Category Archives: Visioni

Canzoni che spiegano (più o meno) “Il risveglio della forza”

Sono andato a vedere “Il Risveglio Della Forza”. E, per deformazione professionale, mi ha fatto venire in mente delle canzoni. Canzoni che non c’entrano niente. Forse. O forse sì. (Tranquilli, non ci sono spoiler)

RYAN ADAMS – BAD BLOOD

“Il risveglio della forza” è una cover di “A new hope”. Non la cover di una singola canzone, ma di un album intero. Fatto oggi, ma con i suoni e le immagini di un tempo, che rispettano la struttura originale, ma sembrano una canzone nuova. Qualcosa di odierno che vuole suonare “vintage” in partenza, e ci riesce benissimo. Come Ryan Adams con “1989” di Taylor Swift – che, va bene, era più recente e meno classico – ma insomma. E “Bad blood” mi sembra descriva bene la trama del film.

ALBANO E ROMINA – NOSTALGIA CANAGLIA

(Abbiamo già riabilitato la coppia, d’altra parte, anche se negli anni ’80…). Hanno ragione loro: la nostalgia è il nostro “soft spot”. La mancanza di qualcosa che non c’è più – e che non c’è mai stato, per chi la trilogia di “Guerre stellari” l’ha vissuta in differita, ereditandola da qualcuno. E’ la grande promessa dell’hype di guerre stellari (spiegata benissimo da Simone Laudiero de La Buoncostume, qua), e il film quella promessa la mantiene, eccome.

BRUCE SPRINGSTEEN – INDEPENDENCE DAY

Sono figlio di uno psicanalista (freudiano, per di più), ma non avevo realizzato fino in fondo che il vero schema narrativo di Guerre Stellari non è “Il viaggio dell’eroe” di Vogler, ma Freud. Freud è il vero ghost writer della serie, e di questo episodio. “Independence day” è la più bella canzone mai scritta sul rapporto conflittuale padre-figlio, e magari il Boss pensava alla prima trilogia quando scriveva:”Well Papa, go to bed now, it’s gettin’ late/Nothin’ we can say, can change anything now/Because there’s just different people coming down here now/And they see things in different ways/ And soon everything we’ve known, will just be swept away”.

 

 

Commenti disabilitati su Canzoni che spiegano (più o meno) “Il risveglio della forza”

Filed under Cinema, Visioni

La discografia di ogni band

La discografia di ogni band

Discography of your favourite band

 

(Mi è risaltato fuori questa vignetta di Incidental comics: una piccola lezione di storia del rock e dei suo modelli narrativi. Metteteci davvero il nome della vostra band preferita: funziona).

Commenti disabilitati su La discografia di ogni band

Filed under Visioni

Daft Pomplamoose

Non mi ricordo quand’è stato che ho visto per la prima volta un video dei Pomplamoose – era “September” degli Earth, Wind & Fire.  La cover era ben fatta, le loro facce simpatiche, il video era a suo modo geniale – e poi c’era la nonna che ballava che da sola vinceva tutto. Nel frattempo quel video è arrivo a 5 milioni e mezzo di views.

Poi le cover, i mashup su YouTube hanno anche un po’ rotto –  perché c’è un sacco di gente che fa il fenomeno. Per non parlare di chi fa altre cover di Daft Punk, Pharrell Williams o Lorde.

Ma i Pomplamoose sono e rimangono dei geni, probabilmente i migliori in questo campo: con questi video hanno spostato l’asticella ancora più in alto. Girati in diretta, delle forme di polistirolo che prendono vita grazie ad un singolo proiettore ed un compire.. Se ve li siete persi nelle ultime settimane, vale la pena prendersi 10 minuti.

Pharrell Mashup (Happy Get Lucky) 

Lorde/2Pac/ Beck 

 

Commenti disabilitati su Daft Pomplamoose

Filed under Ascolti, videoclip, Visioni, YouTube

Se non è mai stata nuova e non invecchia mai, è una canzone folk (a proposito di Llewyn Davis)

 

L’altro giorno sono andato a vedere Inside Llewin Davis, il film dei fratelli Cohen ispirato alla storia di Dave VanRonk e alla scena folk del Greenwich Village. Pur amando i fratelli Cohen, non mi ha fatto impazzire –  i giudizi seri e motivati li lascio ai cinefili veri. Ma la cura della musica è strepitosa, come sempre nei film dei Cohen.  Justin Timberlake che canta una canzone folk da solo vale il prezzo del biglietto. 
L’altro Sibilla, Alberto, quello che fa lo psichiatra ed è Dylaniato da sempre, quello che quella scena l’ha seguita in diretta da ascoltatore, ha scritto questa cosa sulla colonna sonora – e ne sa decisamente più di me sull’argomento. 

I fratelli Cohen senza dubbio amano e conoscono il rock e cercano di rappresentare lo stato nascente di questa musica, senza agiografia o romanticismo. “Inside Llewyn Davis” è film importante per capire la nascita del (folk)-rock. Nello svolgimento della storia ci sono quasi tutti i mattoni che costituiscono le fondamenta della successiva evoluzione musicale, non a caso scelte da T. Bone Burnett. Negli anni ‘60 il folk era considerato una musica di seconda categoria, snobbata duramente da chi amava la musica colta (il suonatore di cembalo e altre tastiere nobili) e disprezzata anche dai jazzisti “ voi del folk conoscete tre note …” (Goodman jazzista morfinomane). Si suonava folk nei cari caffè del Greenwich Village, in particolare al Gaslight, dove era di scena Dave Van Ronk, alla cui storia fa riferimento il film.
Nell’album che contiene la colonna sonora si mescolano canzoni popolari americane inglesi, irlandesi in parte cantate in maniera tradizionale (“The auld triangle”, “The storms are on the ocean”) in parte arrangiate secondo canoni attuali quando sono cantate da Omer Isaac (“Hang me, oh hang me” e la bellissima “The shauld of harrings”) con l’intervento di T. Bone Burnett. Compaiono gli epigoni di Peter Paul & Mary “In Five hundred miles”: nel film e nell’album vengono conservate le atmosfere dell’epoca e nei giorni nostri può fare effetto vedere all’opera il gruppo canoro irlandese o la cantante con il dulcimer… Interessanti le due versioni di “Fare thee well”: la prima originale vecchio stile e poi modernizzata, se così si può dire. Non manca il pop folk nell’unica canzone composta per il film, la simpatoca “Please Mister Kennedy”, mentre sullo sfondo c’è Elvis Presley, all’apice del successo. L’ultimo ad apparire è Bob che canta una versione non incisa in precedenza di “Farewell”.

Sembra incredibile che da un mix del genere possa essere nato il rock, ma questa è la storia. Da dylaniato convinto ma critico, mi sono chiesto come avranno fatto a capire alla Columbia che in quel momento valeva la pena investire su lui e non su altri songwriters. Anche nella storia del rock c’è una dose di casualità incredibile. Per usare le parole di Dylan, convitato di pietra del film e dell’album, anche la musica è condizionata da un “Simple twist of fate”.

L’album è ben suonato e arrangiato, Omer Isaac è una piacevole scoperta; bravi Justin Timberlake e Marcus Mumford che rappresentano l’attualità della scena musicale. Difficile, se non impossibile però che abbia il successo di vendite della colonna sonora di “O Brother, were art thou?”, che generò un vero e proprio caso da quasi 8 milioni di copie…

(Alberto Sibilla)

 

Commenti disabilitati su Se non è mai stata nuova e non invecchia mai, è una canzone folk (a proposito di Llewyn Davis)

Filed under Ascolti, Cinema

Dance like Calvin and Hobbes

Questa per me è la miglior .gif di sempre

ku-medium

 

 

 

 

 

(via Laughing Squid e iO9)

Commenti disabilitati su Dance like Calvin and Hobbes

Filed under Visioni