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Intervista ai Gaslight Anthem: ‘Noi americani non sappiamo cosa sia l’America’

(Da Rockol) Se amate il rock americano, i Gaslight Anthem sono la band da ascoltare in questo momento. Se vi piacciono le chitarre, e se vi piace sentire raccontare storie sulle peripezie del sogno americano dovete ascoltare Brian Fallon. Rockol lo ha raggiunto al telefono a Philadelphia, per farsi raccontare il nuovo disco “American slang”, il terzo di questa band del New Jersey di cui si sta parlando molto oltremanica e oltreoceano, ancora poco da noi.

Se ne parla perché hanno prodotto un gran disco, meno sanguigno e spensierato del precedente “The ’59 sound”, ma anche più maturo. E se ne parla inevitabilmente perché Fallon ha avuto l’onore di vedere un suo duetto con Bruce Springsteen pubblicato nel recente DVD “London Calling”.

“Si, è vero: sembra che negli ultimi due anni non si sia mai smesso di parlare di noi, e ovviamente questo non ci fa che piacere”, ci racconta Fallon. “Sembra che tra un disco e l’altro non ci sia stata tregua. In realtà le canzoni di ‘The ’59 sound’ le avevo scritte molto tempo fa, quelle di ‘American slang’ sono venute fuori molto in fretta, lo scorso inverno, quando abbiamo terminato il tour e sono tornato a casa per un paio di mesi”.

Fallon, che ora si è trasferito dal New Jersey a New York, spiega che proprio l’aver scritto le canzoni in tempi recenti ha inevitabilmente trasformato i temi delle storie, che parlano sempre della ricerca del proprio posto nel mondo, ma ora dal punto di vista di qualcuno che è cresciuto e deve affrontare la vita reale: “ Ho usato il titolo ‘American Slang’ perché è un’espressione che si interroga su cosa sia l’ ‘American life’, la struttura sociale del nostro paese. C’è gente molto ricca e gente molto povera, e poi c’è ovviamente gente nel mezzo. Quella canzone, e in generale il disco, parla della ricerca di una collocazione, della ricerca di un posto tra le gente, in quella che qualcuno chiama la middle class”.

“American slang” è stato anche il primo singolo estratto dal disco, supportato da un bel videoclip che Rockol vi ha mostrato in anteprima poco tempo fa: “Anche con le immagini abbiamo cercato di mostrarare come vivere in America ti possa sopraffare, ti possa far sentire perso”, continua Brian. “Con tutto quello che ti succede attorno, hai sempre la sensazione che dovresti fare qualcosa di meglio, anche se non sai bene cosa dovresti fare di preciso. Ovviamente non è come a Hollywood o su Internet, dove tutti ti ripetono che in America puoi e devi diventare una star. Quando cresci, devi uscire là fuori e trovarti un lavoro vero, metter su famiglia, e spesso ti rendi conto che non hai una direzione. Per di più noi americani non abbiamo tradizioni a cui appigliarci: me ne rendo conto ogni conto che vengo in tour in Europa. Noi americani non sappiamo cosa sia l’America. Forse non abbiamo neanche un vero linguaggio, ma solo uno slang…”.

Dal punto di vista narrativo, Fallon ha fatto una scelta ben precisa, nell’ultimo album: evitare ogni citazione o riferimento ai suoi eroi musicali e non, che spuntavano copiosi tra le righe di “The ’59 sound”: “Le nuove canzoni parlano della ricerca della propria identità, e anche noi stiamo cercando la nostra…. In precedenza volevo semplicemente far capire alla gente da dove venivamo. Ora non credo ne avessimo più bisogno”.

Tra le citazioni preferite di Fallon nel disco precedente c’è l’artista a cui i Gaslight Anthem vengono paragonati più spesso. Proprio lui, l’uomo del New Jersey per eccellenza… “E’ strano vedere il proprio nome accostato così spesso a quello di qualcun altro. Voglio dire, ti può capitare di peggio di essere paragonato a Bruce Springsteen. Lui è un eroe, e non solo del New Jersey, che è la nostra terra. Lui è un grande, è una gran persona, è uno che non ha dato di matto nonostante il successo”, spiega ridendo Brian.

“Ma noi non abbiamo iniziato a suonare per emularlo. Abbiamo messo in piedi una band perché pensavamo che potevamo farlo da soli. Io ero l’unico della band a cui piaceva… Per di più, mentre incidevamo ‘American slang’ abbiamo ascoltato soprattutto rock inglese degli anni ’70, di quello che finalmente si era sganciato dal pop e dai Beatles, come gli Stones di quel periodo e i Clash. E, per dirla tutta, la mia band preferita sono i Pearl Jam, ma nessuno lo nota mai… Tutti continuano a dire: venite dal New Jersey, come Bruce Spingsteen… Ma il New Jersey è un posto terribile”.

Per vedere i Gaslight Anthem non ci sarà bisogno di andare così lontano, per altro: saranno in Italia il 18 agosto per suonare al Festival di Radio Onda D’Urto a Brescia.

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Young fans calling

“Il mondo si divide tra chi ama Bruce Springsteen e chi non l’ha mai visto dal vivo”, diceva qualcuno. Certo, è facile essere fan quando ti pubblica un DVD come “London calling: Live in Hyde Park”.  3 ore di concerto, riprese come si deve, con un’energia che molti gruppettini di ventenni neanche si sognano.

Però la cosa di cui molti fan non si rendono conto è che Springsteen è vecchio. Non nel senso dell’età anagrafica, ma nella percezione di una buona fetta del pubblico musicale. E’ “uncool”, viene considerato un po’ tamarro, soprattutto da chi ascolta musica indie o musica gggiovane a tutti i costi – e questo mette in secondo piano tutto il resto.

Così mi sembra una mossa intelligente, quella della Columbia: per “svecchiare” il boss ha dato in esclusiva a Picthfork – la bibbia degli indie – il video di uno dei momenti più belli del DVD: il duetto su “No Surrender” con Brian Fallon dei Gaslight Anthem.

I Gaslight sono del New Jersey anche loro, springsteeniani fino al midollo. Non sono fighetti come tanti giovani colleghi, ma sono comunque indie, e quell’attitutidine punkettona alla fine è una “coolness” quasi inconsapevole. Se ne parla nei posti “giusti”, e a ragione perchè gli ultimi due dischi, “The ’59 sound” e “American slang” sono due mezzi capolavori, anzi interi. Una delle migliori band uscite negli ultimi tempi.

Qua c’è un altro duetto registrato negli stessi giorni, che non è stato incluso nel DVD: Bruce sale sul palco della band per cantare “The ’59 sound”.

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