Category Archives: Reunion

L’anno senza i R.E.M.

Ci sono momenti nella propria storia musicale che uno ricorderà sempre. Quando sei andato al primo concerto di un artista, quando hai saputo della scomparsa di un mito. Quando la tua band preferita si è sciolta.

Il 21 settembre dell’anno scorso ero in campagna, con la testa lontana da Milano, dal mio lavoro e dalla musica in generale. Lì il cellulare prendeva pure poco.

Verso le 22, recupera un po’ di campo, e di colpo impazzisce: colleghi che mi cercano, amici, sms, notifiche da twitter e facebook. Chiamo un mio collega: “Gianni, si sono sciolti i R.E.M.”.

Un po’, inconsciamente, me lo aspettavo: i segnali c’erano, anche se da fan non volevo vederli. A distanza di un anno penso che abbiano fatto bene – meglio andarsane dalla festa quando è ancora viva e nel suo bello, come disse Stipe.

Non li ho ascoltati molto, da allora: è stato davvero l’anno senza i R.E.M., come dice uno che li conosce bene; un po’ perché sono usciti molti dischi belli, un po’ perché provo una piccola fitta di malinconia ogni volta: nessuno mi leva dalla testa che avrebbero potuto fare ancora grandi cose, se ne avessero avuto voglia.

Ma non ce l’avevano, e amen. E quella fitta passerà, prima o poi. E magari capiterà di vederli ancor assieme in qualche modo, tra qualche anno. Mai dire mai.

Ora fanno i pensionati di lusso, e per certi versi è meglio vederlì così che imbolsiti sul palco come capita a loro colleghi che continuano pur avendo una frazione delle loro idee. Peter Buck suona ovunque capita e uscirà con album solista in vinile, da vero retromaniaco. Stipe fa lo scultore (che talento sprecato, con quella voce… Questo sì fa un po’ incazzare). Mills fa i fatti suoi – e quando uscirà con un disco solista sarà quello che ci stupirà di più, continuo a pensarlo.

Poi l’industria ha fatto il suo corso: l’inevitabile raccolta celebrativa, la canzone di addio e quelle cose lì. Martedì 25 esce la ristampa di “Document”, con un concerto quasi intero del periodo come bonus. Girava già ampiamente come bootleg, ma vabbé.

Quel concerto finisce con la più bella versione di “So. central rain” che abbiano suonato, ma hanno inspiegabilmente omesso l’intro, un medley di “Time after time” e “Red rain” di Peter Gabriel, voce e chitarra (già uscito su uno sperduto singolo anni e anni fa).

Questi erano i R.E.M. e questo era quello che facevano.

Commenti disabilitati su L’anno senza i R.E.M.

Filed under Reunion

Welcome to the jungle

Insomma, dopo tutte le polemiche, la cerimonia della Rock ‘n’ Roll Hall of Fame è stata noiosa, si legge tra le righe dell’articolo del New York Times. I Guns ‘n’ Roses si riformano. No, non si riformano. Forse sì, però. Ma Axl non vuole. Axl non viene ed è incazzato. Axl scrive una lettera e insulta tutti. Almeno lo avesse fatto durante la serata, di fronte alle telecamere…

In realtà, la R ‘n’R Hall of Fame è molto più che un baraccone di gossip e notizie fatte per attirare attenzione. E’ una macchina da soldi, ed arrivarci (ci vogliono 25 anni di carriera dal primo disco, e poi essere scelti da una giuria di 500 addetti ai lavori) vuol dire rilanciare una carriera, o farla decollare, con indotti da manicomio: lo racconta bene questo bellissimo articolo di qualche tempo fa del NYT, che spiega tutti i meccanisimi e i retroscena che si mettono in moto ogni anno. Le cerimonie in sé, poi, sono spettacoloni dove gli artisti suonano, cantano assieme, duettano come se non ci fosse un domani (ne han tratto dischi e DVD con performance davvero memorabili).

Un genere a parte di queste cerimonie sono gli “induction speech”, i discorsi in cui gli artisti ammessi nella Hall of Fame vengono presentati e celebrati da artisti più giovani, che sono loro debitori. E’ in uno degli speech di quest’anno che è venuta fuori una cosa bella, poche parole in grado di dare un senso alla serata.  Billie Joe Armstrong ha presentato i Guns ‘N’ Roses, che erano presenti tutti tranne Axl. E ha celebrato Slash, così

“The opening riff of ‘Welcome to the Jungle’ is a descending trip into the underworld of Los Angeles. Misfits, drug addicts, paranoia, sex, violence, love and anger in the cracks of Hollywood.”
“It was a breath of fresh air”.
Ora provate a riascoltarvi quella canzone (andate al 1° minuto di questo video) e ditemi se questa definizione non è bellissima.
http://www.youtube.com/watch?v=g_enNmzWn6Y

Commenti disabilitati su Welcome to the jungle

Filed under MusicBusiness & Technology, Reunion

Addio, e grazie per tutto il pesce: a proposito dello scioglimento dei R.E.M.

Ci hanno risparmiato tour d’addio o conferenze stampa strappalacrime. Tra un po’ non ci risparmieranno un nuovo  “Best of” (di cui in realtà si parla da tempo). E tra qualche anno non ci risparmieranno neppure una reunion: quella prima o poi tocca a tutti.
Però i R.E.M. si sono sciolti con lo stile che li ha sempre contraddistinti: un annuncio a sorpresa sul sito, un ringraziamento. “Our deepest thanks for listening”.

Potevano fare come fanno in molti: semplicemente smettere di suonare. In parte avevano già smesso, ma potevano starsene zitti. Invece hanno preferito essere onesti con se stessi e con i fan. Se li conosco, questa decisione era presa da mesi, ma l’hanno comunicata solo ora per evitare ogni sospetto di speculazione discografica. Sono certo che quello che hanno scritto sul sito sia vero e non sia un una strategia suggerita dall’ufficio stampa: si lasciano da fratelli, senza coltelli e senza avvocati, contravvenendo allo stereotipo rock della separazione traumatica. Non ne avevano più voglia.

Credo di conoscerli bene, i R.E.M. Li seguo da 25 anni e ho avuto la fortuna di frequentare il loro entourage, di vedere in prima persona come lavorano al di là delle interviste che vengono concesse a noi giornalisti. Sono notoriamente la mia band preferita, e sono stati uno dei motivi per cui faccio questo lavoro.

La notizia del loro scioglimento mi ha intristito e mi ha colto di sorpresa, un po’ come è successo a tutti.
Però.
Però un po’ era prevedibile e un po’ uno poteva aspettarselo – magari faceva finta di non vederlo, ma questa è un’altra storia.

Ecco, con il senno di poi, gli indizi che avevamo sotto gli occhi e che nessuno ha voluto leggere con chiarezza.

  1. La promozione di “Collapse into now” aveva mostrato una band con poca, pochissima motivazione per il futuro, pur avendo prodotto un disco più che dignitoso, che lasciava ampi spazi di manovra. Una malavoglia evidente da molte dichiarazioni. Io l’avevo percepita, mi aveva fatto tristezza, anche se speravo di sbagliarmi.
  2. Stipe ormai sempre più preso nei suoi interessi esterni: video, fotografia e quant’altro. Sempre più artista, sempre meno cantante di una rock band.
  3. Buck sempre più impegnato nelle sue band parallele. Le ha sempre avute, ma negli ultimi anni sembravano importargli decisamente di più dei R.E.M.
  4. Mills stava facendo la fine di Bill Berry, ormai sempre meno interessato alla musica e sempre più orientato a farsi i fatti propri.
  5. Una quantità di pubblicazioni secondarie, che toglievano luce ai dischi di studio. Un qualsiasi gruppo poteva tranquillamente convivere con una strategia del genere (l’intera industria discografica ci campa, su live, ristampe, best of…). I R.E.M. erano a disagio, evidentemente.

Insomma, il fatto è che i R.E.M. come li conoscevamo non esistevano già più da qualche tempo. Di fatto, avevano smesso di esistere con la fine del tour di “Accelerate” – trovate il video dei bis dell’ultimo concerto alla fine di questo post. “Collapse into now” – il loro disco più “classico” da decenni – era la loro lapide, anche se non ce l’avevano ancora detto.

I R.E.M. non esistevano più, e l’hanno semplicemente sancito pubblicamente.  Lo stile sta anche nell’uscire di scena al momento giusto e prima che qualcuno ti possa rinfacciare cadute di stile, intaccando una carriera basata sulla credibilità. Certo, alcuni avevano avuto giustamente forti dubbi sui loro ultimi dischi di inediti; forse non si sono mai davvero ripresi dall’uscita di Bill Berry, nel ’97. Ma trovatemi un nome di questo livello che abbia avuto così tanto consenso, quasi unanime… Nessuno li ha mai stroncati, neanche nei loro momenti meno fortunati.

Perché – che siate fan o meno –  i R.E.M. rimarranno uno dei gruppi più importanti di questi 30 anni: sono stati la prima band a dimostrare che si poteva passare dall’essere “di culto” al successo mainstream senza sputtanarsi, facendo scelte controcorrente, quasi suicide come quella di non andare in tour in momenti topici della loro carriera. Per questo, e per la loro musica, i R.E.M. sono la band che ha fatto da esempio a generazioni di musicisti.

Poi si vedrà. Il futuro? Mi fa un po’ paura, lo ammetto.
Mi fa paura soprattutto pensare a cosa può combinare Michael Stipe da solo, perché difficilmente troverà musicisti come Buck e Mills (con cui aveva musicalmente poco in comune, ormai).
Prima o poi probabilmente finirà, come notava un amico ieri sera su Twitter, a fare un disco di musica elettronica- campo in cui ha già giochicchiato in passato. Buck continuerà a giocare con le sue band parallele; Mills è quello che – se ne avrà voglia – riserverà qualche sorpresa.

A me, personalmente, mancherà l’intreccio unico tra quella voce, quelle chitarre e quelle armonie. E’ il mio suono. E per fortuna è il suono di molte persone.

Comunque sia, grazie. E ancora grazie
.

(E grazie anche a tutte le persone che negli ultimi 15 anni mi hanno permesso di avere un accesso privilegiato al gruppo. Bertis Downs, in primis, che con gli anni è diventato un amico vero. E la Warner italiana sia quella presente: Neve, Giordano, Gianni e Massimo; sia quella passata: Anna e Paolo).

Commenti disabilitati su Addio, e grazie per tutto il pesce: a proposito dello scioglimento dei R.E.M.

Filed under Rants, Reunion

Cosa farà da grande?

Non capisco più Chris Cornell. Adesso ha annunciato un tour acustico in America per la prossima primavera. Intendiamoci: correrei a vederlo in questa veste, e spero che che passi anche dalle nostre parti prima o poi. In rete gira da tempo un suo bootleg acustico registrato a Stoccolma qualche tempo fa, ed è spettacolare.

Ma non capisco cosa voglia fare. La reunion dei Soundgarden è stata annunciata un anno fa. Da allora sono seguiti pochissimi concerti, una raccolta con un (vecchio) inedito. Nei giorni scorsi è stata annunciata la pubblicazione di un (vecchio) disco live. Adesso arriva quest’altra notizia che riporta l’attenzione su Cornell solista.

Se Cornell tenesse questa strada acustica,  sarebbe una gran notizia, perché da solista ha fatto un bell’esordio (“Euphoria morning”), un secondo disco così così (“carry on”) e un terzo disco imbarazzante (“Scream”, quello con Timbaland). Probabilmente è quest’ultimo disco che gli è valso un bel piazzamento come delusione straniera del decennio in Dieci!.

Insomma, fatico a vedere una strada qua in mezzo. Vedo un grande cantante che non ha ancora deciso cosa vuole fare da grande. Speriamo che si decida e che faccia la cosa giusta

http://www.youtube.com/watch?v=AKV7aczpQGI&feature=player_embedded

Commenti disabilitati su Cosa farà da grande?

Filed under Reunion

Soundgarden, tornate insieme (3)

La reunion dei Soudgarden è strana. Nel weekend hanno finalmente  suonato al Lollapalooza (a questo indirizzo ci sono un bel po’ di video), dopo un concerto di riscaldamento al Vic Theatre di Chicago. Ma a 8 mesi dall’annuncio del ritorno, non è stata fissata nessun altra data. C’è chi dice che i 4 non abbiano deciso  quanto fare durare il loro ritorno e stiano un po’ traccheggiando per vedere l’aria che tira.

A settembre uscirà comunque una raccolta, con l’inedito “Black rain”, che è trapelato in rete da poco: lo potete ascoltare qua sotto. Nulla di nuovo peraltro: una outtake di “Badmotorfinger”, e si sente. I Soundgarden prima maniera, quelli più cupi e zeppeliniani, distanti ancora dalle aperture melodiche degli ultimi dischi.

http://www.youtube.com/watch?v=GGpiunMHN1I

1 Comment

Filed under Concerti, Nuova musica, Reunion