Chiedi chi erano i Saints

La cosa più bella, divertente, semplice e diretta di “High Hopes, il nuovo album di Bruce Springsteen, è una cover, “Just like fire would” dei Saints.

Saints chi?

Australiani – Bruce ha riscoperto la canzone nel tour da quelle parti – esistono da oltre 30 anni, coincidono pressoché totalmente con il loro leader Chris Bailey; sono nati come band punk (i primi tre dischi sono considerati dei classici del genere), poi sono diventati semplicemente rock, facendo un sacco di roba davvero bella e varia – con Bailey che scrive grandi canzoni.

Punk australiano. Fa sorridere, sembra una cosa  tipo “rock italiano”. Invece da quelle parti, attorno agli anni ’80, si faceva sul serio. Per dire: i Birthday Party, in cui militava un certo Nick Cave. Che duettava proprio con Bailey, in quella gran canzone che fu “Bring It On”, singolo di lancio di “Nocturama” (2003).

Amo il rock down under, ma ho sempre preferito la psichedelia dei Church e dei Died Pretty o il power pop degli Hoodoo Gurus. Bello, però, (ri)scoprire i Saints: “Just like fire would”, incisa originariamente nell’86 su (“All fools day”), è stata ripresa fedelmente da Springsteen; la versione originale sembrava già anticipare quel suono country-rock che  il Boss nell’ultimo decennio ha usato spesso, da “Waitin’ on a sunny day” in poi: John Mellencamp non era l’unica fonte di ispirazione, evidentemente.

Un buon punto da cui partire è l’ultimo album dei Saints, “King of the sun”, uscito l’anno scorso. Il secondo CD è una raccolta che comincia proprio con “Just like fire would”.

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