. E sa fare il tutto esaurito.

Un buon concerto di pop dovrebbe essere obbligatorio nella dieta di tutti gli appassionati di musica.

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Drive All Night

Leggo che Glen Hansard pubblicherà un 12″  di “Drive all night”, la sua cover di Springsteen. Nella versione cantata con Eddie Vedder.

(se mi conoscete, potete immaginare la mia faccia, ora) (se no, è quella di un bambino a cui hanno appena detto che il natale arriva prima)

Fanatismi a parte, secondo me, è una delle più belle cover degli ultimi anni. Non perché è di Springsteen (vabbé, anche). Non perché la canta Hansard (vabbé, anche) con Eddie Vedder (vabbé, anche).

Ma perché è una canzone apparentemente banale (“Guiderò tutta la notte per comprarti delle scarpe”…. eh? Oppure quel “Tu hai il mio amore, cuore e anima” ripetuto ad libitum), che si regge su un’interpretazione incredibile. Probabilmente solo quei tre lì, che hanno tra le voci migliori del rock, possono reggere quella canzone. E Glen Hansard di quella canzone ha fatto una versione soul da brividi. Tutto quello che una vera cover deve esser, insomma.

Arriva il 26 novembre, solo in vinile e ci saranno altre tre canzoni nuove di Hansard.

(Bello!) (No, dai, a me interessa solo QUELLA canzone, cantata da QUEI due) (anche nella versione cantata con Springsteen, però…) (ok, dillo che la versione che ti piace di più è questa qua sotto, perché l‘hai girata tu qualche anno fa, e ogni scusa è buona per condividerla) (Lo ammetto)

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