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Cose che ho visto al concerto di Bob Dylan

Sono andato a vedere Bob Dylan. E su ognuno dei suoi concerti si potrebbero scrivere 3 o 4 articoli diversi. Ho scritto la recensione “normale” su Rockol. Qua raccolgo un po’ di note di colore. Perché ce n’è tanto, ai concerti di Dylan. Il suo pubblico meriterebbe uno studio serio, ben più di ogni altro.

Mi pare di capire che si divida in tre categorie: la prima è di chi va ad adorare il mito – solitamente ne esce incazzato, deluso. Sul palco vede l’opposto di quello che ci si aspetta da una rockstar: pochi classici, stravolti, irriconoscibili, la voce non è quella. La seconda e la terza categoria sanno com’è Dylan sul palco, lo amano anche per quello – sono diverse tipologie di fan.  C’è chi va in maniera quasi masochistica – per affezione al suo cantante preferito, senza aspettarsi nulla e spesso senza ottenere nulla, sperando che sia una sera buona.  Fan realisti, diciamo: apprezzano Dylan perché sanno che il suo atteggiamento è uno dei motivi della sua grandezza: gli arrangiamenti imprevedibili, la scelta delle canzoni…. Poi c’è il fan-fan, che difende l’indifendibile. Nelle prime file c’era gente che arrivava da ogni parte d’Europa (per un tour in cui, se va bene, cambia una canzone a sera).

Io, alla fine, sono un appassionato; non un fan, ma realista – l’ho visto sette volte (la prima nell’87, con Tom Petty e Roger Mc Guinn: non alzò lo sguardo da terra per tutto il tempo). Mio padre, che ho portato con me, è un fan realista: ho dovuto convincerlo, per farlo venire – era già disilluso in partenza. Alla fine entrambe eravamo d’accordo nel dire che quello di ieri sera è stato il concerto più bello che abbiamo visto.

Ecco un po’ di cose che ho visto e sentito al/sul concerto di Bob Dylan:

  • “Quanti concerti di Dylan ha visto?” “30 o 40”.  “Ne hai mai visto uno veramente bello?” “Si, una volta a Budapest. Era malato”. (Aneddoto di Nick Hornby che porta un amico fan a vedere Dylan).
  • Ai concerti di Bob Dylan la fila ai bagni degli uomini è più lunga di quella delle donne (si, lo so, l’avevo già scritta per Peter Gabriel – in realtà la prevalenza della prostata l’avevo notata e scritta per la prima volta ai tempi del concerto di Dylan e Mark Knopfler nel 2011).
  • “Quanto hai detto che costavano i biglietti a tua moglie? Io le ho detto 25 euro, se no mi ammazzava” (conversazione sentita in fila al bagno).
  • I biglietti in prima fila costavano 245€, quelli nelle file 3 e 4 199€.
  • Chi comprava quei pacchetti riceveva un gadget, un pass “laminato” che ovviamente non ti faceva passare da nessuna parte, ma che tutti esibivano al collo. Doveva essere laminato d’oro.
  • “Ha detto ‘grazie’, ti rendi conto?” (frase ricorrente tra amici nell’intervallo. His Bobness ha parlato, prima di uscire: nessuno ci poteva credere).
  • Giuro che forse l’ho visto sorridere. Forse.
  • Un distinto signore, capelli bianchi e giacca, si va a sedere per terra tra le prime file, nel corridoio in platea. Arriva una maschera che lo fa alzare e arretrare di qualche metro. Il distinto signore rimane lì, in piedi. Guarda il concerto, ogni tanto guarda brutto la maschera che è rimasta in piedi davanti a lui, petto contro petto, per impedirgli di andare avanti.
  • Pochi minuti dopo, tutti si alzano e volano verso le prime file, mettendosi attaccati alla transenna della fossa dell’orchestra che separa il palco dalla platea, di qualche metro. Con buona pace di chi ha pagato 250€ le poltronissime.
  • Non c’era nessun vip a vedere il concerto, nessun cantante. Andranno stasera, domani o a Roma? O non ci vanno del tutto?
  • Il concerto è spesso una sciarada – in cui Shazam non funziona: l’unico modo per individuare le canzoni è conoscere a memoria le parole, o avere ascoltato un bootleg delle date precedenti (per conoscere i nuovi arrangiamenti)
  • C’è un sacco di gente che ha ascoltato un bootleg delle date precedenti e riconosce le canzoni dalle prime note.
  • “Everybody is making love/or else expecting rain” (“Desolation Row”, la canzone più bella di ieri sera): una frase che, secondo me, riassume benissimo anche lo spirito di molti di quelli che vanno ad un concerto di Dylan: aspettarsi il peggio.
  • “Andare a vedere un concerto di Dylan è come andare a vedere la Gioconda” – frase detta da un amico e stimatissimo collega che non l’aveva mai visto (sottotesto: “Sai che è un capolavoro, ma quando lo vedi da vicino ci rimani male perché è meno bello di come dovrebbe”). Alla fine anche lui era d’accordo: gran concerto. (Probabilmente era dispiaciuto di non poterne scrivere male).
  • (No, non vi dico chi è)

 

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