Tag Archives: Ascolti della settimana

#NowListening (4)

Micro recensioni di cose ascoltate questa settimana, altri dischi oltre a quelli di cui si parla su Rockol.

(Il titolo è un link a spotify per ascoltare il disco, quando è disponibile. Qua una guida su come usare Spotify dall’Italia)

Pochi roba questa settimana, ma di quelli buone, in almeno due casi su tre.

Corin Tucker Band: “Kill My Blues”.

Sono riuscito finalmente a trovare il disco solista di Peter Buck, questa settimana. Il fan remmiano è contento, soprattutto per una canzone, “Nothing means nothing”. Remmiana come i R.E.M. non lo erano quasi mai, e cantata da Corin Tucker. Che da quando le Sleater-Kinney sono in pausa ha fatto un paio di dischi, tra cui questo, uscito a settembre. Un gioiello di rock, di quello che certi hipster fighetti non riusciranno mai a fare. Grazie a Peter Buck per avermelo fatto (ri)scoprire.

Grizzly Bears – “Shields”.

La peggiore malattia degli indie? Cercare di fare i fenomeni, di stupire con effetti speciali. I Grizzly Bear sono bravissimi, hanno ottime idee e trovano soluzioni sonore originali. Pure troppo. Non soffrono in maniera di quella malattia – che poi è quella che spesso passa per un pregio e attira schiere di pitchforkiani. Ma 9 a questo album? dai…

Balthazar – Ratz.

Questo me l’ha segnalato l’amico EmmeBi, che prima o poi ne scriverà più diffusamente nelle recensioni di Rockol. Intanto, qua sotto, ecco un teaser, che dimostra come dal Belgio arrivino spesso cose belle e fuori dagli schemi (dEUS, Soulwax), ma senza fare i fenomeni, appunto.

Commenti disabilitati su #NowListening (4)

Filed under Nuova musica

#NowListening (3)

Micro recensioni di cose ascoltate questa settimana, altri dischi oltre a quelli di cui si parla su Rockol.

(Il titolo è un link a spotify per ascoltare il disco, quando è disponibile. Qua una guida su come usare Spotify dall’Italia)


Tom Baxter – The Golden EP

Qualche tempo fa questo inglese aveva avuto un po’ di airplay anche in Italia con la sdolcinata “Better”. Ma è molto di più: un cantautore con un ottimo gusto per arrangiamenti ariosi – come la bellissima “Skybound”, che dava il titolo al suo ultimo album (2008). Dopo quattro anni se ne è tornato con questo bell’EP, che conferma in pieno il talento.

Fink – Wheels turns beneath my feet

Metà DJ, metà cantautore: un personaggio strano, che si è portato dall’elettronica  il gusto per arrangiamenti particolari e loop. Ha appena pubblicato un bel disco dal vivo – che forse è la dimensione dove dà il meglio. “Yesterday was hard on all of us” è un gioiello

Wilco – Roadcase.

Ok, ho già parlato abbastanza di Jeff Tweedy e soci. Un’ultima volta, per consigliare uno qualsiasi dei bootleg ufficiali su www.wilcoworld.net, sia in streamingche da comprare a 9 dollari l’uno. Suonano da dio, una band in stato di grazia, in questo tour.

Robbie Williams: Take the Crown

L’ho ascoltato solo tre volte prima dell’intervista di ieri: condizioni imposte dal management, che ha fatto firmare una liberatoria che era peggio di unpatto con il diavolo. Robbie invece era simpatico e tranqueillo: dice di non avere un genere preciso (vero), di voler avere una hit, ma mi sembra che manchi il pezzone. Belli i pezzi più rock, quelli come “Into the silence” dove si sente di più la mano di Jacknife Lee (produttore dei R.E.M., Editors etc). Giudizio sospeso fino alla recensione vera e propria che scriverò più avanti, dopo un po’ di ascolti.

Commenti disabilitati su #NowListening (3)

Filed under Nuova musica

#NowListening (2)

Micro recensioni di cose ascoltate questa settimana, altri dischi oltre a quelli di cui si parla su Rockol. (Il titolo è un link a spotify ascoltare il disco, quando è disponibile. Qua una guida su come usare Spotify dall’Italia)

Soundgarden, King Animal.

La settimana scorsa ho intervistato Chris Cornell e Ben Sheperd. Su questo disco ritornerò a tempo debito, quando uscirà a novembre. Ma i primi ascolti (con il soliti streaming blindassimo della casa discografica, che mi è stato sospeso nel momento esatto in cui ho terminato l’intervista) mi hanno lasciato un’impressione ampiamente positiva. Un bel disco, classico, decisamente meglio del gelido concerto che ho visto quest’estate a Rho.

Niccolò Fabi – Ecco/Roberto Angelini – “Phineas Gage“.

Insieme a Pier Cortese, Niccolò e Roberto sono venuto a suonare in ufficio questa settimana, regalando uno dei più belli “Live@Rockol” che abbiamo realizzato finora. Il disco di Niccolò è pura classe – lo trovate recensito come si deve qua. Io segnalo una canzone-gioiello: “Indipendente”. Quello di Roberto,  altrettanto: “Cenere” è un piccolo capolavoro.

Soul Asylum – Delayed Reaction.

Un amico, su Twitter, mi segnalava che quel capolavoro di “Grave dancers union” – si, quello di “Runway train” – è uscito 20 anni fa esatti, la stessa settimana di “Automatic for the people” (aargh! come passa il tempo!). Sono andato a riascoltarmi il loro nuovo disco, uscito la scorsa estate – il secondo dopo il ritorno. Ci avevo già provato al tempo. Niente, non ce la fanno: . Negli anni ’90 erano una delle migliori rock band in circolazione, oggi sono solo banali e senza motivazioni. Non a caso, Dan Murphy ha mollato la band questa settimana, lasciando da solo Dan Pirner

Ultraista.

ovvero la band di Nigel Godrich – produttore dei Radiohead – assieme a Joey Waronker – già batterista di Beck e R.E.M., nonché figlio di Lenny, uno dei più importanti discografici degli anni ’80 e ’90. Ennesima dimostrazione che fare il produttore è una cosa, fare il musicista è un altra. Elettropop carino e nulla più.

Bettye Lavette – Thankful ‘n Thoughtful.

Un altro disco di questa regina della black music, l’ennesimo album di reinterpretazioni che segue il canovaccio di “I’ve got my own hell to raise”, il disco del 2005 che l’ha riportata in auge. Questa volta ci sono cover di Dylan, Tom Waits, Neil Young. C’è la chitarra di Jonathan Wilson e c’è tanta, tanta classe.

Rover – Rover

Francese, con una storia nomade alle spalle, è letteralmente gigantesco e fa un pop rock barocco ma mai melenso. Un personaggio molto interessante, molto interessante è la sua musica. Ne riparleremo.

Commenti disabilitati su #NowListening (2)

Filed under Nuova musica

#NowListening (1)

C’è tanta di quella musica in giro che non si riesce a scrivere di tutto come meriterebbe. Quindi ecco delle micro recensioni di altri dischi oltre a quelli di cui si parla su Rockol. Il mio disco della settimana è quello di Van Morrison, “Born To Sing: No Plan B”, per la cronaca

(Il titolo è un link a spotify ascoltare il disco, quando è disponibile. Qua una guida su come usare Spotify dall’Italia)

Mark Eitzel, “Don’t be a stranger”.

Gli American Music Club – uno dei gruppi più sottovalutati del rock americano, dei wonderful losers – sono implosi un’altra volta. Ed Eiztel è tornato a fare il solista, con il suo disco più bello da tempo immemorabile. Canzoni senza tempo, intimiste e un po’ tristi, ma con quella voce che rimane una delle più belle ed espressive della musica americana.  Ho letto recentemente che qualcuno lo ha definito “Il Morrissey americano”. Meno glamour, altrettanto lirico.

Ryan Bingham – Tomorrowland:

Ha vinto l’Oscar grazie alla colonna sonora di Crazy Heart (con uno strepitoso Jeff Bridges, ricordate?). E’ forse il più talentuoso cantante country della nuova generazione, e ora si è dato al rock. Serve altro? Ah, si: dal vivo è strepitoso, a fine mese è in Italia.

Brad Mehldau Trio – Where Do You Start

C’è chi dice Brad Mehldau è un pianista noioso una sorta di (perdonate il paragone) Giovanni Allevi del jazz, un po’ melenso e prevedibile. Probabilmente è vero, ma quando fa dischi come questo è disarmante, comunque: il consueto mix di originali e canzoni pop-rock (Alice In Chains, Elvis Costello), rivisitate per trio jazz. Piacevole e rassicurante.

Francesca Michielin – Riflessi di me.

Ho visto cantanti esordire con dischi meno belli di questo e tiraresela come consumate rockstar (ricordo ancora l’intervista a quello là, ora famoso, che diceva già “io in quanto artista” anche se il disco di esordio della sua band non se lo filava nessuno). Lei ha una gran voce, il disco è molto Elisa, che produce e supervisiona. Certo è molto diverso dal genere per cui l’avevano presa a X Factor, dove si era fatta notare per una bella interpretazione di “Whole lotta love” dei Led Zeppelin. Deve crescere e crescerà.

Commenti disabilitati su #NowListening (1)

Filed under Ascolti, Nuova musica, Recensioni