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A hard disk’s night – i Beatles il giorno dopo

Ieri doveva essere un giorno da ricordare, almeno secondo la Apple. Il giorno in cui i Beatles sono arrivati su iTunes.

In realtà, si tratta di una sconfitta di Steve Jobs mascherata da evento, gestita con la solita abilità mediatica della Apple: il teaser il giorno prima, all’improvviso, poi le indiscrezioni, l’annuncio.

Ora, che i Beatles siano su iTunes è bello, ma che non ci siano stati per tutti questi anni… La loro presenza ora semplicemente fa emergere il sommerso, legalizza (finalmente) quello che molti avevano già fatto, ovvero digitalizzare i propri CD dei Beatles, o scaricarli (illegalmente). E, peraltro, dopo i Beatles ci sono ancora alcuni artisti che resistono alle lusinghe di iTunes…

Il carisma persuasivo di Jobs non è riuscito a convincere quel che resta dei Beatles e, per una volta, si è trovato in posizione di debolezza nella contrattazione, dopo anni in cui ha continuato a sostenere di avere rivoluzionato la musica. Ma le promesse di rivoluzione non hanno funzionato, di fronte al catalogo di quattro artisti che la rivoluzione in musica l’hanno fatta sul serio.

E comunque, il carisma di Jobs ha avuto poca presa anche sulla rete: ieri i commenti che si leggevano in giro sull’operazione erano molto scettici, sia da parte degli addetti ai lavori, sia a da parte dei semplici utenti.

Una delle cose più divertenti (e dissacranti) viste ieri è questo trend su Twitter, #NewBeatlesSongTitles, in cui ci si divertiva a riscrivere i titoli delle canzoni dei Fab Four in chiave informatica: “For the benefit of Mr. Jobs”, “When I’m 64 bit”, “And your bird can ping”, “A hard disk’s night”….

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Il senso di colpa di Pete Townshend e la chitarra a 12 corde

Libri che raccontano la storia di strumenti che hanno fatto la storia del rock, dalla Fender Telecaster alla Gibson LesPauls. Scritti intervistando i musicisti, con dettagli tecnici, ma non troppo (insomma li può leggere anche un non musicista). Li scrive Tony Bacon e li pubblica la Backbeat, si trovano agilmente su Amazon.

Ho appena finito di leggere quello che racconta la storia della Rickenbacker, che in realtà è un libro sull’uso della chitarra a 12 corde elettrificata, dalle suo origini remote nel Bouzouki (che si vede e si sente, per esempio nel recente live di Leonard Cohen) all’esplosione negli anni ’60 grazie ai Beatles. Una storia parallela del rock, che racconta aneddoti davvero gustosi. Come quello di Pete Townshend, che accettò di fare il testimonial della Rickenbacker per il senso di colpa, perché da giovane ne aveva spaccate troppe sul palco…

Ho fatto quello che avrebbe dovuto fare l’autore – l’unica mancanza del libro – ovvero, una playlist con alcune delle canzoni citate nel libro: Beatles, Byrds, Who, Tom Petty, R.E.M., XTC, Jefferson Airplane, Smiths. Ne è venuta fuori una bella compilation di classic rock.

La vedete/ascoltate qua sotto: per passare da una canzone all’altra cliccate sulle frecce a destra e a sinistra, o sulle immagini in basso.

http://www.youtube.com/view_play_list?p=B11BF2C1229B4E4A

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Favole della ricostruzione delle ristampe

A cosa servono oggi le ristampe dei dischi? La domanda mi viene dopo avere letto che i R.E.M. pubblicheranno a luglio una nuova versione rimasterizzata di “Fables of the reconstruction”. Questa volta – dopo le ristampe di “Murmur” e “Reckoning”, che contevano concerti d’epoca – pare ne valga davvero la pena.

Il secondo CD contiene 14 demo inediti (e di cui non si conosceva l’esistenza), con tutto il disco live in studio. Forse sarà la volta buona per rivalutare l’album più controverso della band, registrato a Londra con Joe Boyd (produttore dei Fairport Convention) in condizioni difficili. Le canzoni hanno resistito al tempo, tanto che alcune vengono ancora suonate dalla band a 25 anni di distanza. Ma il suono di quell’album ha sempre diviso i fan. C’è anche un inedito, “Throw your trolls away”, che gira in rete da qualche settimana: non un granché, un abbozzo che contiene spezzoni di quella che sarebbe diventata “I believe”.

A parte questo caso specifico, il fatto è che da anni la discografia ci inonda di ristampe. Da quando esiste il CD, le ristampe sono una scusa per rivenderci sempre la stessa roba, con la scusa di maggiore qualità e qualche inedito.

E sempre più spesso – sia detto senza mezzi termini – le ristampe sono fatte con il culo. I bonus sono pochi, il materiale magari è già noto ai fan. Il packaging è semplice, le note informative sono poche. La rimasterizzazione, poi: i dischi magari sono ristampati con i suoni compressi rispetto agli originali (le cosiddette “loudness wars”).

Insomma, le ristampe diventano un modo per spillare soldi alle tasche dei fan, facendo il minimo indispensabile. Chiaro, non tutti possono permettersi il lavoro fatto sui master dei Beatles lo scorso settembre (peraltro vendute a prezzo pieno, e con un packaging minimale. Ma sono i Beatles, appunto…).

Però è lecito aspettarsi qualche cosa in più di quello che si vede nelle ristampe che mediamente vengono messe in commercio ultimamente. Ed è un peccato, perché questo è il terreno su cui si dovrebbe combattere la pirateria: quello del valore aggiunto dell’oggetto fisico e della qualità sonora che il digitale non può avere.

Gli esempi? credo che ogni consumatore compulsivo si sia incavolato almeno una volta, negli ultimi tempi, per avere comprato una ristampa che prometteva chissà cosa, e invece…

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Christmas time is here again

Non ho mai amato la frenesia festiva dei regali, né tantomeno amo la frenesia musicale per le canzoni natalizie. Però da 20 anni a questa parte c’è un regalo che aspetto con ansia in questo periodo: il singolo natalizio dei R.E.M..

Si, lo so, sono un fan. Però c’è qualcosa di più in questa tradizione. Funziona così: ti iscrivi al fan club, pagando 12 dollari (la cifra è sempre la stessa). Una volta dovevi  fare un pagamento internazionale, sotto gli sguardi perplessi dei proverbiali impiegati delle poste, oggi lo fai attraverso internet. Comunque, ti arrivano delle newsletter cartacee, hai accesso alle prevendite dei concerti. E poi poco prima di Natale ti arriva un singolo esclusivo.  Lo fanno anche altri gruppi, come i Pearl Jam, ma il loro singolo arriva a pasqua, di solito.

Comunque, nel singolo natalizio dei R.E.M. c’è tutto ciò che amo nella musica: canzoni inedite o rare di una band che mi piace,  un oggetto bello e da collezione, un rapporto ravvicinato tra pubblico e artisti, e un gruppo che si prende poco sul serio. Memorabile, per esempio, sentire Stipe che canta “I will survive” di  Gloria Gaynor.

Negli anni i R.E.M. hanno mandato 45 giri, videocassette, dvd, dischi, sempre assieme a calendari, adesivi, magneti da frigo e amenità varie. Hanno regalato canzoni inedite, brani live, cover di Television, Chris Isaak, Beatles (che furono i primi ad inventarsi i singoli natalizi per i fan e che sono stato omaggiati con un rifacimento di “Christmas time is here again”); duettato con Radiohead, Wilco, Neil Young, fatto versioni improbabili di sigle televisive. 40 canzoni, che sarebbero un doppio CD di rarità da fare invidia a molti artisti.

Quello di quest’anno si preannuncia davvero interessante. Non l’ho ancora ricevuto, e non rovino la sorpresa. Qua c’è una news-spoiler di Rolling Stone.

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Non esistono più le mezze stagioni…

…Ovvero i luoghi comuni della musica.

Spinner pubblica una bella lista dei 10 maggior cliché musicali. Alcuni sono molto americani  – come l’eccesso di “Featuring” dei rapper, o  “Free bird” -, altri sono universali e basta.

Ma sicuramente ne manca qualcuno: in Italia ci sarebbe per esempio “Schifare Sanremo e poi andarci appena si presenta l’occasione”. Altri mancanti e internazionali sono: “Fare un disco di cover” oppure “Parlare male dei talent show”.

Comunque ecco la lista originaria di Spinner:

10. Il ritorno dopo il ritiro

9. Imitare le copertine dei Beatles o descrivere la propria musica come simile ai Fab Four

8. Usare lo slang di Internet nei titoli delle canzoni

7. Le collaborazioni

6.  Continuare a insultare Bush e lodare Obama

5. Le star di TV e cinema che dicono che il loro vero desiderio è cantare

4. Formare supergruppi

3. Litigare in pubblico con fan/colleghi del gruppo

2. Il disco postumo

1. I fan che urlano “Free bird” ai concerti, pensando che sia divertente chiedere la canzone dei Lynyrd Skynyrd ad altre band.

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