Category Archives: Visioni

(Don’t) Go Back to Rockville

Un piccolo tuffo al cuore: ieri su Twitter è comparsa questa foto, scattata ad Athens, Georgia. L’ha postata Ethan Kaplan, fondatore di Murmurs e storico collaboratore di quella band, si proprio quella lì. La sera c’era un concerto di Peter Buck al 40 watt, club simbolo della città.

La ragione lo sa, che non si riformeranno, almeno non a breve. Che si vedono, ogni tanto, ma che evitano scrupolosamente di salire sul palco assieme proprio per evitare quella parola che non vogliono venga associata al loro glorioso nome: “Reunion”.

E infatti, la sera hanno suonato in 3. Tutti tranne Stipe. Una delle due canzoni che di solito cantava Mills, “(Don’t go back to) Rockville” – c’è il video qua sotto.

E, sì, lo so che non è una riunion, e che forse non ci sarà mai. Ma i ragazzi mi mancano, mi manca l’idea che non arriverà più musica nuova da loro e che non vedrò più un loro concerto. E questa è una piccola consolazione. Così come quella di vedere Bill Berry che suona.

 

L’altra canzone che cantava Mills, più raramente, è “Superman”. Quella l’hanno suonata qualche mese fa, sempre senza Stipe, al matrimonio di Peter Buck. Quella volta avevo scritto questa cosa (che era più “wishful thinking” che altro). E poi è saltato fuori questo bel video

 

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Sunday mourning

Quando muore un grande, quando si scioglie una band succedono cose brutte e cose belle.

La cosa brutta sono le cazzate che leggi in giro. Ne ho lette tantissime, su Lou Reed, più del solito – diciamo che è un segno della sua importanza: tutti che saltano sul carro del morto a dire “Io l’ho conosciuto, mi ha cambiato la vita” (persino chi ha ascoltato due canzoni, persino presunti VIP che non c’entrano nulla con lui e con ciò che ha rappresentato – ne trovate un buon campionario ritwittato da @vendommerda). Poi ci siamo noi giornalisti, sbagliati (tipo chi coglie l’occasione per distinguersi dicendo che i Velvet Underground sono uno dei gruppi più sopravvalutati della storia – ma per piacere) o autoreferenziali (ho contribuito al genere su Rockol). E poi c’è la  gara degli uffici stampa a far pubblicare i ricordi dei loro artisti, usciti su Facebook o su Twitter .  E’ l’epoca del “social mourning”.
Il premio per il peggior tweet l’ha vinto lo scrittore Sandro Veronesi, che ha scritto “I am Lou Reed”. A chi gli ha fatto notare la mancanza di stile, ha risposto stizzito: “Era quello che diceva quando saliva sul palco”. Ma cosa doveva dire, “I am Sandro Veronesi”?

E poi ci sono le cose belle, sincere. Qualche bel tweet (quello di Simon Le Bon: “#LouReed gone from this world today. Don’t for god sake say RIP, coz we all know he’s a’walking, & we all know which side he’s walking on”), qualche bel pezzo di ha frequentato davvero la sua musica (leggete quello di Enrico Ruggeri) – o il bel ritratto di Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti, che vedete qua a fianco

Ma soprattutto musicisti che vanno sul palco e suonano le canzoni su cui sono cresciuti. Iniziamo dai Pearl Jam, che questa notte a Baltimore hanno suonato “I’m waiting for the man” (che non avevano mai suonato prima) – sono certo che ne arriveranno altre. Un altro regalo postumo di Lou.

UPDATE – altro gran bel tributo, al Bridge Benefit: Neil Young, My Morning Jacket (ed Elvis Costello che fa solo tac tac con il piedino, in realtà) che suonano “Oh! Sweet Nuthin” (grazie a Dario per la segnalazione)

 

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Lego Record Store

(Via The Brick Brothers)

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La (de)Cadenza Collettiva della musica

Io questi del CDZA – che sta per Collective Cadenza – li trovo geniali: un insieme di musicisti che rivisitano la storia della musica in video di pochi minuti, girati in presa diretta e in piano sequenza.

Forse un po’ accademici – ma la storia dell’assolo di chitarra è godibilissimo, oltre che istruttivo. Per non parlare di come rileggono Justin Timberlake in 13 generi diversi, “Get lucky” – o la storia dei testi “sbagliati” delle canzoni. Il loro canale YouTube – lì, vivono – è pieno di gemme.

Storia dell’assolo di chitarra

Justin Timberlake: 13 generi in 1 minuto e mezzo

L’inevitabile cover di “Get lucky”

Misheard Lyrics – i testi capiti male

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#CenterMic (ovvero il punto di vista del cantante)

Lef Carroll fa il roadie: tecnicamente è un “rigger”,  si occupa della manutenzione di strumenti da palco prima e durante i concerti. Ha lavorato al recente tour di Bruce Springsteen – e ad ogni concerto del Boss scattava due foto dal punto di vista del cantante, dietro il microfono: una ad arena vuota, una  quando il pubblico era arrivato. Poi le condivideva in tempo reale su Instagramsu Twitter con l’hashtag #CenterMic.

Lef ha montato quelle immagini in un video – che interessi o meno Springsteen, vedere il punto di vista del cantante fa venire i brividi…

(Unico consiglio: guardate questi video a musica spenta: la colonna sonora non è di Springsteen, evidentemente).

E a Wembley ha pure girato un time-lapse dell’arrivo del pubblico, attacando una Go-Pro al microfono.

 

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