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#NowListening (6 – official bootleg edition)

Rubrichetta estemporanea di micro recensioni e cose ascoltate da queste parti, altri dischi oltre a quelli di cui si parla nello spazio canonico delle recensioni su Rockol.

A questo giro parliamo di bootleg ufficiali dal vivo. Ce n’è per tutti i gusti, a partire dal progenitore della specie


Grateful Dead: Live/Dead

Nel novembre del ’69 usciva il primo disco dal vivo dei Dead. Poi Dio sa solo quanti ne hanno pubblicati, di live. Ma questo è uno dei live più belli della storia del rock, con quella fenomenale versione di “Dark star” che potete sentire  qua. E i Grateful Dead sono  i papà di tutti i bootleg ufficiali dal vivo, che ormai pubblicano con impressionante regolarità. Ma se non avete mai ascoltato questo, è da avere assolutamente.

Grateful Dead: “So glad you made it”

A tal proposito, ne è uscito uno nuovo, tratto dal tour del ’90 (verso fine carriera,  poco prima che morisse Jerry Garcia, ed uno dei migliori della band, a detta di chi la conosce bene). Questa è una versione ridotta di due CD – sul sito dei Dead c’è un mega box di 18 CD. Ma già questa versione è ottima e abbondante.

Pearl Jam: “Instant Classic: Missoula”

Il problema con i bootleg ufficiali è che non sai mai quale scegliere. Così è ottima l’idea dei Pearl Jam di aprire una linea di concerti memorabili, “Instant classic”, li hanno chiamati. Il primo volume della serie è davvero un classico. Ne ho sentiti tanti, di bootleg ufficiali (in fin dei conti sono loro che hanno fatto partire la mania con la pubblicazione di ogni concerto del 2000). E questo è uno dei 4-5 migliori.. Suona fantastico, scaletta ottima, band in palla. Imperdibile. Costa 5 dollari…

Rolling Stones: “Roundhay Park (Live, 1982)”

Anche gli Stones hanno una linea di bootleg ufficiali: li ho riscoperti in questi giorni, complice il debutto italiano di Google Music, dove si possono acquistare più semplicemente che sul sito della band, scegliendo canzoni alla carta. Tranne questo del 1982 che è in esclusiva il negozio di musica digitale di Google e va acquistato per intero (8 euro). Ce n’è da tutti i periodi (anni ’70, ’80, ’90 e zero) e di tutti i gusti (concerti negli stadi e nei club). Il mio preferito è “Brussel Affair ’73” con una strepitosa versione di “You can’t always get what you want” da 11 minuti.

Rolling Stones – “Live at the Tokyo Dome”

I veri eredi dei Grateful Dead sono Chris Robinson e compagni. Il primo disco post Black Crowes, “Big moon ritual” era un gioiello. “The magic door”, il secondo volume uscito a settembre, molto meno. Ma ci si può rifare con i bootleg ufficiali, zeppi di jam, cover, ospiti (Phil Lesh che suona in “Bertha”, guarda caso). Tutti comprabili alla carta.

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