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Hangover (Il luna park del giornalista musicale – ep. 4)

La festa è finita: se volete avere un’idea del bordello all’arrivo dei vincitori ieri sera, qua c’è il video.  Per non parlare di quando si è capito che il Corriere aveva twittato in anticipo il vincitore (gomblotto!).

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Per dirla con i Perturbazione, “Muoio già dalla voglia di ricordarti a memoria”. O forse no.

  • Il verdetto? Alla fine va bene così.  Sul podio tre artisti nati e cresciuti a Sanremo. Premi della critica a De André e Perturbazione. Renga, che tutti – me compreso – davano per vincitore certo, fuori dalla terzina. Le canzoni si capiscono sul palco – quella di Renga è funzionata di meno del previsto. Ma, come dice Pop Topoi, “Everyone’s a Giucas” (la faccia di Neurologico che dice “Rubino” vale la visione in loop del Vine).
  • Canzoni preferite dopo una settimana: Perturbazione, De André, Zibba, Noemi. E sì, anche Arisa.20140223-115003.jpg
  • Sono in gara per la foto più stupida della sala stampa con il Pupazzo Carletto. E sono tra i favoriti.
  • (No, non sono così di solito)
  • (Si, una settimana in Sala Stampa fa questo. Ed altro.)
  • I miei momenti preferiti di questo Festival (1): Poco dopo un’intervista, sto lavorando. Testa bassa sul computer. Mi giro. Uno sta sbirciando il video che sto montando. Lo mando a quel paese. Era Tommy Lee. (Ha riso e mi ha fatto complimenti: “Stai già montando la mia intervista? Cool man!”. Gli americani…)
  • I miei momenti preferiti di questo Festival (2): questo live fatto con Zibba, un piccolo momento magico di luce, acustica e musica. (lo spammo per l’ultima volta, giuro).
  • Il momento più imbarazzante del festival: Crozza. Ancora peggio dell’anno scorso.
  •  I miei momenti preferiti di questo Festival (3): le chiacchierate dal vivo con amici,  storici e soprattutto  nuovi. 
  • I miei momenti preferiti di questo Festival (4): le chiacchierate su Twitter, come sempre da qualche anno a qualche parte. Se non ci fosse, sarebbe quasi intollerabile. Ti chiedi come il Festival facesse ad esistere prima.

Il luna park riapre l’anno prossimo. Le voci su chi potrebbe condurre/gestire/direttorareartisticamemente promettono bene…

Sigla.

Titoli di coda.

Amen.

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Buona la prima, anzi la quinta: il ritorno di X Factor

Tanto tuonò che piovve, e alla fine X Factor è tornato.

Dopo una lunga, lunghissima anticipazione durata 4 prime serate dedicate ai provini, ieri sera c’è stata la prima vera puntata della di XF5, su Sky Uno. Com’è andata? Bene, grazie.

Dopo il disastro di Star Academy, tornare a vedere X Factor è come respirare una boccata d’aria fresca. Anche se in realtà questa nuova edizione, la prima sul satellite dopo l’abbandono del format da parte della RAI, non differisce granché dalle precedenti. C’è uno studio grande, anzi enorme. C’è l’HD, per chi ce l’ha: che rende tutto più pulito, ma anche più gelido, con quelle immagini così precise e perfette. C’è un nuovo conduttore, Alessandro Cattelan, cresciuto alla scuola di MTV e poi della Ventura a “Quelli che il calcio”: però è parso molto rigido, forse un po’ bloccato dall’emozione. C’è sicuramente uno sforzo produttivo imponente, che avevamo notato anche nelle diverse conferenze stampa di presentazione.

Ma da queste parti non si fa critica televisiva, quella la lasciamo a chi la fa di mestiere. A Rockol ci si occupa di musica, quindi proviamo a ragionare un po’ su quel versante.

E la prima cosa da dire, che spicca ancora di più in confronto rispetto a Star Academy, è che il livello dei 12 concorrenti è alto, altissimo. Tralasciate il fatto che è stata eliminata una delle cantanti più brave, Rahma (la sosia di Taffy, chi se la ricorda?) a scapito de Le 5, uno dei due o tre nomi che non hanno convinto granché assieme ai Moderni e a Valerio. Lasciate perdere che si continua ad insistere sui gruppi vocali, fardello che ci si tira dietro dalla versione inglese del format: genere che da noi non ha né passato né futuro. Per il resto si è vista una manciata di cantanti molto bravi, di cui una bravissima, Antonella Lo Coco, gran voce e gran personalità esibita su un pezzo anche rischioso perché certamente non popolarissimo (“What else is there?” dei Royksopp).

Però, condivido quello che diceva su Twitter il mio critico televisivo di riferimento, Daniela Cardini: le esibizioni sono sembrate molto, molto brevi, a scapito di chiacchiere molto, molto lunghe della giuria. Certo, c’era l’esigenza tutta televisiva di (ri)costruire la chimica tra i giudici… Il problema (televisivo e musicale) è che c’è stato pochissimo spazio per il racconto dei cantanti, per far capire chi sono, anche e soprattutto attraverso l’esibizione della loro emotività.

E poi, i giudici: bentornato Morgan, come sempre bravo a condensare nei tempi televisivi spiegazioni musicali anche complesse. Brava Arisa, che se l’è cavata bene all’esordio. La Ventura è la Ventura. Ed Eio è Elio.

Personalmente, mi piacerebbe vedere un talent show in cui si cerca davvero l’eccellenza della musica e in cui i giudici siano cattivi quanto quelli di MasterChef, che bastonano i concorrenti se sbagliano anche minimamente la dose di un ingrediente. Hanno ragione, i fondamentali non si possono ignorare, in cucina come in musica. Ma, mi faceva notare un collega, questa logica è forse poco applicabile a X Factor, dove i giudici sono in concorrenza tra di loro e quindi un po’ devono blandirsi e un po’ devono blandire i concorrenti. Ci sono stati momenti in cui si vedevano i giudici dare giudizi musicali troppo buoni, in cui loro stessi non credevano. E’ già successo nelle passate edizioni e succederà in futuro. Tant’è.

Poi, mi sono ricreduto sui Kasabian: li ho sempre visti come un gruppo arrogantello inglese, un po’ sopravvalutato dall’hype dei giornali inglesi. Era un mio pregiudizio, basato anche sul fatto che i dischi precedenti non mi avevano convinto granché. Non sono tutto questo,  lo dimostra il successo che sta avendo “Velociraptor”. Però da lì a vederli come ospiti principali in una trasmissione che ha visto passare Katy Perry, Mariah Carey…. Invece ha avuto ragione chi ha deciso di portarli: la canzone funzionava anche in quel contesto, un buon passaggio, parzialmente rovinato dalla regia simil-videoclip (un brutto vezzo nostrano). E vabbé che erano in playback, ma ogni tanto è meglio un buon playback che un brutto live (avete visti Lou Reed e i Metallica da Fabio Fazio?).

Insomma, tutto sommato buona la prima. Commenti sui social network – per quello che possono valere, anche se Twitter in questi casi è un buon gruppo d’ascolto – largamente positivi. Bocciato invece l’Extra Factor, che vorrebbe essere per XF5 quello che il Dopo Festival è stato in diverse occasioni per Sanremo. Invece è sembrato un po’ raffazzonato, soprattutto all’inizio, con i due conduttori che vagavano in studio mentre praticamente non era ancora finito il programma principale. Meglio quando sono entrati Rocco Tanica & Co, e si è iniziato a fare un po’ di talk show anche, sulla musica.

Update: i dati Auditel rilevano una media di circa 750.000 spettatori, con un picco di 808.000.

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