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I Black Crowes, Mellencamp e il concerto breve

Uno aspetta un artista o una band per anni, va a vederlo, vede un concerto bellissimo. Ma è iniziato tardi ed è durato un’ora e mezza scarsa. E’ successo l’altra sera con i Black Crowes e pare che le lamentele siano state un bel po’; il promoter del concerto, Claudio Trotta di Barley Arts, ha postato una nota su Facebook spiegando cosa era successo.

Il fatto che un artista suoni o abbia suonato in altre parti del mondo o anche in Italia e in altre occasioni set più o meno lunghi non significa in automatico che lo faccia  o lo voglia  o lo possa fare sempre.

Nel caso specifico dei Black Crowes a Dieci Giorni Suonati io avevo offerto alla band la possibilità di suonare anche 3 ORE,anche i due set acustico e elettrico come faranno in clubs a londra e amsterdam. E’ stata una loro scelta quella di suonare un ora e 30, credo determinata da alcuni fattori anche di itinerario europeo(avevano un aereo per Bilbao la mattina dopo alle 8 …)artistico(prima di questo “run” di date in europa era da sei mesi che non suonavano insieme)vocale(paura di “spezzare la voce alla prima del tour europeo).

Claudio, giustamente, conclude dicendo che quello che conta è l’intensità, e l’intensità c’è stata, eccome.

L’intensità c’è stata  anche ieri sera da John Mellencamp, prima data italiana in assoluto. Però anche lì si è ripetuta la storia: prima un documentario di un’ora (annunciato), poi un concerto di 93 minuti, dritto dritto e senza bis. In questo caso, la scaletta era identica a quella di altri concerti europei quindi uno se lo poteva aspettare, ma il pubblico era comunque un po’ innervosito. E anche qua il promoter non c’entra: scelte (discutibili) dell’artista, che peraltro è stato impeccabile musicalmente (qua c’è la recensione del mio collega Alfredo Marziano), regalando un gran concerto, con una grande band e un grande suono: ecco due video…

John Mellencamp – Longest Days (Live in Vigevano, 9/7/2011)

John Mellencamp – Authority Song (Live in Vigevano, 9/7/2011)

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A proposito di festival

In questi giorni si è parlato parecchio di festival, a seguito del flop del Jammin’ di Venezia. Repubblica ha scritto un pezzo intervistando diversi promoter che spiegavano perché il modello non funziona da noi (Vorrei conoscere il titolista: “Addio allo spirito di Woodstock”? Ma è mai esistito da noi?). Claudio Trotta di Barley Arts ha continuato la discussione su Facebook, Luca Castelli ha scritto un bel post sul suo blog.

Certe volte le immagini valgono più di mille parole. Così riposto questo video, che gira dall’anno scorso, e racconta una giornata al Coachella. L’avevo visto su Twitter e la didascalia era: “Qual è la differenza tra un festival in Italia e uno in America”. In questo video non si capisce chi stia suonando, ma si percepisce l’atmosfera. La differenza è tutta lì.

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Giustizia è fatta? non proprio…

Claudio Trotta, alla fine è stato assolto, perché il fatto – avere permesso che Bruce Springsteen nel 2008 suonasse per ben 22 minuti oltre l’orario consentito – “non costituisce reato”. Al di là della felicità per il buon esito della vicenda, rimane una grande rabbia, come traspare dalle parole dello stesso Trotta.

La vicenda in sé è una sconfitta, e alla fine i residenti di San Siro un po’ hanno vinto comunque.

E’ una sconfitta che poche decine di abitanti di uno dei quartieri più residenziali di Milano riescano a mettere in piedi una causa penale di questo tipo, lamentandosi per pochi concerti all’anno in zona. E’ una sconfitta soprattutto se si pensa che a Milano ci sono quartieri schiavi dell’inquinamento acustico vero, diurno e notturno. E nessuno muove un dito per fermarlo, nonostante le proteste dei residenti, che evidentemente sono cittadini di serie B.

E’ una sconfitta per il sistema-musica in Italia: nei due anni della causa si sarebbe dovuta vedere compattezza. Se ne sarebbe dovuto parlare molto di più. Invece si sono viste poche prese di posizioni, spesso tardive, e molti silenzi.

E’ una sconfitta politica enorme ed un danno di immagine incalcolabile per la città, non solo dal punto di vista musicale, e gli amministratori della città non l’hanno saputa evitare.

Ed è qua che ci vuole coraggio: se non la si vuole dare vinta, bisogna continuare a portare la musica a Milano, ad di là delle ostilità. San Siro non può essere un palcoscenico solo per i “Promessi sposi”.

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Comunque vada, è uno scandalo

Ricevo questa comunicazione dalla Barley Arts, in relazione alla famosa causa penale intentata al promoter Cluadio Trotta dagli abitanti di San Siro per il concerto di Springsteen, che nel 2008 sforò di ben 22 minuti oltre il consentito. Ogni commento è superfluo. Mi sembra uno scandalo già solo il fatto che si sia arrivati a questo punto.

Poche righe per dirvi che alle 9.30 di domani mattina Trotta sarà in Tribunale a Milano per l’ultima udienza del processo penale ai “22 MINUTI”del concerto di Springsteen.
Al termine di questa, il giudice deciderà se “l’imputato Trotta Claudio” è colpevole o innocente per il reato di “non aver staccato la spina” all’artista sul palco.

Vi chiedo di “incrociare le dita” e pensare positivo, per Claudio, ma anche per un principio che credo abbia a che fare con la libertà di tutti noi.

ps: le patrie galere comunque non vedranno Trotta, nemmeno in caso di condanna ai 30 giorni di reclusione chiesti dal PM: infatti Claudio ha la fedina penale immacolata…per ora!

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La tipica tolleranza italiana

La storia del famoso bis di 22 minuti di Bruce Springsteen a San Siro nel 2008 continua a stupire. Come è noto, lo sforamento oltre il coprifuoco è costato una denuncia penale al promoter, Claudio Trotta della Barley Arts, da parte dei residenti del quartiere di San Siro.

Ieri c’è stata la richiesta del pubblico ministero: 1 mese di carcere. La cosa che fa  più specie sono le parole con cui il PM ha motivato la richiesta, così come le ha riportate Il Post:

“si potevano tollerare cinque o dieci minuti in più, ma 22 minuti, con tre bis da parte del cantante, sono troppi anche per la tipica tolleranza italiana”

Mi piacerebbe capire cosa sia “la tipica tolleranza italiana”, in quali casi si applica e quale ne sia il limite, come la si quantifica, chi ha diritto ad invocarla e chi no.

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