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Il mondo musicale in cui viviamo

Volevo linkare questo articolo  nei “Music link del giorno” che metto nella colonna qua a destra. Poi l’ho letto, e questa sequenza di fatti ed eventi dell’ultima settimana mi sembra una fotografia perfetta delle contraddizioni della musica e della sua industria, oggi: divisa tra innovazione e conservatorisimo estremo. Da Digital Music News.

Pandora reached its 65 million registered user, an 8 percent jump since late July.

Vevo finalized an inclusion deal with Google TV.

Creative Commons launched a $550,000 “Superhero” fundraiser.

Issues were hashed, re-hashed and double-dissected at a pair of music conferences this week – the Future of Music Coalition’s Policy Summit (#FMC10) and Digital Music Forum West (#DMFW).   FMC10 notes here, DMFW notes here (right side).

Gene Simmons criticized the music industry for lacking the balls to sue every single file-swapper.  But the discussion soon shifted to some other things major labels would do if they really had the balls

T. Bone Burnett advised artists to “stay completely away from the internet”.

Interscope Geffen A&M revenues are now 70% digital.

NPD Group presented 9 reasons why consumers don’t purchase downloads.  The industry picked-apart and criticized the findings.

Scary stat: The anti-cholesterol drug Lipitor outsold the entire US-based recording industry in 2009.

Oh, and TuneCore CEO Jeff Price blew his lid.

The Echo Nest scored a $7 million funding round.

Aggiungo, a commento della sparata di Gene Simmons (tieni ferma quella dannata linguaccia!), un altro articolo di Digital Music News: 7 Things the Majors Would Do Right Now, If They REALLY Had the Balls…

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Google sta uccidendo la musica e il giornalismo?

Uno non fa in tempo a scrivere una cosa sulla morte e l’uccisione del videoclip, che le allegre metafore criminali tornano a ripresentarsi, su argomenti analoghi.

Da qualche giorno in rete c’è un interessante dibattito sulla morte della critica musicale – interessante per qualcuno, chiaramente. Un sacco di gente giustamente dirà: chi se ne frega dei critici…

Comunque, il protagonista è Chris Weingarten, uno che si definisce “the last rock critic standing”, che per sfida ha aperto un account Twitter in cui fa recensioni di 140 caratteri.

Sostiene Weingarten che il SEO – la search engine optimization, ovvero l’ottimizzazione delle pagine internet per farle apparire in cima alle ricerche di Google – stia ammazzando la critica musicale. E’ tutta una questione di numeri, ormai: chi scrive prima, il voto che si dà al disco, e così via. Non c’è più bisogno di approfondimento, di contestualizzazione.

Riassume  la questione Everett True – firma storica del giornalismo inglese – in questo articolo.

Tutto vero: ormai, chiunque può scrivere di qualsiasi cosa. Chiunque può aprire un blog e sparare sentenze, senza nessuna preparazione, senza nessuna autorevolezza. Però.

Però io credo che molta di questa gente che scrive queste cose rimpianga un passato in cui i critici  erano (o si ritenevano) gli unici depositari della verità musicale. Oggi chiunque è libero di formarsi un’opinione, anche direttamente, nel mare magnum della rete.

E comunque ci sarà sempre bisogno di qualche filtro in tutte queste ondate di musica che ci arrivano addosso. I filtri hanno bisogno di autorevolezza e l’autorevolezza ha bisogno sia di standard giornalistici elevati – acesso diretto alle fonti, controllo delle fonti indirette, verifica delle informazioni, precisione, buona scrittura – sia di nuovi standard digitali – come la puntualità, l’inclusione di tag che facilitino la ricerca.

Tutto questo ha un altro però. Quello di Weingarten è un discorso che riguarda soprattutto il mondo anglosassone. Perché in Italia una vera critica rock ha sempre fatto fatica ad esistere, salvo poche eccezioni.

Ciò nonostante tutti vogliono fare i critici musicali: la maggior parte della gente che scrive a Rockol per proporre collaborazioni, invia recensioni, e soprattutto di indie rock. La miriade di blog in circolazione ha semplicemente liberato un desiderio represso: l’italia è un paese pieno di commissari tecnici della nazionale di calcio e di critici musicali.

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Eppur qualcosa si muove (2)

Appunti sparsi su cose che stanno succedendo nella musica in questi giorni.

Marcare il territorio:  Google ha lanciato il suo motore di ricerca musicale. Se cercate artisti, canzoni e dischi vi rimandano verso siti partner: Lala, MySpace ecc. La cosa è spiegata da Google sul suo Blog e qua c’è una news di Rockol. Insomma, l’ennesima espansione di Google, che marca un altro territorio…

Videogiocare al DJ e al metallaro: il settore dei videogiochi musicali è tra i più dinamici. Ieri è stato lanciato DJ Hero, corrispettivo di Guitar Hero, cosa che certifica – se mai ce ne fosse bisogno ancora – lo status di divi dei DJ. Una volta non avevano faccia, si nascondevano dietro le console, non si vedevano nei video… ora assomigliano sempre di più a delle rockstar, in termini mediatici. Anzi, sono più rockstar delle rockstar stesse.

Poi sono usciti nuovi videogiochi dedicati ai Metallica  – una versione  dedicata di Tap Tap Revenge, e ormai da qualche tempo Rock Band per iPhone, che mi sembra decisamente meglio di Tap Tap, per giocabilità e repertorio.

X-Factor: Infine, segnalo questo post del blog di Ernesto Assante, che prende spunto da X-Factor per ragionare sulla distinzione tra cantanti, interpreti e autori.

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