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Il 2018 in 50 canzoni e 50 album: la playlist

la playlist del 2018Poi dicono che l’album è morto. Lo sento dire da anni. E alla fine di ogni anno, quando ripasso la musica che ho ascoltato di più, vedo che sono usciti dischi notevoli, con una loro logica. All killer, no filler, come dicono oltreoceano.
Certo, ci sono artisti che provano a campare sulle singole canzoni, soprattutto ora, soprattutto con lo streaming. Però tutti – giovanissimi, giovani e meno giovani – se vogliono avere o continuare una carriera, da lì devono passare: l’album. Senza rimani un fenomeno (una “one hit wonder”, si diceva una volta) e senza musica nuova fatichi con i concerti.  Le raccolte organiche di canzoni sono e continuano ad essere il momento in cui gli artisti dimostrano di essere tale, di avere una visione.

Quest’anno non ho fatto una classifica, ma ho scelto 50 canzoni che rappresentano 50 album del 2018 che vale la pena ascoltare per intero, e le ho messe in una playlist: la trovate qua sotto. Il consiglio è di ascoltarla in shuffle, partire dalle canzoni per andare a (ri)scoprire i dischi da cui provengono.

In testa ho messo i miei tre dischi preferiti del 2018: “Fallen leaves” di Neneh Cherry non è una hit, ma arriva da un disco stupendo dal primo all’ultimo brano, “Broken politics”, che unisce una voce, una poetica e un suono (grazie anche a Four Tet) che tolgono il fiato ogni volta che lo ascolti. “Singularity” di Jon Hopkins e “All Melody” di Nils Frahm sono gli album che ho ascoltato di più nel 2018: è difficile togliere una traccia di quelle che sono delle suite che vanno oltre i generi e la forma-canzone. Il concerto di Nils Frahm (al Fabrique, a maggio) è stato forse il più bello che ho visto: elettronica e piano solo in una performance coinvolgente e scenografica, in un contesto rock-club.

Le etichette dei generi musicali lasciano il tempo che trovano, oggi – come molta della musica che ho messo in questa playlist: c’è molto rock (e molto classic rock) ma anche artisti che sono sempre meno inclassificabili, e mi fa piacere che questo accada soprattutto nella musica italiana. Motta, Cosmo, Francesca Michielin, Malika Ayane non sono né indie né mainstream, così come Salmo è molto di più di un rapper. Cesare Cremonini ha fatto il concerto italiano più bello che ho visto (un perfetto equilibrio tra show e musica, come quello di Jovanotti) ha fatto un disco iperminimale di solo piano e voce che non sta in nessuna categoria, così come “Minus”, di David Blumberg, il mio disco d’esordio preferito di questo 2018.

Non ho detto tutta la verità quando, poche righe fa, ho scritto del concerto più bello che ho visto 2018. Lo show di David Byrne è altrettanto bello e innovativo.
E poi c’è Springsteen On Broadway, che ho visto ad agosto a New York. Già sento qualcuno: “Che palle, Sibilla parla ancora di Springsteen”.  Ma al di là dell’essere fan (che, ovviamente, sono): è un’operazione pressoché perfetta. Sulla carta è facile avere dei dubbi – ne ho avuti, e tanti: ho passato i primi 15 minuti a chiedermi “cos’è questa roba?”. Poi ho capito dove stava andando a parare – la demistificazione della rockstar, la resa dei conti con i demoni, suoi e del suo pubblico: brividi e commozione per il resto dello show. Al di là del fanatismo, SoB è interessante per il racconto che mette in scena e soprattutto per la scrittura (perfetta, soprattutto nelle parti parlate). Sono canzoni che credevo di conoscere a memoria e in ogni sfumatura, e che in queste versioni mi hanno aperto nuovi mondi – mi è capitato la stessa cosa con la ristampa di “Blood on the tracks” di Dylan.  Uno dei miei dischi preferiti di sempre, che in questo box con versioni alternative è ancora più bello, rivela ancora più profondità. I grandi artisti non lasciano nulla al caso, eppure riescono ad emozionarti con le sfumature, o con il modo di interpretare una singola parola, e lo fanno per un album intero.

Buon ascolto!

Ps: La foto della copertina della playlist è stata scattata, senza filtri e con una camera mirrorless a Battery Park, a New York:  sullo sfondo di un tramonto pazzesco sull’Hudson.

 

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