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Canzoni per Slim

E così son tornati da poco i Replacements. Da veri outsider, han consumato la loro reunion dal vivo la domenica sera in cui Miley Cyrus si dava al twerking in diretta su MTV . Facevan tenerezza, quegli sparuti tweet dedicati ai Replacements in mezzo ad un sacco di gente che si chiedeva “Che diavolo è il twerking?”…. Pochi appassionati che celebravano il ritorno di una delle band più importanti del rock americano degli anni ’80.

C’è un motivo se la band si è riunita. Slim Dunlap – chitarrista dell’ultima fase della band prima dello scioglimento- ha avuto un’emorragia celebrale nel 2012. Paul Westerberg, il cantante-autore-leader, ha riunito quel che rimaneva del gruppo, ovvero solo il bassista Tommy Stinson – che nel frattempo ha suonato nei Guns ‘n’ Roses. La band ha inciso un EP di cover: la versione in vinile è stata messa all’asta ed ha raccolto 100.000 dollari per le cure di Slim.

Da allora, ogni mese, amici di Slim incidono le sue canzoni post-Replacements. I 7″ vengono poi messi all’asta. Oggi comincia quella dell’ultimo della serie, uno “split” tra Jeff Tweedy e i Lucero. Finita l’asta, le canzoni vengono messe in vendita e in streaming – le ho raccolte qua sotto, su Spotify. C’è Frank Black, c’è Craig Finn degli Hold Steady, c’è Jakob Dylan. Le mie preferite sono quelle di Victoria Williams e soprattutto quella di Joe Henry – classe da vendere.

Ascoltate e poi comprate (su iTunes) : sono progetti che fanno bene alla musica, per la qualità delle canzoni, e per lo scopo.

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Pete Yorn, una promessa mantenuta a metà

(da Rockol)

Anni fa, un amico americano mi disse: segnati questo nome, e scrivine prima degli altri. E’ bravo, e farà strada. Era il 2002 e l’artista in questione era Pete Yorn, di cui andai a recuperarmi subito “Musicforthemorningafter”, il disco d’esordio. Erano i tempi in cui la major lavoravano ancora artisti di questo genere, ed ebbi occasione di intervistarlo e di vederlo dal vivo.

L’amico americano – perdonatemi se mi bullo un po’, ma chi mi conosce ha già capito chi è – era ed è un pezzo grosso del musicbiz di quelle parti. Però la sua profezia si è avverata solo a metà: Pete Yorn è davvero bravo – e questo quinto eponimo disco lo dimostra. Ma non è mai diventato una star, come si poteva supporre al tempo, pensando all’attenzione e dagli appoggi che ebbe – per dire, suo fratello era un importante agente di star hollywoodiane.

Però ha saputo tenere la strada, e l’anno scorso ha pubblicato due dischi, un più bello dell’altro: l’acustico “Back and fourth” e il disco di duetti con Scarlett Johansson , “Break up”, che è riuscito persino nell’impresa di far accettare come cantante l’attrice – che quando aveva fatto il suo disco di cover di Tom Waits aveva prodotto una vera ciofeca.

“Pete Yorn”, in realtà, è stato inciso nel 2008, in soli 5 giorni e dietro c’è quel geniaccio di Frank Black dei Pixies. Che lo ha prodotto, e si sente: chitarre secche, suono essenziale e perfetto. E poi le canzoni: dritte e precise, come l’iniziale “Precious stone”, che rispolverano l’anima elettrica di uno che negli ultimi anni ha fatto – bene, intendiamoci – un po’ troppo il cantautore.

“Pete yorn” è un gran bel disco. Uno di quelli che superano la “prova redazione”: lo metto su a volume alto, e aspetto le reazioni dei miei colleghi, che spesso devono sopportare i miei ascolti. Invece, in questo caso è stato tutto un “bello questo”, “chi è”. E così via. Ascoltatelo, e (ri)scoprite questa mezza promessa mancata.

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