Tag Archives: Freemium

Il gadget musicale dell’anno

Qualche tempo fa si era aperto questo blog parlando del gadget musicale dell’anno, le corna luminose degli Ac/Dc.

Ma “Backtracks”, il box CD di rarità in uscita tra qualche settimana, è ancora meglio: è fatto a forma di amplificatore per chitarre. Ed è un amplificatore per chitarre, da 1 watt.

Mettere in commercio edizioni e packaging lussuosi è ormai un espediente consolidato per combattere la pirateria, ma con questo box la band ha spostato l’asticella più in alto, come nota Wired.

Sul sito ufficiale ci sono dei video di Angus Young che suona usando il Box. E su YouTube c’è un video di un ragazzino – “Young Angus” – che lo usa per strada.

Commenti disabilitati su Il gadget musicale dell’anno

Filed under File Sharing, Gadget, Nuova musica

La musica come software, il software come musica

Questa notte, questa mattina non si parlava d’altro nei vari siti e blog dedicati al mondo Mac: Apple ha cambiato le sue politiche dell’App Store di programmi per iPhone e iPod Touch. Ora è possibile l’ “In-app purchase” anche da applicazioni gratuite.

Suona incomprensibile? Probabile: questo non è un blog dedicato all’iPhone, anche se è uno degli argomenti preferiti. Ma questa scelta di Apple è destinata a cambiare molte cose, anche nel campo della musica. Provo a riassumerle.

Quando ha aperto l’App Store, Apple ha mirato ad avere molto software gratuito che facesse massa. E ha imposto che non si potesse regalare demo, ma app complete. Questo è risultato in 3 tipologie di applicazioni gratuite.

  1. Le app nate per essere gratis (per lo più sviluppate da programmatori indipendenti/amatoriali in cerca di notorietà).
  2. Le App “Lite”, ovvero delle demo sotto mentite spoglie: 1 o 2 livelli di un gioco, qualche funzionalità di un programma. Però poi per avere il programma completo bisognava comprarsi un’altra app.
  3. Le app “Freemium”, secondo il modello teorizzato da Chris Anderson: ti regalo qualcosa, ma se vuoi la versione premium, la paghi. Il caso più famoso è TapTap, rythm game sul modello di Rock Band etc., scaricato nella versione gratuita in milioni di copie, e venduto in centinaia di milioni di copie nelle versioni premium con musica di Weezer, Coldplay, etc.

Poi, la scorsa estate, la Apple ha introdotto le “In-app purchase”, ovvero la possibilità di comprare contenuti direttamente dentro le applicazioni (livelli nuovi per i giochi, nuove funzionalità ecc), limitando però questa funzionalità alle app a pagamento.
Il pasticcio che ne è venuto fuori è dimostrato bene da “TapTapRevenge3”, l’ultima versione della serie: il gioco costa 79 centesimi, ma dentro non ha praticamente nulla, solo 3 canzoni, e pure brutte. Se volete qualche canzone, dovete comprarla (1euro per 2 canzoni, 2 e 39 per mini album da sei). Ma per avere un gioco che abbia abbastanza materiale su tutti i livelli, dovete spendere un bel po’ di soldini, per di più con la fregatura del balzello iniziale. Per dire, Rock band per Iphone che uscirà tra poco, avrà 20 canzoni, giocabili su diversi livelli e 4 strumenti. Certo costerà qualcosa di più, ma è un gioco completo.

Ora questa modifica della politica di Apple aprirà la strada a molte cose, e non solo nei videogiochi. Le versioni “lite” probabilmente spariranno. Fioccheranno le app gratuite come cavallo di troia per vendere qualcos’altro. Wired sostiene che questa modifica nelle politiche di vendita, assieme al famigerato Tablet di Apple, servirà soprattutto per vendere news.

Ma anche la musica diventerà definitivamente un software. Già le app “ufficiali” degli artisti non si contano più; ora  sono gratis per lo più gratis, e permettono di ascoltare musica in streaming: Nine Inch Nails, i primi; tra i più recenti, i Metallica, (anche se la loro è a pagamento, 79 centesimi per ascoltare il loro catalogo di concerti). Trasformare le app in negozi virtuali di musica sarà un attimo….

Commenti disabilitati su La musica come software, il software come musica

Filed under Apple, iTunes, Videogames

L’editoria imparerà dalla musica o la musica dall’editoria?

Il Corriere in questi giorni sta pubblicizzando con grande enfasi la sua app per iPhone.
Non è la prima testata a lanciare un software del genere – quella di Repubblica è disponibile da tempo – ma la differenze sono sostanziali. La App del corriere è più completa – oltre a notizie, video, meteo, servizi geolocalizzati. Ma soprattutto costa: 2,39€. E la pubblicità a stampa allude che i servizi saranno ad “accesso illimitato  fino a novembre”. Dopo si pagheranno, se ne deduce.

Di crisi del giornalismo si parla molto, di questi tempi. C’è chi sostiene che l’editoria non dovrebbe rifare lo stesso errore della discografia. Ovvero far pagare un contenuto che suo malgrado nella percezione comune è ormai disponibile gratuitamente.
L’idea che circola di più in rete è quella del “freemium” di Chris Anderson: una parte  dei servizi gratis per fidelizzare il consumatore,  servizi premium a pagamento. Un’idea molto usata anche in musica (pensate a chi offre dischi in vari formati e con vari prezzi, dal gratis in su).

L’applicazione del Corriere è – apparentemente – contro ogni logica: a pagamento il servizio base (il software), a pagamento i servizi successivi, anche se fra qualche mese. Il Corriere è il Corriere, e forse se lo può permettere. Ma in rete circolano già parecchi malumori sulla questione.

Forse davvero tutti questi anni di diatribe digitali sul futuro dei contenuti e dell’industria – innescate dalla musica – sono passati invano. O forse ha ragione il Corriere, chissà.

Commenti disabilitati su L’editoria imparerà dalla musica o la musica dall’editoria?

Filed under Apple, Giornalismo musicale, iPhone, MusicBusiness & Technology

Una nuova canzone dei Radiohead? Ma anche no…

Certo, i Radiohead dopo “In Rainbows” sono ancora più intoccabili di prima, sono ormai gli innovatori digitali per eccellenza, nella musica.
E certo, è bellissimo che una band possa incidere una canzone e metterla in vendita dall’oggi al domani. E’ la bella faccia dell’evoluzione digitale della musica, che – è noto – ne ha di assai meno piacevole.

Ma la nuova canzone di Thom Yorke e soci mi sembra una lagna noiosissima, che suona davvero vecchia. Si può dire? Beh, l’ho detto.

UPDATE: “These are my twisted words”, l’altra canzone dei Radiohead che circola in rete da qualche giorno, che sembrava preludere ad un EP e invece no, è una canzone e basta che da oggi è sul sito della band, beh quella non è male. Nulla di nuovo, sembra una loro canzone di 4-5 anni fa, ma bella.

Commenti disabilitati su Una nuova canzone dei Radiohead? Ma anche no…

Filed under Ascolti

Apple fa marcia indietro: ecco l’app dei NIN (e quella dei Depeche)

Nella notte Apple ha fatto marcia indietro, e ha approvato la nuova versione dell’app dei Nine Inch, quella che aveva rifiutato qualche giorno fa. Senza chiedere nessuna modifica.

Trent Reznor in questi giorni aveva sparato a zero sulla decisione dell’azienda (sempre via Twitter), ma la cosa più buffa è che nessuno si era accorto che i contenuti rifiutati (un riferimento a “The downward spiral”, l’album del ’94), erano già presenti nella prima versione, passata senza problem.

Nel frattempo anche i Depeche Mode hanno pubblicato la loro app. Molto meno innovativa e “sociale” di quella dei NIN, che permette ai fan di interagire e ha contenuti esclusivi.

Quella dei Depeche  permette di “remixare” il disco, “Sounds of the universe”. Più semplicemente permette di giocare con alcuni loop. Però sentire il tuo iPod che ad un tocco del dito urla “Wrooooong!” non è male.

Commenti disabilitati su Apple fa marcia indietro: ecco l’app dei NIN (e quella dei Depeche)

Filed under Apple, iPhone