Tag Archives: Bobby Long

#NowListening (12)


La rubrichetta estemporanea di micro recensioni e cose ascoltate da queste parti torna dopo una giustificata assenza.

La solfa è la solita: musica alternativa oltre a quella di cui parlo di solito qua. E ce n’è tanta, di roba buona in giro in questo periodo…

Josh Ritter – “The beast in its tracks”

Su NPR c’è in streaming il disco intero di Josh Ritter, che esce il 5 marzo. Per me è il miglior cantautore classico di questa generazione e un primo ascolto lo conferma. “Joy to you baby” (scritta dopo il divorzio, cercando di venire a patti con la separazione) mi commuove.

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Mark Kozelek – Like Rats

Kozelek è inarrestabile, pubblica dischi a raffica, da solo o con i Sun Kil Moon. Ad Aprile esce un disco collaborazione con Album Leaf, poi c’è un “Live in Melbourne”. E questo “Like rats”, un disco di stralunate cover come solo lui sa fare. Io lo preferisco con la chitarra elettrica che con quella spanish guita con cui indugia da tempo. Ma la cover di “I got you babe” vale un ascolto. Qua ho fatto una playlist con le cover più strambe della sua carriera

10.000 Maniacs – Music from the motion picture

Sì, quei 10.000 Maniacs. Primo disco in 13 anni. Robert Buck, il chitarrista, è mancato nel 2000. Natalie Merchant fa la solista da 20 anni ma la la sua sostituta Mary Ramsey ha una voce (quasi) identica. Un tuffo nel passato: pop rock d’altri tempi.

Tyler Lyle – Expatriates

Altro cantautore classico, scoperto grazie a Fuel/Friends: Heater Browne, la titolare, ha un gran gusto nel pescare artisti di questo genere. Un Ep, ascoltabile e acquistabile su Bandcamp a 5$ che è un vero gioiello, e che non smetto di ascoltare. I 12 minuti di “Ithaca” sono una sorta di “Desolation row” contemporanea (hai detto niente).

Bobby Long – Wishbone

Ne avevo parlato tempo fa, dopo avere sentito il primo singolo “Devil moon”. Ora è uscito il disco (10$, sul sito), ed è anche meglio: ballate cantautorali su chitarre elettriche tese e affilate come coltelli. Gran disco, ne riparleremo con calma

E poi, in chiusura, se non l’avete ancora visto, una cosa di cui vado orgoglioso: la settimana scorsa è passato in redazione Glen Hansard e l’ho praticamente costretto a suonare “Wishlist” dei Pearl Jam.

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#NowListening (10)


Nuova puntata della rubrichetta estemporanea di micro recensioni e cose ascoltate da queste parti, altri dischi oltre a quelli di cui si parla nello spazio canonico delle recensioni su Rockol.

(Il titolo è un link a spotify per ascoltare il disco, quando è disponibile. Qua una guida su come usare Spotify dall’Italia) (questa guida vi servirà ancora per poco…)


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Aaron Neville – My True Story

Quel vibrato, quel pugnale tatuato sulla guancia. E’ impossibile confondere questo gigante con qualcun altro. La sua voce è unica e questo disco è un capolavoro: classici senza tempo rivisitati in stile doo-woop, con la produzione di Don Was e Keith Richards. Esce per la Blue Note, e ne riparleremo come si deve a breve su Rockol.

Otis Taylor – ContraBand

Un disco uscito l’anno scorso, recuperato grazie alla playlist di fine anno di Cristiano Godano su Il Fatto Quotidiano. Blues-soul costruito su pochissimi accordi e reso ipnotico dalle ripetizioni. Suonato da Dio e assai affascinante. Come dice Godano: “mi piace l’intento affascinante e riuscito di ottenere una sorta di resa ipnotica utilizzando una materia consolidata come il blues”.

Four Tet – 0181

Annunciato improvvisamente via Twitter e pubblicato un paio d’ore dopo su Soundcloud: è una raccolta di brani inedito incisi tra il ’99 e il 2001. Ma è molto meglio delle ultime cose pubblicate da Kieran Hebden negli ultimi tempi, soprattutto è meglio della noiosa raccolta di singoli “Pink”, del 2011.

Bobby Long

La ATO Records è diventata la mia etichetta preferita: non sbaglia un’uscita. A fine febbraio pubblica “Wishbone”, secondo album di questo cantautore inglese trapiantato a NY: il primo pezzo, “Devil moon”, è un gioiello. Anche il primo disco, “Winter tales”, non è male: cantautorato rock molto classico, ma fatto come Dio comanda.

The Twylight Zones – “Not Fade Away OST”

Un film uscito da poco in U.S.A., ambientato negli anni ’60, in cui la musica è centrale: un gruppo di amici decide di fondare una band dopo avere visto gli Stones in TV. La band si chiama Twylight Zones ed è stata creata davvero per l’occasione da David Chase (ideatore dei Sopranos) e Steve Van Zandt: classici del periodo e originali composti per l’occasione. Power Pop allo stato puro, suonato con classe.

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