Monthly Archives: dicembre 2013

Cose che ho imparato leggendo le classifiche di fine anno (ovvero il listone dei listoni del 2013)

Ad un certo punto ho perso il conto. Ne ho lette a decine. Mi sono sempre piaciute le classifiche di fine anno, ma questa volta mi sono messo di buzzo buono e  ho spulciato in maniera (quasi) sistematica tutte quelle che sono riuscito a trovare in rete.

Patologico, nevvero?

Così, dopo avere fatto i miei listoni personali, dopo avere coordinato il referendum di Rockol, ho fatto un listone dei listoni. Ho scelto  le mie classifiche musicali preferite tra quello che ho letto e le ho classificate: la più bella, la più classica, la più eclettica, e così via. Una sorta di personalissima metaclassifica delle classifiche (redazionali).

Leggendo tutte queste classifiche ho imparato che:

  • La classifica di fine anno non è solo un dovere per le testate musicali, è un diritto inalienabile di chiunque ascolti/scriva/scribacchi di musica (siamo un paese di allenatori della nazionale di calcio e critici musicali, dico sempre).
  • Lamentarsi delle troppe classifiche di fine anno è un diritto altrettanto inalienabile. Anzi, per molti sembra diventato un dovere da esercitare a voce alta.
  • A spanne, il disco dell’anno è “Yeezus” di Kanye West, per acclamazione delle varie testate. C’è anche chi ha fatto i conti precisi, sommando i vari risultati. Il che ha generato effetti tragicomici  – secondo Metacritic  il voto più alto del 2013 lo ha ottenuto un album del ’77 (vedi  “le classifiche più matematiche”,  in basso).
  • La matematica è un’opinione, nelle classifiche di fine anno.
  • Nel 2013 c’è chi fa le liste di fine anno usando excel. Ma perché non un Power Point con 20 righe per slide?
  • “I soliti noti più un paio di botte di fighettismo per far scena”. (Luca DeGennaro sulla classifica di Billboard, su Twitter)
  • La frase di cui sopra è la regola aurea di ogni classifica.
  • I beneficiati del fighettismo per far scena non sono oscuri album indie. Anzi, la scelta più fighetta nel 2013 è spesso il pop.
  • Fighettismo estremo (1): mettere al numero 1 di una classifica importante un disco uscito una settimana prima della classifica stessa, (quasi) solo per poter fare “gne gne” a tutti gli altri che non han fatto in tempo a “classificarlo”.  (Beyoncé nella classifica di Billboard).
  • Fighettismo estremo (2): mettere solo 10° il disco a cui hai dato il secondo voto più alto durante l’anno: (“Reflektor” degli Arcade Fire su Pitchfork).
  • Il grande mistero dell’anno sono i Vampire Weekend. Non perché “Modern vampires of the city” non sia bello, anzi. Ma perché vederlo in cima a così tante classifiche… Boh. Mi sembra un’effetto a valanga (“L’han messo loro? Lo mettiamo anche noi!”) e continuo a pensare che sia il disco più sopravvalutato dell’anno, ma è evidentemente un problema mio.
  •  Pitchfork e Rolling Stone hanno lo stesso numero 1 (Vampire Weekend, appunto). Pitchfork ha un problema. E anche Rolling Stone.
  • C’è addirittura chi fa già le classifiche del 2014. Una lista di 100 dischi, mica 10. Indovina? Vince lo stesso artista che ha trionfato nel 2013. Kanye West ha vinto già la prima classifica dell’anno prossimo, quella di Stereogum.

Bando alle ciance – ecco le classifiche classificate secondo il mio personalissimo gusto – cliccando sull’immagine si va all’originale. In coda le classifiche individuali di amici/conoscenti/blogger/giornalisti/critici pescate in giro sui social (ma diverse persone di cui avrei voluto leggere le classifiche non le hanno fatte: pigrizia o fighettismo?).

 

emusicLA PIÙ BELLA: Emusic

(Numero 1: The Knife, “Shaking the habitual”; fighettismo: The Knife, “Shaking the habitual” al primo posto).

La più bella, non la migliore: una classifica interattiva (anche su bellissime app per iOS) fatta di dischi sfogliabili come mazzi di carte, con recensioni e preascolti. Una goduria per occhi e orecchie: peccato che in lista ci siano scelte tra l’assurdo e il fighetto estremo (Costello & i Roots al 98° posto… oltre al primo posto: Knife. Vabbé.). C’è stato un tempo in cui emusic era un ottimo servizio di musica digitale – grazie ad una sua classifica di fine anno scoprii uno dei miei album preferiti degli ultimi anni (“The ’59 sound” dei Gaslight Anthem). Ora è stato scavalcato dallo streaming, ma ciò nulla toglie alla bellezza (estetica e funzionale) di questa classifica.

 

LA PIÙ CLASSICA: MOJO 

(Numero 1: Bill Callahan, “Dream river”; fighettismo: la completa assenza di dischi pop).

Mojo è la bibbia del classic rock e la sua classifica rispecchia in pieno questo status. Al secondo e al terzo posto, Bowie e Daft Punk, per dire. E’ quella con cui la mia scelta personale ha più punti in comune, ma al di là di questo è forse la più equilibrata in circolazione, fatta salva la quasi totale assenza di pop (solo i Per Shop Boys che, beh, sono classic pop). Per dire, quella del rivale Uncut è molto, ma molto più noiosa. Sfogliare la classifica di Mojo sul numero di fine anno è una goduria, per appassionati del genere.

 

 LA PIÙ ECLETTICA: NPR MUSIC 

(Numero 1: nessuno, non sono in ordine; fighettismo: metter in lista “The Jazz Age” di Brian Ferry,)

La radio pubblica americana è una fonte inesauribile per chi ascolta musica, tutta la musica. Questa lista secondo me è la più bella che ci sia in circolazione: spazia dal classic rock al jazz, passando per l’hip-hop, il pop e tutto quello che sta in mezzo, con micro recensioni che ti fan venire voglia di ascoltare tutto. Non la metto al primo posto della classifica delle classifiche solo perché è una lista in ordine alfabetico.

 

   LA “INSTANT CHART”: BILLBOARD

(Numero 1: Beyoncé, “Beyoncé”; fighettismo estremo: Beyoncé al 1° posto)

Beyoncé ha fregato tutti, con la pubblicazione a sorpressa del disco. E tutti quelli che hanno fatto le classifiche di fine anno se ne sono fregati : di tutte quelle che ho letto, quella redazionale di Billboard è l’unica ad includere il disco, uscito il 13 dicembre. E l’han messo addirittura al primo posto.  Ecco,mettere al numero 1 di una classifica annuale un disco una settimana dopo la sua uscita – è proprio quella cosa lì: fighettismo estremo.

 

L’ANALISI PIU’ INTERESSANTE: GRANTLAND

A proposito di Beyoncé – Grantland ha fatto uno specialone sul 2013 dove la cosa più più interessante non è la (banale) classifica, ma questa analisi: il 2013 è The Year Music Failed to Blockbust – che, tradotto, significa: la fine del mega hype costruito per lanciare i dischi (Lady Gaga, anyone?): “The “Beyoncé model” will be the rage in 2014, since it seems to be a smashing success. Music will be falling out of the sky like formerly space-bound 30 Seconds to Mars singles. This will be the new delusion”. Tenete un ombrello a portata di mano. Anzi, forse è meglio un casco.

 

LA PIÙ DIVERTENTE: VICE UK

Non amo particolarmente lo stile di Vice, ma questa meta-classifica è da piegarsi in due. Due chicche:

36: Band trying to be the band Arcade Fire were trying to be four years ago.

35: Band trying to be the band Arcade Fire were trying to be eight years ago.

E così via. Amen.

 

LA PIÙ DIVERTENTE (ITALIA): SOLO MACELLO (tutta la verita’ sui dischi più di merda del 2013)

(Numero 1: Pearl Jam, “Lightining Bolt”):

Quando ho letto che i Pearl Jam avevano vinto il “Premio Tom Petty” (sottotitolo “menzione d’onore, stronzo d’oro, palma de cazzi, orso ricchione”) mi sono capottato dal ridere.

 

  LA PIÙ ECUMENICA

(Numero 1: Vampire Weekend, “Modern Vampires of the City”; fighettismo: il primo posto ai Vampire Weekend)

C”è tutto e il contrario di tutto: Kanye West, Paul McCartney, i Daft Punk, John Fogerty, gli Arctic Monkeys.. tutti a distanza di poche posizioni l’uno dall’altro. Ma, seriamente: i Vampire Weekend disco dell’anno per Rolling Stone? La sindrome dell’avere bucato il disco precedente, come commentava su Twitter Paolo Madeddu? O tentativo in extremis di Pitchforkizzazione?

 

LA PIÙ PREVEDIBILE:  NME

(Numero 1: Arctic Monkeys – ‘AM’; fighettismo: gli Strokes al 41° posto – credo sia l’unica classifica in cui il disco è entrato)

Per chi, come me, è cresciuto musicalmente negli anni ’80 e ’90, recuperare il numero di fine anno dell’NME era uno dei riti natalizi più belli: la stampa inglese, al tempo era la bibbia. Però già allora si capiva con largo anticipo chi sarebbe finito al primo posto, e oggi è ancora più facile. Infatti: “AM”, Arctic Monkeys. Perché mettere Kanye West o, peggio, gli Arcade Fire (14!) sarebbe stato troppo prevedibile. The thrill is gone, come diceva quel vecchio adagio blues.

 

PitchforkQUELLA CHE ERA MEGLIO UNA VOLTA:  PITCHFORK

(Numero 1: Vampire Weekend, “Modern Vampires of the City”. fighettsimo: gli Arcade Fire solo decimi)

Il dato più interessante è che Pitchfork e Rolling Stone hanno lo stesso numero 1 – il che dice molto sulla direzione di entrambi. Mi immagino i Pitchforkoni sotto la redazione brandendo “Reflektor” solo (decimo) e “Yeezus” (solo secondo), urlando “9.2!” e “9.5!”, incazzati perché non hanno vinto i loro beniamini. Prima di leggere questa classifica, comunque, passate da quella di ViceUK di cui si diceva sopra, e vedete l’effetto che fa…

 

LA PIÙ ISTITUZIONALE: MUSICA & DISCHI 

(Numero 1: Jonathan Wilson e Samuele Bersani; fighettismo: Imany miglior debutto internazionale).

Una classifica storica, compilata dalla testata storica dell’industria musicale italiana, con giornalisti musicali “storici” italiani. Con tutto il rispetto per Imany e per i miei colleghi, con tutta la roba buona che è uscita quest’anno, che sia quello il debutto dell’anno, ecco, ehm.

LA PIÙ OSCURA: ITUNES

(Scelta più improbabile: Imany tra i dischi pop italiani dell’anno)

 iTunes non pubblica solo le classifiche di vendita (su cui bisognerebbe fare un discorso a parte). Pubblica anche i dischi dell’anno, “le scelte della redazione”. Come queste vengano effettuate – non solo per il fine anno, ma anche per i dischi che vengono promossi con banner e iniziative nell’iTunes Music Store – è un po’ come la formula della Coca Cola: qualcuno pensa di saperla e poterla maneggiare, me nessuno ne conosce con precisione il metodo. Alla fine, sono scelte abbastanza banali, dai. Quella italiana, peraltro, è molto succinta rispetto a  quella americana.

 

LE PIÙ MATEMATICHE: METACRITIC, ALBUM OF THE YEAR, ACCLAIMED MUSIC

(Numero 1:Fleetwood Mac “Rumours [35th Anniversary Deluxe Edition]”. Non è una scelta, è una somma. Ma cosa c’è di più fighetto?)

Il disco del 2013 è uscito nel 1977. Quando la matematica non è un’opinione nelle classifiche succedono cose del genere: una ristampa che ha un punteggio di 99 su 100, il più alto dell’anno.  Ok, è di un capolavoro vero, “Rumours” e, OK, Metacritic è uno strumento utilissimo per capire l’aria che tira su un album, però… Selezionando tra i dischi usciti nel 2013, Metacritic dice che in realtà l’album con il voto più alto è “Sunbather” dei Deafheaven. 92. Sette punti in meno di “Rumours”, 8 in più di “Yeezus”. Ehm.

Sullo stesso genere c’è pure un sito, Albumoftheyear.org, che ricostruisce le classifiche in base ai voti dati durante l’anno. Così come anche il foglio Excel di Acclaimed Music, compilato sulla base dei risultati di oltree 70 testate . Sì, un foglio Excel. Meglio leggere il riassunto che ne fa Luca Castelli su La Stampa.

 

    LA PIÙ ILLEGGIBILE: GUARDIAN

Non per i risultati – abbastanza in linea, con Kanye West al numero 1, e qualche “botta di fighettismo” (cit.) all’8 e 5 con John Wizards e Kelela – ma per la forma. Sul sito non c’è un listone completo – bisogna leggerlo da altre parti, tipo su Brooklyn Vegan. Un peccato, perché il Guardian rimane uno dei migliori posti dove leggere di musica. Ma la forma con cui vengono presentate le classifiche è importante quanto la classifica in sé. Meglio allora tutti ciò che di contorno hanno fatto, tipo l ‘a-z del pop del 2013 in foto.

 

LA PIÙ FUTURISTICA: STEREOGUM

(Numero 1 del 2014: Kanye West. Sì, del 2014.)

Non bastassero le classifiche del 2013, ci sono già quelle del 2014. E Kanye West è in testa anche lì. I dischi più attesi del 2014 secondo Stereogum è un esercizio di critica preventiva talmente campata per aria da essere divertente, a suo modo….

 

 

LA PIÙ (INSERIRE AGGETTIVO A CASO): TOP TEN K-POP OF 2013 (Dazed)

Questa si commenta da sola. E non c’è neanche PSY.

 

CLASSIFICHE INDIVIDUALI DA LEGGERE

Internazionali

FuelFriends Blog

Sasha Frere-Jones sul New Yorker

I Best Bits di Simon Reynolds

26 Things That Defined Music In 2013 (Matthew Perpetua su BuzzFeed)

Ryan’s Smashing Life

Italiane

Le playlist  dei redattori e collaboratori di Rockol

Il disco Uau! secondo i redattori e collaboratori di Rolling Stone

30 dischi del 2013 di EmmeBi

Le 55 migliori canzoni pop del 2013  (PopTopoi)

Giovanni Ansaldo su Internazionale

Polaroid Blog

Quasi 2014 di Emiliano Colasanti (su Stereogram)

Kekkoz

Paolo Bogo su Facebook

LA CLASSIFICA DEL 2013, o qualcosa che ci va vicino (Disappunto su Bastonate)

Niccolò Vecchia su Facebook

Luca Villa (Pearljamonline.it) su Facebook

2013 (playlist di Giuseppe Marmina su Spotify)

Philip DiSalvo su Wired.it

Tredici buoni motivi per ricordare, almeno per un po’, il 2013 nel 2014 (John Vignola su Spotify).

La faccenda della musica nel 2013 (Paolo Madeddu)

Il meglio e il peggio del 2013 secondo Carlo Vergano (aka CrossoverBoy) e i redattori e collaboratori di OutTune.it

I 20 dischi più belli del 2013 secondo Alberto Storaro/Radio Musik

 

 

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Il listone: dischi e musica del 2013

2013Visto che proprio non ne potete fare a meno…. Il mio personalissimo listone del 2013, ovvero una versione espansa della classifica fatta per Rockol, con varie altre cose memorabili di quello che a me è sembrato un buon anno in musica. Per le canzoni, ho fatto due playlist.

I miei 5 dischi dell’anno stranieri 

  1. Jonathan Wilson – “Fanfare”
  2. John Murry – “The graceless age”
  3. Bill Callahan – “Dream river”
  4. Nick Cave & The Bad Seeds – “Push the sky away”
  5. Elvis Costello & The Roots – “Wise up ghost”

I miei 5 dischi dell’anno italiani 

  1. Perturbazione – “Musica X”
  2. Andrea Nardinocchi – “Il momento perfetto”
  3. Samuele Bersani – “Nuvola numero nove”
  4. Marlene Kuntz – “Nella Tua luce”
  5. Mauro Ermanno Giovanardi – “Maledetto colui che è solo”

 

top 10 album di quelli che non stanno nelle due top 5 (sennò sono troppo pochi)

  1. Grateful Dead, “Sunshine Daydream” (strepitoso concerto del ’72 finalmente pubblicato ufficialmente. Da brividi)
  2. Laura Marling, “Once I Was an Eagle” (Joni Mitchell oggi canterebbe così)
  3. Tyler Lyle, “Expatriates” (il miglior cantautore “puro” che ho ascoltato quest’anno)
  4. Phosphorescent, “Muchacho” (scoperta tardiva – vedi sotto)
  5. Nordgarden, “Dieci” (Canzoni italiane cantate da un norvegese? Funziona, eccome se funziona)
  6. Wooden Shjips, “Back to land” (fricchettoni che suonano da dio…)
  7. Low, “The invisible way” (ancora più minimali, con Jeff Tweedy alla produzione: uno dei concerti dell’anno, oltre al disco)
  8. Kurt Vile, “Wakin on a pretty daze” (fricchettoni che suonano da dio – 2)
  9. Gov’t Mule, “Shout” (fricchettoni che suonano da dio – 3)
  10. Robbie Williams, “Swing both ways” (Robbie+Swing=goduria)

E poi…

Concerto dell’anno: Bruce Springsteen, San Siro, 3 giugno.

Giuro che ci ho provato. “No, dai, non puoi mettere sempre Bruce”, mi sono detto. Epperò il concerto di San Siro è stato una cosa oltre ogni immaginazione e speranza, uno dei migliori che ho visto (e ne ho visti più di 20).  Qualsiasi altro concerto – compresi spettacoli della Madonna di gente come i Nine Inch Nails,  Nick Cave,  Black Crowes, Low – scompare di fronte a questo Springsteen sul palco.

 Conferma dell’anno: Jonathan Wilson. 

Due anni fa, fu una sorpresa. Oggi, “Fanfare” è molto di più di un disco “di genere”(di un genere che amo, peraltro: il rock californiano). E’ grandissima musica, con una valanga di idee.

Rivelazione dell’anno: John Murry. “The graceless age”

L’ho tenuto lì per un po’, poi quando ci sono entrato ne sono più uscito: un racconto di caduta e redenzione, raccontato senza sconti e senza autoindulgenze, tra Tom Waits e Springsteen. Un capolavoro vero – (so che uso questa parola un po’ troppo spesso, ma qua ci sta, l’assicuro).

Scoperta tardiva dell’anno: Phosphorescent, “Muchacho” 

Ci sono dischi che sai che devi ascoltare, che ti piaceranno. Però poi, tra la valanga di roba che gira, te ne dimentichi. Poi li recuperi, e ti tagliano in due. Questo è stato per me questo album: uscito a marzo, me ne hanno parlato amici di cui mi fido, ma l’ho ascoltato e  scoperto solo qualche settimana fa, nella versione deluxe con un bel concerto dal vivo come bonus. Un disco disarmato e disarmante, canzoni scritte bene, arrangiate meglio (mischiando roots e modernità) e cantate ancora meglio, a cuore aperto.

Sorpresa dell’anno: Elvis Costello e i Roots, “Wise up ghost”. Delusione dell’anno: Elvis Costello/Roots & Arcade Fire – “Reflektor”

La sorpresa è vedere assieme due artisti che ami. La delusione è che il risultato è semplicemente la somma delle parti, mentre ti aspettavi qualcosa di più. “Wise up ghost” è un gran disco, ma non il capolavoro che speravo. E poi gli Arcade Fire – che hanno fatto un disco che per me è più pretenzioso che bello.

Disco più sopravvalutato dell’anno: Vampire Weekend – “Modern vampires of the city”

Un bel disco di pop moderno e ben temperato, il che è una rarità. Ma vederlo in testa a diverse classifiche di testate importanti mi fa una certa impressione – non credo che abbiano mai fatto un “disco dell’anno”.

Bootleg ufficiale dell’anno: Wilco e Chris Robinson Brotherhood.

Amo i dischi dal vivo e i bootleg ufficiali, sono una di quelle cose che rendono felice il fan famelico che c’è in me. Sempre siano lodati i Wilco non solo per avere fatto un concerto di cover a richiesta, ma per averlo messo in vendita. Sempre sia lodato Chris Robinson per avere riscoperto Betty Cantor-Jackson (qua la sua storia)  e averle chiesto di registrare i concerti della sua Brotherhood.

Libri musicali dell’anno: David Byrne, “Come funziona la musica” e Bob Stanley, “Yeah yeah yeah – history of modern pop” 

Byrne L’avevo già messo l’anno scorso, ma è uscito in italiano – e averlo potuto mettere in bibliografia dei miei corsi in Università mi dà una qual certa soddisfazione. Quello di Stanley (giornalista, musicista con i Saint Etienne) l’ho appena iniziato, ma è una cosa che non vedevo da tempo: in periodo in cui si raccontano le piccole storie della musica, un libro che racconta LA storia, e quella che viene quasi sempre ignorata – il pop, contro tutti gli snobismi rock.

Il mio musicale momento dell’anno: Glen Hansard, “Wishlist” (Live@Rockol)

Due, in realtà. Dopo 28 anni di inseguimenti (dal 1985), riesco finalmente a sentire Springsteen che suona la mia canzone preferita, “Downbound train”, e di nuovo a San Siro. Ma quella è stata una botta di culo, ed è una cosa personale (per quanto può esserlo un momento del genere con 59,999 persone attorno). Portare a suonare Glen Hansard in redazione invece è stata una cosa che inseguito e che sono riuscito a realizzare grazie a quei santi della Spin-Go (thanks Micro!)

Già avere uno dei tuoi artisti preferiti che viene nella tua redazione a suonare è roba da raccontare ai nipoti. Sentirlo fare, su tua richiesta, la cover di una delle tue canzoni preferite. Riprenderlo e montare tu il video. Ecco. Forse non è la cover più bella dell’anno. Ma è la mia e ne sono parecchio orgoglioso….

 

 

 

 

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Feel good songs – 2013

2013

Tempo di iniziare a fare i conti con questo anno, che di musica buona ne ha messa in giro tanta: così, per cominciare, ho fatto due playlist  con le canzoni che ho ascoltato di più, incrociando i dati di iTunes, Spotify e Deezer. Due, una su Deezer e una su Spotify, per essere ecumenici, e perché da una parte ci sono cose che non ci sono dall’altra.  Ne è venuta fuori una lista che non è delle migliori canzoni dell’anno in assoluto, ma una personalissima scelta di roba buona da (ri)scoprire.

 Cantautori che sono passati in secondo piano come Joy Ritter, Tyler Lyle, Widower, Justin Currie e John Murry. Chi invece ha avuto una buona visibilità e la ripaga con un perfetto esempio di california-rock (“Moses pain” di Jonathan Wilson), la title track dei Pearl Jam (credo sia l’unica canzone che ha messo tutti d’accordo, anche quelli che non sopportano il nuovo album), belle ristampe (R.E.M., Waterboys… ), dischi dal vivo (la sempre emozionante “Round here” dei Counting Crows), ka stupenda jam dei My Morning Jacket con gli Alabama Shakes su Fela Kuti e la ancora più bella jam  dei Grateful Dead su “Dark Star” (in “Sunshine Dayddream”, concerto del ’72 pubblicato ufficialmente quest’anno). E le schitarrare di Kurt Vile su “Wakin on a pretty day” – star male non ha mai suonato così bene, come dice Pitchfork della canzone…

E sì, secondo me la canzone dell’anno è “Higgs boson blues”: immensa, per suoni , tensioni, parole, interpretazione. Miley Cyrus citata prima che diventasse quella Miley Cyrus. Il Bosone di Higgs prima che prendesse il premio Nobel, e tutto il resto.

Buon Ascolto!

 

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Storia del rock a Bocconi: gli anni zero, il digitale, la retromania

L’ultimo post del corso di Storia Sociale della musica pop e rock tenuto in Bocconi. Qua i materiali dedicati alle ultime tre lezioni, sugli anni zero, al digitale e al rapporto tra musicisti, industria e media.

Qua le slide di tutto il corso.

Questi invece gli argomenti delle ultime lezioni

  • La musica e il sistema dei media
  • Il musicista e il suo staff
  • La musica diventa “democratica”? Produzione, diffusione e consumo
  • Il remix infinito
  • Napster e i suoi figliocci
  • Dal walkman all’iPod
  • Steve Jobs, l’ultima rockstar
  • Dalla tracklist alla playlist, dal possesso all’accesso, la musica “social”
  • Il musicista 2.0
  • I generi musicali degli anni zero

La playlist della musica di cui si è parlato nelle ultime lezioni

La playlist dei video visti a lezione

Infine, i testi di riferimento per questa ultima parte del corso.

  • Gianni Sibilla, Musica e media digitali (Bompiani)
  • Simon Reynolds, Retromania (ISBN)
  • David Byrne, Come funziona la musica (Bompiani)

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