Il listone: dischi e musica del 2013

2013Visto che proprio non ne potete fare a meno…. Il mio personalissimo listone del 2013, ovvero una versione espansa della classifica fatta per Rockol, con varie altre cose memorabili di quello che a me è sembrato un buon anno in musica. Per le canzoni, ho fatto due playlist.

I miei 5 dischi dell’anno stranieri 

  1. Jonathan Wilson – “Fanfare”
  2. John Murry – “The graceless age”
  3. Bill Callahan – “Dream river”
  4. Nick Cave & The Bad Seeds – “Push the sky away”
  5. Elvis Costello & The Roots – “Wise up ghost”

I miei 5 dischi dell’anno italiani 

  1. Perturbazione – “Musica X”
  2. Andrea Nardinocchi – “Il momento perfetto”
  3. Samuele Bersani – “Nuvola numero nove”
  4. Marlene Kuntz – “Nella Tua luce”
  5. Mauro Ermanno Giovanardi – “Maledetto colui che è solo”

 

top 10 album di quelli che non stanno nelle due top 5 (sennò sono troppo pochi)

  1. Grateful Dead, “Sunshine Daydream” (strepitoso concerto del ’72 finalmente pubblicato ufficialmente. Da brividi)
  2. Laura Marling, “Once I Was an Eagle” (Joni Mitchell oggi canterebbe così)
  3. Tyler Lyle, “Expatriates” (il miglior cantautore “puro” che ho ascoltato quest’anno)
  4. Phosphorescent, “Muchacho” (scoperta tardiva – vedi sotto)
  5. Nordgarden, “Dieci” (Canzoni italiane cantate da un norvegese? Funziona, eccome se funziona)
  6. Wooden Shjips, “Back to land” (fricchettoni che suonano da dio…)
  7. Low, “The invisible way” (ancora più minimali, con Jeff Tweedy alla produzione: uno dei concerti dell’anno, oltre al disco)
  8. Kurt Vile, “Wakin on a pretty daze” (fricchettoni che suonano da dio – 2)
  9. Gov’t Mule, “Shout” (fricchettoni che suonano da dio – 3)
  10. Robbie Williams, “Swing both ways” (Robbie+Swing=goduria)

E poi…

Concerto dell’anno: Bruce Springsteen, San Siro, 3 giugno.

Giuro che ci ho provato. “No, dai, non puoi mettere sempre Bruce”, mi sono detto. Epperò il concerto di San Siro è stato una cosa oltre ogni immaginazione e speranza, uno dei migliori che ho visto (e ne ho visti più di 20).  Qualsiasi altro concerto – compresi spettacoli della Madonna di gente come i Nine Inch Nails,  Nick Cave,  Black Crowes, Low – scompare di fronte a questo Springsteen sul palco.

 Conferma dell’anno: Jonathan Wilson. 

Due anni fa, fu una sorpresa. Oggi, “Fanfare” è molto di più di un disco “di genere”(di un genere che amo, peraltro: il rock californiano). E’ grandissima musica, con una valanga di idee.

Rivelazione dell’anno: John Murry. “The graceless age”

L’ho tenuto lì per un po’, poi quando ci sono entrato ne sono più uscito: un racconto di caduta e redenzione, raccontato senza sconti e senza autoindulgenze, tra Tom Waits e Springsteen. Un capolavoro vero – (so che uso questa parola un po’ troppo spesso, ma qua ci sta, l’assicuro).

Scoperta tardiva dell’anno: Phosphorescent, “Muchacho” 

Ci sono dischi che sai che devi ascoltare, che ti piaceranno. Però poi, tra la valanga di roba che gira, te ne dimentichi. Poi li recuperi, e ti tagliano in due. Questo è stato per me questo album: uscito a marzo, me ne hanno parlato amici di cui mi fido, ma l’ho ascoltato e  scoperto solo qualche settimana fa, nella versione deluxe con un bel concerto dal vivo come bonus. Un disco disarmato e disarmante, canzoni scritte bene, arrangiate meglio (mischiando roots e modernità) e cantate ancora meglio, a cuore aperto.

Sorpresa dell’anno: Elvis Costello e i Roots, “Wise up ghost”. Delusione dell’anno: Elvis Costello/Roots & Arcade Fire – “Reflektor”

La sorpresa è vedere assieme due artisti che ami. La delusione è che il risultato è semplicemente la somma delle parti, mentre ti aspettavi qualcosa di più. “Wise up ghost” è un gran disco, ma non il capolavoro che speravo. E poi gli Arcade Fire – che hanno fatto un disco che per me è più pretenzioso che bello.

Disco più sopravvalutato dell’anno: Vampire Weekend – “Modern vampires of the city”

Un bel disco di pop moderno e ben temperato, il che è una rarità. Ma vederlo in testa a diverse classifiche di testate importanti mi fa una certa impressione – non credo che abbiano mai fatto un “disco dell’anno”.

Bootleg ufficiale dell’anno: Wilco e Chris Robinson Brotherhood.

Amo i dischi dal vivo e i bootleg ufficiali, sono una di quelle cose che rendono felice il fan famelico che c’è in me. Sempre siano lodati i Wilco non solo per avere fatto un concerto di cover a richiesta, ma per averlo messo in vendita. Sempre sia lodato Chris Robinson per avere riscoperto Betty Cantor-Jackson (qua la sua storia)  e averle chiesto di registrare i concerti della sua Brotherhood.

Libri musicali dell’anno: David Byrne, “Come funziona la musica” e Bob Stanley, “Yeah yeah yeah – history of modern pop” 

Byrne L’avevo già messo l’anno scorso, ma è uscito in italiano – e averlo potuto mettere in bibliografia dei miei corsi in Università mi dà una qual certa soddisfazione. Quello di Stanley (giornalista, musicista con i Saint Etienne) l’ho appena iniziato, ma è una cosa che non vedevo da tempo: in periodo in cui si raccontano le piccole storie della musica, un libro che racconta LA storia, e quella che viene quasi sempre ignorata – il pop, contro tutti gli snobismi rock.

Il mio musicale momento dell’anno: Glen Hansard, “Wishlist” (Live@Rockol)

Due, in realtà. Dopo 28 anni di inseguimenti (dal 1985), riesco finalmente a sentire Springsteen che suona la mia canzone preferita, “Downbound train”, e di nuovo a San Siro. Ma quella è stata una botta di culo, ed è una cosa personale (per quanto può esserlo un momento del genere con 59,999 persone attorno). Portare a suonare Glen Hansard in redazione invece è stata una cosa che inseguito e che sono riuscito a realizzare grazie a quei santi della Spin-Go (thanks Micro!)

Già avere uno dei tuoi artisti preferiti che viene nella tua redazione a suonare è roba da raccontare ai nipoti. Sentirlo fare, su tua richiesta, la cover di una delle tue canzoni preferite. Riprenderlo e montare tu il video. Ecco. Forse non è la cover più bella dell’anno. Ma è la mia e ne sono parecchio orgoglioso….

 

 

 

 

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