Tag Archives: Grateful Dead

#NowListening (8)

Rubrichetta estemporanea di micro recensioni e cose ascoltate da queste parti, altri dischi oltre a quelli di cui si parla nello spazio canonico delle recensioni su Rockol.

(Il titolo è un link a spotify per ascoltare il disco, quando è disponibile. Qua una guida su come usare Spotify dall’Italia)


 

Grateful Dead: 30 days of dead

Ancora loro. Ne avevo parlato qualche settimana fa, ma ci ritorno. Perché sul New Yorker è uscito uno stupendo articolo sui loro archivi e sulle “Deadheads”. Oggi l’engagement dei fan è una parolina magica, una legge non scritta nell’era della musica digitale, ma i Dead erano già avanti decenni fa nel coinvolgere e gratificare i loro seguaci. E continuano, anche ora non esistono più. Se ne volete una prova attuale: nel mese di novembre hanno regalato un MP3 al giorno. Roba inedita. Una stupenda compilation. con quasi tutti i classici: per i fan, ma non solo un ottimo posto da dove cominiciare per scoprire la magia di questo gruppo. Si possono scaricare qua.

Nashville

In questo caso dovrei dire #NowWatching: è una bella serie che mi ha consigliato l’amico EmmeBi ambientata nel mondo del country-rock. La storia gira attorno ai conflitti di  due cantanti, una in declino e una giovane rampante. La serie è assai godibile, molto ben scritta – un po’ soap opera (che per me è un pregio). E con ottima musica, supervisionata da quel genio di T-Bone Burnett. La prossima settimana esce un disco-raccolta, un po’ di canzoni sono già su Spotify. Le ho raccolta in una playlist, qua.

Ed Romanoff – “Ed Romanoff”

Rimanendo nello stesso campo: un cantautore non giovane, ma all’esordio discografico. E’ andato in tour con Rachel Yamagata, nel disco c’è Josh Ritter. Il mondo di riferimento è quello: sound pulitissimo, voce profonda, scrittura narrativa fantastica. “St Vincent De Paul” è un capolavoro. Poi ci tornerò, mi sa.

Macklemore & Ryan Lewis: “The heist”

Cambiando genere: un rapper bianco che ho scoperto grazie ad un “Tiny desk concert” (i concerti in redazione della NPR che abbiamo copiato per Live@Rockol). “Same love” vale il disco, da sola – sia per la passione dell’intepretazione, sia per il tema, l’omofobia: “It’s human rights for everybody/There is no difference”. L’amore è uguale per tutti.

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Finley Quaye – 28th february road

Una volta era “lo zio di Tricky” (ma il trip-hopper si incazzò per questa trovata pubblicitaria). Poi azzeccò una canzone, “Dice” (con Beth Orton), che ebbe successo grazie all’inclusione in una scena topica di “The O.C.” – e che generò una memorabile parodia in “Chuck”. Poi è scomparso. Da talmente tanto tempo che non ha neanche un sito, ora. Però ha pubblicato un disco nuovo e non è niente male. Pop un po’ elettronico, un po’ reggae. L’ho inserito come scusa per poter postare i due video, quello di “The O.C”. e soprattutto la parodia di “Chuck”…

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#NowListening (6 – official bootleg edition)

Rubrichetta estemporanea di micro recensioni e cose ascoltate da queste parti, altri dischi oltre a quelli di cui si parla nello spazio canonico delle recensioni su Rockol.

A questo giro parliamo di bootleg ufficiali dal vivo. Ce n’è per tutti i gusti, a partire dal progenitore della specie


Grateful Dead: Live/Dead

Nel novembre del ’69 usciva il primo disco dal vivo dei Dead. Poi Dio sa solo quanti ne hanno pubblicati, di live. Ma questo è uno dei live più belli della storia del rock, con quella fenomenale versione di “Dark star” che potete sentire  qua. E i Grateful Dead sono  i papà di tutti i bootleg ufficiali dal vivo, che ormai pubblicano con impressionante regolarità. Ma se non avete mai ascoltato questo, è da avere assolutamente.

Grateful Dead: “So glad you made it”

A tal proposito, ne è uscito uno nuovo, tratto dal tour del ’90 (verso fine carriera,  poco prima che morisse Jerry Garcia, ed uno dei migliori della band, a detta di chi la conosce bene). Questa è una versione ridotta di due CD – sul sito dei Dead c’è un mega box di 18 CD. Ma già questa versione è ottima e abbondante.

Pearl Jam: “Instant Classic: Missoula”

Il problema con i bootleg ufficiali è che non sai mai quale scegliere. Così è ottima l’idea dei Pearl Jam di aprire una linea di concerti memorabili, “Instant classic”, li hanno chiamati. Il primo volume della serie è davvero un classico. Ne ho sentiti tanti, di bootleg ufficiali (in fin dei conti sono loro che hanno fatto partire la mania con la pubblicazione di ogni concerto del 2000). E questo è uno dei 4-5 migliori.. Suona fantastico, scaletta ottima, band in palla. Imperdibile. Costa 5 dollari…

Rolling Stones: “Roundhay Park (Live, 1982)”

Anche gli Stones hanno una linea di bootleg ufficiali: li ho riscoperti in questi giorni, complice il debutto italiano di Google Music, dove si possono acquistare più semplicemente che sul sito della band, scegliendo canzoni alla carta. Tranne questo del 1982 che è in esclusiva il negozio di musica digitale di Google e va acquistato per intero (8 euro). Ce n’è da tutti i periodi (anni ’70, ’80, ’90 e zero) e di tutti i gusti (concerti negli stadi e nei club). Il mio preferito è “Brussel Affair ’73” con una strepitosa versione di “You can’t always get what you want” da 11 minuti.

Rolling Stones – “Live at the Tokyo Dome”

I veri eredi dei Grateful Dead sono Chris Robinson e compagni. Il primo disco post Black Crowes, “Big moon ritual” era un gioiello. “The magic door”, il secondo volume uscito a settembre, molto meno. Ma ci si può rifare con i bootleg ufficiali, zeppi di jam, cover, ospiti (Phil Lesh che suona in “Bertha”, guarda caso). Tutti comprabili alla carta.

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Storia sociale della musica pop e rock (2): anni ’60 e dintorni

In questa spazio, ogni settimana pubblico i materiali del corso “Storia sociale della musica pop e rock” che tengo alla Bocconi

Oggi in aula si parla di anni ’60 e dintorni. Un’etichetta, quattro artisti e un momento:

  • La motown (e la musica black negli anni ’60)
  • i Beatles
  • Bob Dylan
  • Jimi Hendrix e Woodstock
  • I Grateful Dead

La playlist della musica da ascoltare della seconda lezione (link a Spotify).  (qua Un articolo su come attivare Spotify dall’Italia)

La playlist dei video visti a lezione

testi di riferimento

  • F. Zanetti – Il libro bianco dei Beatles (Giunti)
  • G. Castaltdo, E. Assante – Il Tempo di Woodstock (Laterza)
  • D. M Scott, B. Halligan – Marketing Lessons from The Grateful Dead

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