Il luna park del giornalista musicale (#Sanremo2014 edition, ep. 1)

Mi sono trasferito a Sanremo per il Festival: per una settimana sto rintanato in quella simpatica gabbia di matti che è la sala stampa del Teatro Ariston.

foto 2

A Sanremo si lavora come matti, ci si prende sul serio, ci si sente importanti per una volta all’anno. Ma, sì, ci si diverte anche, e va bene così.

E’ il luna park del giornalista musicale, come ebbe a dire la mia compagna. Non ho ancora trovato una definizione migliore.

Poi tutti si stanno già prodigando a spiegare il Festival, perché sì e perché no: qualche giorno fa ho letto una prestigioso editorialista raccontare la sua unica apparizione in sala stampa all’Ariston, di 11 anni fa, come una prova di resistenza; lo è, ma non per i motivi di noia che lascia sottintendere, come se non ci fosse nulla da raccontare.

Qua invece si cercherà di raccontarlo e di goderselo in compagnia di chi vuole leggere, scrivere, twittare etc. Tutta la cronaca è su Rockol, as usual, dove sono mi divido oneri e onori con Franco Zanetti.

Su questo blog, qualche appunto sparso. Quelli del primo giorno:

  • Finora le videointerviste più belle (fatte a Milano e Roma, assieme a Valeria Mazzucca e Mattia Marzi):  Ron, un ragazzo di 60 anni che ha l’umiltà di ascoltarti e di ascoltare la musica di che gira intorno oggi e di citarla senza spocchia. E Cristiano De André, che ha parlato della Genova degli anni ’70, dell’arrivo dell’eroina nelle piazze (al tempo ero un bambino, ma me lo ricordo bene quel periodo: mio padre lavorava nei centri antidroga come medico); le pubblichiamo domani su Rockol.
  • foto 3Tutto cambia per non cambiare: ho mancato l’edizione dell’anno scorso, ma le facce all’Ariston sono (quasi) sempre le stesse, i riti pure. Ma con qualche novità: in sala stampa c’è un wifi gratuito che va come una scheggia (gli anni scorsi era a pagamento e si inceppava sempre), c’è una rassegna stampa in digitale, e c’è un megaschermo in altadefinizione per farci vedere come si deve le serate. Commenti di gaudio dei colleghi.
  • Tra i riti immutabili: la cerimonia della conferenza stampa alle 12.30, con domande che sistematicamente durano di più delle risposte.
  • foto 6Tonino Manzi, maestro di cerimonie della sala stampa, oggi ha iniziato la conferenza stampa chiedendo “Rispettate i fiori!” (quelli che stanno sul palco dove salgono i conduttori e musicisti per sottoporsi alle domande di cui sopra).
  • Tappa obbligata, per riprendersi dalla  conferenza stampa: Maggiorino, dove fanno la miglior farinata della città. Ci si incontrano autori del Festival, conduttori, giornalisti. Prezzi popolari e paghi dopo avere mangiato.
  • Ho visto le prove generali del lunedì, ma solo un pezzo, quindi non ne parlo; sono un altro dei primi riti sanremesi, nella platea del teatro si accampano giornalisti, discografici, uffici stampa, assistenti personali, parenti, musicisti in attesa del loro turno. C’è pure gente che dorme (true story), ci siamo noi che facciamo le prove generali per domani sera: chi twitta più veloce questo o quel dettaglio.
  • Non ho ancora visto nulla di particolare per le strade, dove di solito si accalca la più varia umanità – ma mi segnalano già il consueto assembramento di sosia. Senza di loro il Festival non ha senso.
  • Per quello che può valere: faccio il tifo per “Invisibili” di De André, per i Perturbazione e per Noemi  – ma le canzoni le capiremo solo domani e mercoledì sera, sul palco (allora rileggerò quello che ho scritto al primo ascolto e scoprirò di aver detto un sacco di boiate – per fortuna avevo messo un disclaimer).
  • La mia attrezzatura da Festival:

 

Commenti disabilitati su Il luna park del giornalista musicale (#Sanremo2014 edition, ep. 1)

Filed under Interviste, Sanremo

Comments are closed.