Tag Archives: Classifiche

La regola degli Ac/Dc: le vendite iniziali di un album sono un referendum sul lavoro precedente?

Qualche tempo fa, leggendo di Lady Gaga, un giornalista di Pitchfork ha ri-tirato fuori la “Regola degli Ac/Dc”: spiegava  il successo di “Born this way” e il  presunto (ma mica tanto) flop di “ARTPOP”. In sostanza le prime settimane di vendita soffrono o beneficiano prepotentemente della percezione dell’album precedente. Così “Born this way” era esploso subito grazie a “The fame” (che ci aveva messo del tempo ad avere successo:  “We were slow to pick up on this last time, but we won’t make that mistake again”, in sostanza). E “ARTOP” aveva floppato anche per colpa di “Born this way” che aveva deluso le aspettative.

La Regola degli Ac/Dc era stata teorizzata da Chris Molanphy sul blog della National Public Radio ed è stata definita tale in onore  For Those About to Rock We Salute You, non il disco migliore della band australiana ma il loro primo numero 1  grazie a “Back in black”, il loro disco più amato, un un long seller  però mai arrivato in cima: “A three-star follow-up to a five-star classic”. Molanphy la applicava al successo di “The 20/20 experience” di Justin Timberlake.

L’ipotesi è sicuramente suggestiva – ma vale anche da noi? Così al Master in Comunicazione Musicale ci siamo messi a ragionarci su: i miei studenti hanno preso 9 artisti mainstream e hanno analizzato le performance dei loro ultimi 2 dischi all’uscita. Va detto che da noi la cosa è più complicata da verificare: in Italia non esisteono dati pubblici paragonabili a quelli di Soundscan. Nelle classifiche di vendita italiane sono dichiarate le posizioni, non le cifre. Sono dichiarate le certificazioni, quindi il superamento di una certa soglia di vendite, ma anche in questo caso non i dati precisi di vendita dei singoli album.

Quindi, in questa analisi, sono state analizzate le posizioni ottenute nelle classifiche italiane nelle prime quattro settimane dall’uscita di un disco.

In queste tre immagini sono riassunti a mo’ di infografica i dati essenziali di quello che è venuto fuori dall’analisi e dal lavoro certosino fatto dai ragazzi del Master Musica: la “Ac/Dc rule” è una bella ipotesi, ma non una teoria universale. Anzi, una teoria non applicabile nella maggior parte dei casi, anche in quelli di artisti che al 1° disco sono cresciuti lentamente e avrebbero dovuto capitalizzare dopo. Molti dischi si comportano indipendentemente dai risultati del lavoro precedente (per la credibilità dell’artista, soprattutto).  In fondo ci sono tutte le slide frutto del lavoro di analisi, con tutti i dati dettagliati a disposizione dei singoli artisti.

In sostanza – le conclusioni dei miei studenti (i loro nomi sono in fondo al post) sono:

  • per artisti con una lunga carriera alle spalle le vendite non subiscono necessariamente l’effetto traino dell’album precedente, questo grazie allo zoccolo duro formato dalla loro fanbase;
  • per un artista emergente o con una carriera breve alle spalle, il successo di un album può condizionare le vendite dell’album successivo anche non confermando la regola in quanto il secondo album vende di più;
  • la regola viene confermata da artisti abbastanza affermati che nonostante il successo del primo album non riescono ad eguagliare le vendite.

 

Ac:dc_Rule_1 Ac:dc_Rule_2 Ac:dc_Rule_3

 

Il lavoro di analisi è stato fatto da: Elisa Andreotti, Gabriele Aprile. Francesca Arruzzo, Elena Bartolini, Lorenzo Berard,i Michael Bertelli, Chiara Borloni, Valeria Branca, Francesco Brianti. Debora Cinganelli, Chiara Colasanti, Chiara Crispino, Dario Cunsolo, Alice Maria Degortes, Fernando Di Cristofaro, Mattia Galbiati, Francesca Ginelli, Gabriella Gnoni, Anna Landini, Aldo Macchi, Annaclara Maffucci, Alessia Marcandalli, Valentina Marcandelli, Ilaria Murruzzu, Laura Maria Ritagliati, Alberto Paolo Rossi, Matteo Antonio Staffa.

Commenti disabilitati su La regola degli Ac/Dc: le vendite iniziali di un album sono un referendum sul lavoro precedente?

Filed under MusicBusiness & Technology, Università/Lezioni

Cose che ho imparato leggendo le classifiche di fine anno (ovvero il listone dei listoni del 2013)

Ad un certo punto ho perso il conto. Ne ho lette a decine. Mi sono sempre piaciute le classifiche di fine anno, ma questa volta mi sono messo di buzzo buono e  ho spulciato in maniera (quasi) sistematica tutte quelle che sono riuscito a trovare in rete.

Patologico, nevvero?

Così, dopo avere fatto i miei listoni personali, dopo avere coordinato il referendum di Rockol, ho fatto un listone dei listoni. Ho scelto  le mie classifiche musicali preferite tra quello che ho letto e le ho classificate: la più bella, la più classica, la più eclettica, e così via. Una sorta di personalissima metaclassifica delle classifiche (redazionali).

Leggendo tutte queste classifiche ho imparato che:

  • La classifica di fine anno non è solo un dovere per le testate musicali, è un diritto inalienabile di chiunque ascolti/scriva/scribacchi di musica (siamo un paese di allenatori della nazionale di calcio e critici musicali, dico sempre).
  • Lamentarsi delle troppe classifiche di fine anno è un diritto altrettanto inalienabile. Anzi, per molti sembra diventato un dovere da esercitare a voce alta.
  • A spanne, il disco dell’anno è “Yeezus” di Kanye West, per acclamazione delle varie testate. C’è anche chi ha fatto i conti precisi, sommando i vari risultati. Il che ha generato effetti tragicomici  – secondo Metacritic  il voto più alto del 2013 lo ha ottenuto un album del ’77 (vedi  “le classifiche più matematiche”,  in basso).
  • La matematica è un’opinione, nelle classifiche di fine anno.
  • Nel 2013 c’è chi fa le liste di fine anno usando excel. Ma perché non un Power Point con 20 righe per slide?
  • “I soliti noti più un paio di botte di fighettismo per far scena”. (Luca DeGennaro sulla classifica di Billboard, su Twitter)
  • La frase di cui sopra è la regola aurea di ogni classifica.
  • I beneficiati del fighettismo per far scena non sono oscuri album indie. Anzi, la scelta più fighetta nel 2013 è spesso il pop.
  • Fighettismo estremo (1): mettere al numero 1 di una classifica importante un disco uscito una settimana prima della classifica stessa, (quasi) solo per poter fare “gne gne” a tutti gli altri che non han fatto in tempo a “classificarlo”.  (Beyoncé nella classifica di Billboard).
  • Fighettismo estremo (2): mettere solo 10° il disco a cui hai dato il secondo voto più alto durante l’anno: (“Reflektor” degli Arcade Fire su Pitchfork).
  • Il grande mistero dell’anno sono i Vampire Weekend. Non perché “Modern vampires of the city” non sia bello, anzi. Ma perché vederlo in cima a così tante classifiche… Boh. Mi sembra un’effetto a valanga (“L’han messo loro? Lo mettiamo anche noi!”) e continuo a pensare che sia il disco più sopravvalutato dell’anno, ma è evidentemente un problema mio.
  •  Pitchfork e Rolling Stone hanno lo stesso numero 1 (Vampire Weekend, appunto). Pitchfork ha un problema. E anche Rolling Stone.
  • C’è addirittura chi fa già le classifiche del 2014. Una lista di 100 dischi, mica 10. Indovina? Vince lo stesso artista che ha trionfato nel 2013. Kanye West ha vinto già la prima classifica dell’anno prossimo, quella di Stereogum.

Bando alle ciance – ecco le classifiche classificate secondo il mio personalissimo gusto – cliccando sull’immagine si va all’originale. In coda le classifiche individuali di amici/conoscenti/blogger/giornalisti/critici pescate in giro sui social (ma diverse persone di cui avrei voluto leggere le classifiche non le hanno fatte: pigrizia o fighettismo?).

 

emusicLA PIÙ BELLA: Emusic

(Numero 1: The Knife, “Shaking the habitual”; fighettismo: The Knife, “Shaking the habitual” al primo posto).

La più bella, non la migliore: una classifica interattiva (anche su bellissime app per iOS) fatta di dischi sfogliabili come mazzi di carte, con recensioni e preascolti. Una goduria per occhi e orecchie: peccato che in lista ci siano scelte tra l’assurdo e il fighetto estremo (Costello & i Roots al 98° posto… oltre al primo posto: Knife. Vabbé.). C’è stato un tempo in cui emusic era un ottimo servizio di musica digitale – grazie ad una sua classifica di fine anno scoprii uno dei miei album preferiti degli ultimi anni (“The ’59 sound” dei Gaslight Anthem). Ora è stato scavalcato dallo streaming, ma ciò nulla toglie alla bellezza (estetica e funzionale) di questa classifica.

 

LA PIÙ CLASSICA: MOJO 

(Numero 1: Bill Callahan, “Dream river”; fighettismo: la completa assenza di dischi pop).

Mojo è la bibbia del classic rock e la sua classifica rispecchia in pieno questo status. Al secondo e al terzo posto, Bowie e Daft Punk, per dire. E’ quella con cui la mia scelta personale ha più punti in comune, ma al di là di questo è forse la più equilibrata in circolazione, fatta salva la quasi totale assenza di pop (solo i Per Shop Boys che, beh, sono classic pop). Per dire, quella del rivale Uncut è molto, ma molto più noiosa. Sfogliare la classifica di Mojo sul numero di fine anno è una goduria, per appassionati del genere.

 

 LA PIÙ ECLETTICA: NPR MUSIC 

(Numero 1: nessuno, non sono in ordine; fighettismo: metter in lista “The Jazz Age” di Brian Ferry,)

La radio pubblica americana è una fonte inesauribile per chi ascolta musica, tutta la musica. Questa lista secondo me è la più bella che ci sia in circolazione: spazia dal classic rock al jazz, passando per l’hip-hop, il pop e tutto quello che sta in mezzo, con micro recensioni che ti fan venire voglia di ascoltare tutto. Non la metto al primo posto della classifica delle classifiche solo perché è una lista in ordine alfabetico.

 

   LA “INSTANT CHART”: BILLBOARD

(Numero 1: Beyoncé, “Beyoncé”; fighettismo estremo: Beyoncé al 1° posto)

Beyoncé ha fregato tutti, con la pubblicazione a sorpressa del disco. E tutti quelli che hanno fatto le classifiche di fine anno se ne sono fregati : di tutte quelle che ho letto, quella redazionale di Billboard è l’unica ad includere il disco, uscito il 13 dicembre. E l’han messo addirittura al primo posto.  Ecco,mettere al numero 1 di una classifica annuale un disco una settimana dopo la sua uscita – è proprio quella cosa lì: fighettismo estremo.

 

L’ANALISI PIU’ INTERESSANTE: GRANTLAND

A proposito di Beyoncé – Grantland ha fatto uno specialone sul 2013 dove la cosa più più interessante non è la (banale) classifica, ma questa analisi: il 2013 è The Year Music Failed to Blockbust – che, tradotto, significa: la fine del mega hype costruito per lanciare i dischi (Lady Gaga, anyone?): “The “Beyoncé model” will be the rage in 2014, since it seems to be a smashing success. Music will be falling out of the sky like formerly space-bound 30 Seconds to Mars singles. This will be the new delusion”. Tenete un ombrello a portata di mano. Anzi, forse è meglio un casco.

 

LA PIÙ DIVERTENTE: VICE UK

Non amo particolarmente lo stile di Vice, ma questa meta-classifica è da piegarsi in due. Due chicche:

36: Band trying to be the band Arcade Fire were trying to be four years ago.

35: Band trying to be the band Arcade Fire were trying to be eight years ago.

E così via. Amen.

 

LA PIÙ DIVERTENTE (ITALIA): SOLO MACELLO (tutta la verita’ sui dischi più di merda del 2013)

(Numero 1: Pearl Jam, “Lightining Bolt”):

Quando ho letto che i Pearl Jam avevano vinto il “Premio Tom Petty” (sottotitolo “menzione d’onore, stronzo d’oro, palma de cazzi, orso ricchione”) mi sono capottato dal ridere.

 

  LA PIÙ ECUMENICA

(Numero 1: Vampire Weekend, “Modern Vampires of the City”; fighettismo: il primo posto ai Vampire Weekend)

C”è tutto e il contrario di tutto: Kanye West, Paul McCartney, i Daft Punk, John Fogerty, gli Arctic Monkeys.. tutti a distanza di poche posizioni l’uno dall’altro. Ma, seriamente: i Vampire Weekend disco dell’anno per Rolling Stone? La sindrome dell’avere bucato il disco precedente, come commentava su Twitter Paolo Madeddu? O tentativo in extremis di Pitchforkizzazione?

 

LA PIÙ PREVEDIBILE:  NME

(Numero 1: Arctic Monkeys – ‘AM’; fighettismo: gli Strokes al 41° posto – credo sia l’unica classifica in cui il disco è entrato)

Per chi, come me, è cresciuto musicalmente negli anni ’80 e ’90, recuperare il numero di fine anno dell’NME era uno dei riti natalizi più belli: la stampa inglese, al tempo era la bibbia. Però già allora si capiva con largo anticipo chi sarebbe finito al primo posto, e oggi è ancora più facile. Infatti: “AM”, Arctic Monkeys. Perché mettere Kanye West o, peggio, gli Arcade Fire (14!) sarebbe stato troppo prevedibile. The thrill is gone, come diceva quel vecchio adagio blues.

 

PitchforkQUELLA CHE ERA MEGLIO UNA VOLTA:  PITCHFORK

(Numero 1: Vampire Weekend, “Modern Vampires of the City”. fighettsimo: gli Arcade Fire solo decimi)

Il dato più interessante è che Pitchfork e Rolling Stone hanno lo stesso numero 1 – il che dice molto sulla direzione di entrambi. Mi immagino i Pitchforkoni sotto la redazione brandendo “Reflektor” solo (decimo) e “Yeezus” (solo secondo), urlando “9.2!” e “9.5!”, incazzati perché non hanno vinto i loro beniamini. Prima di leggere questa classifica, comunque, passate da quella di ViceUK di cui si diceva sopra, e vedete l’effetto che fa…

 

LA PIÙ ISTITUZIONALE: MUSICA & DISCHI 

(Numero 1: Jonathan Wilson e Samuele Bersani; fighettismo: Imany miglior debutto internazionale).

Una classifica storica, compilata dalla testata storica dell’industria musicale italiana, con giornalisti musicali “storici” italiani. Con tutto il rispetto per Imany e per i miei colleghi, con tutta la roba buona che è uscita quest’anno, che sia quello il debutto dell’anno, ecco, ehm.

LA PIÙ OSCURA: ITUNES

(Scelta più improbabile: Imany tra i dischi pop italiani dell’anno)

 iTunes non pubblica solo le classifiche di vendita (su cui bisognerebbe fare un discorso a parte). Pubblica anche i dischi dell’anno, “le scelte della redazione”. Come queste vengano effettuate – non solo per il fine anno, ma anche per i dischi che vengono promossi con banner e iniziative nell’iTunes Music Store – è un po’ come la formula della Coca Cola: qualcuno pensa di saperla e poterla maneggiare, me nessuno ne conosce con precisione il metodo. Alla fine, sono scelte abbastanza banali, dai. Quella italiana, peraltro, è molto succinta rispetto a  quella americana.

 

LE PIÙ MATEMATICHE: METACRITIC, ALBUM OF THE YEAR, ACCLAIMED MUSIC

(Numero 1:Fleetwood Mac “Rumours [35th Anniversary Deluxe Edition]”. Non è una scelta, è una somma. Ma cosa c’è di più fighetto?)

Il disco del 2013 è uscito nel 1977. Quando la matematica non è un’opinione nelle classifiche succedono cose del genere: una ristampa che ha un punteggio di 99 su 100, il più alto dell’anno.  Ok, è di un capolavoro vero, “Rumours” e, OK, Metacritic è uno strumento utilissimo per capire l’aria che tira su un album, però… Selezionando tra i dischi usciti nel 2013, Metacritic dice che in realtà l’album con il voto più alto è “Sunbather” dei Deafheaven. 92. Sette punti in meno di “Rumours”, 8 in più di “Yeezus”. Ehm.

Sullo stesso genere c’è pure un sito, Albumoftheyear.org, che ricostruisce le classifiche in base ai voti dati durante l’anno. Così come anche il foglio Excel di Acclaimed Music, compilato sulla base dei risultati di oltree 70 testate . Sì, un foglio Excel. Meglio leggere il riassunto che ne fa Luca Castelli su La Stampa.

 

    LA PIÙ ILLEGGIBILE: GUARDIAN

Non per i risultati – abbastanza in linea, con Kanye West al numero 1, e qualche “botta di fighettismo” (cit.) all’8 e 5 con John Wizards e Kelela – ma per la forma. Sul sito non c’è un listone completo – bisogna leggerlo da altre parti, tipo su Brooklyn Vegan. Un peccato, perché il Guardian rimane uno dei migliori posti dove leggere di musica. Ma la forma con cui vengono presentate le classifiche è importante quanto la classifica in sé. Meglio allora tutti ciò che di contorno hanno fatto, tipo l ‘a-z del pop del 2013 in foto.

 

LA PIÙ FUTURISTICA: STEREOGUM

(Numero 1 del 2014: Kanye West. Sì, del 2014.)

Non bastassero le classifiche del 2013, ci sono già quelle del 2014. E Kanye West è in testa anche lì. I dischi più attesi del 2014 secondo Stereogum è un esercizio di critica preventiva talmente campata per aria da essere divertente, a suo modo….

 

 

LA PIÙ (INSERIRE AGGETTIVO A CASO): TOP TEN K-POP OF 2013 (Dazed)

Questa si commenta da sola. E non c’è neanche PSY.

 

CLASSIFICHE INDIVIDUALI DA LEGGERE

Internazionali

FuelFriends Blog

Sasha Frere-Jones sul New Yorker

I Best Bits di Simon Reynolds

26 Things That Defined Music In 2013 (Matthew Perpetua su BuzzFeed)

Ryan’s Smashing Life

Italiane

Le playlist  dei redattori e collaboratori di Rockol

Il disco Uau! secondo i redattori e collaboratori di Rolling Stone

30 dischi del 2013 di EmmeBi

Le 55 migliori canzoni pop del 2013  (PopTopoi)

Giovanni Ansaldo su Internazionale

Polaroid Blog

Quasi 2014 di Emiliano Colasanti (su Stereogram)

Kekkoz

Paolo Bogo su Facebook

LA CLASSIFICA DEL 2013, o qualcosa che ci va vicino (Disappunto su Bastonate)

Niccolò Vecchia su Facebook

Luca Villa (Pearljamonline.it) su Facebook

2013 (playlist di Giuseppe Marmina su Spotify)

Philip DiSalvo su Wired.it

Tredici buoni motivi per ricordare, almeno per un po’, il 2013 nel 2014 (John Vignola su Spotify).

La faccenda della musica nel 2013 (Paolo Madeddu)

Il meglio e il peggio del 2013 secondo Carlo Vergano (aka CrossoverBoy) e i redattori e collaboratori di OutTune.it

I 20 dischi più belli del 2013 secondo Alberto Storaro/Radio Musik

 

 

Commenti disabilitati su Cose che ho imparato leggendo le classifiche di fine anno (ovvero il listone dei listoni del 2013)

Filed under Giornalismo musicale, Playlist

Feel good songs – 2013

2013

Tempo di iniziare a fare i conti con questo anno, che di musica buona ne ha messa in giro tanta: così, per cominciare, ho fatto due playlist  con le canzoni che ho ascoltato di più, incrociando i dati di iTunes, Spotify e Deezer. Due, una su Deezer e una su Spotify, per essere ecumenici, e perché da una parte ci sono cose che non ci sono dall’altra.  Ne è venuta fuori una lista che non è delle migliori canzoni dell’anno in assoluto, ma una personalissima scelta di roba buona da (ri)scoprire.

 Cantautori che sono passati in secondo piano come Joy Ritter, Tyler Lyle, Widower, Justin Currie e John Murry. Chi invece ha avuto una buona visibilità e la ripaga con un perfetto esempio di california-rock (“Moses pain” di Jonathan Wilson), la title track dei Pearl Jam (credo sia l’unica canzone che ha messo tutti d’accordo, anche quelli che non sopportano il nuovo album), belle ristampe (R.E.M., Waterboys… ), dischi dal vivo (la sempre emozionante “Round here” dei Counting Crows), ka stupenda jam dei My Morning Jacket con gli Alabama Shakes su Fela Kuti e la ancora più bella jam  dei Grateful Dead su “Dark Star” (in “Sunshine Dayddream”, concerto del ’72 pubblicato ufficialmente quest’anno). E le schitarrare di Kurt Vile su “Wakin on a pretty day” – star male non ha mai suonato così bene, come dice Pitchfork della canzone…

E sì, secondo me la canzone dell’anno è “Higgs boson blues”: immensa, per suoni , tensioni, parole, interpretazione. Miley Cyrus citata prima che diventasse quella Miley Cyrus. Il Bosone di Higgs prima che prendesse il premio Nobel, e tutto il resto.

Buon Ascolto!

 

Commenti disabilitati su Feel good songs – 2013

Filed under Playlist

Le inevitabili classifiche del 2012

Fare classifiche di fine anno è bello. E’ bello farne diverse, riscriverle, ripensarle. Ne ho fatte anche un altro paio, sparse in giro:  e ho già cambiato idea altre 10 volte anche da quando ho scritto questa qua sotto (che uscirà in mezzo a quelle di Rockol, che pubblicheremo un po’ più avanti)

ITALIANI:
1. Cesare Cremonini, “La Teoria dei Colori”
2. Il Pan Del Diavolo, “Piombo Polvere e Carbone”
3. Afterhours, “Padania”
4. Numero6, “Dio C’è”

5. Arisa, “Amami”
STRANIERI:
1. Patti Smith, “Banga”

2. Chris Robinson Brotherhood ,“Big Moon Ritual”
3. Calexico, “Algiers”
4. Damien Jurado, “Maraqopa”
5. Frank Ocean, “Channel orange”
.
.
E poi, i miei piccoli awards personali, per quello che possono valere. Categorie sparse a caso, che rappresentano la musica che ho ascoltato quest’anno.
.
Concerto dell’anno: Inevitabilmente Bruce Springsteen, che gioca in un altro campionato (e a questo giro era in forma strepitosa). Ma anche i Gomez ai Magazzini Generali di Milano. I Wilco (sia a Torino che a Milano), Roger Daltrey che rifà “Tommy” (il concerto più divertente, di sicuro),  Bon Iver all’Alcatraz, Tom Petty a Lucca. E il concerto finale di Ivano Fossati allo Streheler, e  Cesare Cremonini al Forum.
Cosa più divertente dell’anno: I concerti in redazione, i “Live@Rockol”. Ne abbiamo fatti un bel po’, e avere gente come James Taylor, o i Calexico o Niccolò Fabi che suonano praticamente solo per te… Divertente ed emozionante.
Operazione WTF dell’anno: Il live di Ivano Fossati, “Dopo tutto”. Io gli voglio bene, a Ivanone. Il suo ultimo concerto, dicevo, è stato uno dei momenti più emozionanti dell’anno. Ma questo live non è né la registrazione integrale di quell’ultimo concerto, né rappresentativo del tour d’addio, avendo lasciato fuori buona parte dei (pochi) classiconi in scaletta. Si è ritirato. Non è il tipo da autocelebrazioni. Perl perché pubblicare un live così? Bah.
Delusione dell’anno: La biografia di Neil Young. Ok, sei Neil Young. Puoi fare un po’ quello che vuoi.  Ma, con tutte le cose che avresti da raccontare, passare il tempo a parlare  di trenini e macchine…
Frase dell’anno: “Oggi basta che uno faccia un paio di canzoni e si definisce ‘artista’, magari artista maledetto. Io mi ritengo un artigiano” – Francesco Guccini. Il Maestro si ritira – la sua saggezza mancherà, la sua musica resta. (Imparate, giovani artisti arrogantelli…)
Sorpresa dell’anno Il disco solista di Peter Buck. Da qualche parte i R.E.M. devo infilarli… Ma chi l’avrebbe mai detto, comunque? Così in fretta, con lui che canta pure. Il disco ha 4-5 momenti da pura nostalgia remmiana e una classe nei suoni che… E anche “King animal” dei Soundgarden. Mi aspettavo pochissimo, da loro, dopo le prove soliste e dopo aver visto un concerto gelido. Invece han fatto un gran disco.
Bootleg dell’anno . Urca, questa è tosta – vista la mia passione per la categoria. I bootleg ufficiali dei Wilco sono spettacolari. L'”Instant Classic” dei Pearl Jam registrato a Missoula a settembre è il loro miglior bootleg da tempo (e ne han fatti un po’, diciamo). Il “30 days of Grateful Dead” è fantastico. Ma il cuore di fan dice le raccolte di demo dei R.E.M. saltate fuori all’improvviso, dal nulla.
Ristampa dell’anno: Non è proprio una ristampa, ma il boxone del “Backup” di Jovanotti è uno di quelle operazioni e di quegli oggetti che ti fanno amare non solo la musica, ma persino le raccolte e i greatest hits.
Rivelazione dell’anno: Questa è facile, persino un po’ scontata: Frank Ocean. C’è aria di unanimità eccessiva nei suoi confronti. Ma “Channel orange” è un disco che ha saputo riportare la musica black fuori dal machismo e dalle iperproduzioni, rimettendo al centro la voce, la melodia, le parole.
Scoperta dell’anno: Un inglese che canta canzoni alla Springsteen con la voce di Rod Stewart: James Maddock. Me lo ha fatto  scoprire un amico l’anno scorso parlando proprio di dischi dell’anno, e mi sono innamorato della sua musica. Poi ha pubblicato un bellissimo album dal vivo in acustico con David Immergluck dei Counting Crows.
Ri-scoperta dell’anno: Se la giocano in due. I Gomez che ho consumato compulsivamente dopo un bellissimo concerto ai Magazzini Generali dopo averli ascoltati distrattamemte per anni (bel pirla, dirà qualcuno – giustamente). E i Grateful Dead. (Ancora più pirla, dirà qualcun altro). Ma quest’anno mi sono messo sul serio a studiarmi la loro musica, complici alcune uscite recenti molto belle, come la ristampa del mitico “Europe ’72” e quella fantastica raccolta di live regalatasul sito, “30 days of dead”.
Libro musicale dell’anno. “How Music Works”, David Byrne. Il tipo di libro che aspettavo da sempre. Un ragionamento dotto e piacevole sui meccanismi della musica fatto da un artista che non usa i soliti stereotipi romantici nel raccontare la sua arte. Un saggio che si legge come una biografia. Da studiare.
Film musicale dell’anno. Uno dovrebbe dire “Celebration day” dei Led Zeppelin – ma dal punto di vista visivo non è granché, anzi la regia è noiosetta. E allora dico una cosa minore: “Inventing David Geffen”, documentario della PBS (si può vedere in streaming qua). Semplice, costruito bene per raccontare non solo un grande discografico, ma di un pezzo di storia del rock.
Momento televisivo- musicale dell’anno: Il duetto tra i Marlene Kuntz e Patti Smith a Sanremo. Emozione pura.
.
Infine, Le canzoni dell’anno. – ecco le più suonate di quest’anno sul mio iTunes (una sola per disco). Anche se questo è l’anno del passaggio dal possesso all’accesso. E un sacco di musica l’ho ascoltata su Spotify – che non ha il contatore. Per cui manca sicuramente un po’ di roba, tipo “Aqualast” di Rover, “Jesus Etc” nella versione di Bill Fay, “Brazos” di Matthew E. White, “If I didn’t know better”, dalla colonna sonora di Nashville – che incidentalmente è la mia serie televisiva dell’anno (in termini di meriti musicali).
Mancano canzoni, qua sotto, dicevo. Ma tant’è. Mai come ora la musica è fluida, e sono fluide anche le classifiche di fine anno…
MostPlayedSongs_2012

 

Commenti disabilitati su Le inevitabili classifiche del 2012

Filed under Nuova musica, Playlist

La musica che gira intorno (dal 2009 ad oggi)

La FIMI, la Federazione Industria Musicale Italiana, oggi ha annunciato che finalmente la classifica di vendita degli album includerà anche le vendite in digitale: meglio tardi che mai.

C’è un’altra cosa interessante che la FIMI fa, da qualche tempo a questa parte: pubblicare le certificazioni dei dati di vendita complessivi dei dischi e delle canzoni, a partire dal gennaio 2009. Non i dati di vendita dei singoli dischi, ma il fatto che siano dischi d’oro, platino, etc. Insomma, che abbiamo superato una certa soglia.

Ne abbiamo già parlato qualche tempo fa: nel settembre 2009 venne pubblicata la prima lista delle certificazioni. Quella lista da qualche tempo viene aggiornata ogni settimana, con gli stessi meccanismi: i dischi di diamante (oltre 300.000 copie) adesso sono 5 (un anno fa c’era solo Renato Zero), 26 multiplatino (oltre 120.000 copie), 53 platino (60.000 copie) e 114 ori (30.000). Qua sotto trovate l’elenco dei 5 album Diamante e dei Multiplatino (a questi 25 va aggiunta anche Noemi, che non sono riuscito a incollare nell’immagine).

Sotto trovate una parte dell’altra lista di certificazioni che la FIMI compila, quella dei Download delle singole canzoni. In questo caso ho riportato solo i Multiplatino (più di 60.000 download). Le altre certificazioni sono Platino (+ di 30.000) e Oro (Più di 15.000 unità. Entrambi le cassifiche partono da gennaio 2009 e sono aggiornate alla 39° settimane del 2011.  Potete trovare le liste complete a questo indirizzo.

Vale la pena darci un’occhiata, perché si vedono cose impensabili. Le prime 5 posizioni non stupiscono, Ma stupisce  la presenza tra i dischi d’oro di una raccolta di Julio Iglesias del 1991 (“Da Manuela a Pensami”), per fare un esempio. O il fatto che  “My life in the bush of ghosts”, che il mio amico Paolo Madeddu rinviene settimanalmente da mesi nella sua The Classifica su Macchianera, non è neanche disco d’oro.  O che ci sono solo due dischi stranieri nelle prime 20 posizioni degli album (Michael Jackson, 8° e gli U2, 15° – Lady Gaga è 21°), mentre nelle canzoni gli stranieri vanno meglio (anche se il secondo brano estero più scaricato è “Danza Kuduro”, dopo “Bad Romance”). O che la canzone più scaricata dei R.E.M. dal 2009 è, indovinate un po’, “Losing my religion” (datata 1991).

Potrei andare avanti all’infinito con questi dettagli che sembrano quasi aneddotti più che dati: è la musica che gira intorno nei canali di vendita tradizionali. Perché poi c’è tutta un’altra musica che in queste classifiche non si vede: è quella che gira sulle radio, sui social network e in generale in rete. Ma questa è un’altra storia.

Schermata-10-2455845-alle-15.36.58

Schermata-10-2455845-alle-15.28.43

Commenti disabilitati su La musica che gira intorno (dal 2009 ad oggi)

Filed under MusicBusiness & Technology