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I nuovi iPod recensiti

(Da Rockol)

Rockol ha provato i nuovi prodotti musicali della Apple, l’iPod Touch e l’iPod Nano, presentati la settimana scorsa, e nei negozi da questi giorni. Due prodotti che segnano delle grosse innovazioni, soprattutto nel Nano.

6 generazioni in 5 anni: l’iPod Nano è sul mercato dal 2005, da quando rimpiazzò il “mini”, ma la 6G appena arrivata nei negozi è la più radicale reinvenzione di quello che è il più popolare lettore musicale digitale di Apple.

Un quadratino metallico colorato pochi cm per lato: assomiglia al “vecchio” iPod shuffle, il cosiddetto 2G (a cui assomiglia anche il nuovo Shuffle 4g, che però è decisamente più piccolo). Solo che al centro del Nano non ci sono i tasti, ma uno schermo touch in vetro. Quattro icone per schermata, orientabili e spostabili come ci pare, poche funzioni, ma assai funzionali: la musica (a cui sono dedicate 7 icone: riproduzione, playlist, artisti, mix genius, brani, album, compositori); le foto (caricate in versione ridotta), radio (incorporata), podcast , fitness (per tenere traccia delle attività) e orologio (viene voglia di agganciare un cinturino alla clip sul retro…).

Il tutto si comanda con una versione ridotta di iOS, il sistema operativo che gira su iPhone e Touch: sensibilità eccellente, menù chiari e funzionali, tasti di controllo che compaiono toccando lo schermo (e che si aggiungono ai tre fisici sul bordo, due di volume e accensione): pausa, avanti e indietro più un tastino info; facendo lo “swipe” verso sinistra compaiono la ripetizione, il casuale (attivabile anche scuotendo l’iPod) e la playlist genius. Strisciando il dito verso destra si ritorna al menu principale, come in tutto il sistema.

L’iPod Nano è un bellissimo oggetto, microscopico rispetto alle versioni precedenti (i caratteri piccoli potrebbero creare qualche problema di lettura, però). Perde la funzione video (di cui viene riprodotto solo l’audio; chissà che non venga recuperata) e ovviamente la videocamera. L’abbandono dei tasti fisici, ormai relegati allo Shuffle senza schermo e al Classic (che però non è stato aggiornato) è un vero salto in avanti, che per qualcuno potrebbe risultare troppo lungo.

Per quanto riguarda l’iPod Touch, ormai si può tranquillamente dire che non è più il “fratello scemo” dell’iPhone, ammesso che lo sia mai stato. Presentato nel 2007, inizialmente era come il telefono, ma senza telefono, dedicato a musica, video, navigazione e poco altro. L’introduzione dell’App Store nel 2008 è stata la svolta, trasformando il Touch in una console multimediale dedicata soprattutto ai giochi.

La nuova versione, la cosiddetta “4G” o quarta generazione, è la prima vera revisione sostanziale dal 2007 ad oggi, e lo si percepisce fin dalle prime battute: bordi arrotondati e fondo piatto, sempre su metallo lucido (peccato che non sia satinato e/o colorato, come per altri prodotti della famiglia Apple). Ancora più sottile, ma decisamente solido. Due fotocamere, una davanti, centrale e una dietro, con tanto di microfono.

Insomma, rinnovamento nella continuità: il “form factor” non è così diverso dal passato, ma è stato migliorato sensibilmente. Il Touch, poi, guadagna soprattutto due cose: il “retina display”, lo schermo ad alta risoluzione già visto sull’iPhone4, davvero brillante e definito. Dà una marcia in più al Touch, soprattutto in ottica di gaming: se provate un App che lo sfrutta, vi renderete conto che non ha rivali in quanto a grafica, in questo settore di mercato.

E poi la videocamera. Che serve sostanzialmente a due cose e mezzo. Le videochiamate con FaceTime, che viaggiano su wi-fi in modo semplice (appoggiandosi ad un account Apple e relativa email) e funzionano solo con altri touch e iPhone4 (che devono essere aggiornati al firmware 4.1, reso disponibile  l’altroieri). Poi si può ragionare sull’utilità della videochiamata, su come rimuova quell’utilissima privacy che vi permette di chiamare in mutande e/o bigodini qualcuno… Ma la camera di ripresa si può scegliere con un tasto a video: se usate la camera sul retro del touch, di fatto potete fare un “live streaming” di quello che state vedendo; sempre agganciati al wi-fi, chiaramente.

Poi c’è il secondo uso, che è quello per girare video: a 720p, in alta definizione, di ottima qualità ma senza zoom. Il consiglio è quello di investire qualche euro e comprare la versione portatile di iMovie, lo snello e funzionale programma di editing video.

Il terzo uso a metà è quello fotografico: la camera del touch fa foto a bassissima qualità, di neanche un megapixel: non è chiaro se per limitazione hardware o software, ma comunque peggiori del primissimo iPhone e lontanissime dai 5mp dell’iPhone4 (che ha pure il flash). Quasi inutilizzabile, da questo punto di vista. Una strategia di differenziazione assai discutibile

Pur con questo difetto il nuovo Touch è davvero un salto in avanti rispetto ai vecchi modelli. Ne conserva la capienza (16, 32 o 64gb), l’identità ma rinnova in maniera decisa molte funzioni (il gioco su tutte) e ne aggiunge di nuove.

Prezzi da 169€ a 199€ per il nano (8 e 16 gb) e da 239€, 309€ e 409€ per il Touch (nelle versioni da 8, 32 e 64gb).

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L’iPod Classic è ancora vivo, Chris Martin un po’ meno

Diciamolo, seguire in diretta streaming una presentazione Apple è un divertimento. Non bisogna più leggere e ricostruire da tutti quei siti che fanno live blogging, si può vedere direttamente e direttamente commentare, anche se non si è li.

Poi, si può dire di tutto e si dirà di tutto sulle novità annunciate oggi – io rimando al pezzo scritto da Rockol da Londra, dove la Apple ha radunato i media europei.

Alcune note a margine: Nella presentazione è stato completamente ignorato l’iPod Classic, il discendente diretto dell’iPod originale. Si poteva supporre fosse stato “ucciso”. In realtà, è ancora in vendita, inalterato, e lo si vede sul sito della Apple assieme ai nuovi modelli.

Chi si lamentava della conversione euro-dollaro nei prezzi ora sarà contento.  Il famigerato “1 a 1” – l’equivalenza, nonostante il cambio reale ci sia favorevole – è stato abolito. Gli iPod in Italia costano più euro che dollari. Lo Shuffle, che in America costa 49 dollari, da noi costa 55 €  (include circa €15 di IVA, spese e imposte, specifica la Apple). Il Nano, che in America parte da 149 dollari, da noi è a 169€ (con €39 di IVA, spese e imposte). E così via.

Steve Jobs sembrava decisamente più  in salute delle ultime uscite. Quasi commovente, quando alla fine ha detto: “Quando facciamo questi eventi, chiudiamo sempre con della musica, per ricordarci perché facciamo tutto questo”. E Chris Martin, che ha chiuso la presentazione cantando tre pezzi, sembrava decisamente gonfio o palestrato, fate voi.

Ecco, con tutto il bene che vogliamo a Chris e ai Coldplay, la performance è stata imbarazzante. Ci mancava solo che dedicasse una canzone a sua figlia, che di nome fa Apple. In realtà, lui è stato simpatico, ha riso e scherzato, ma dalla fine di “Yellow” in poi, ha steccato e stonato in continuazione. Se i Flaming Lips fossero stati sul palco invece che sulla sua maglietta, sarebbe stato decisamente meglio…

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Il senso delle proporzioni

L’altro giorno  è stata presentata l’annuale ricerca sull’economia della musica, promossa dalle associazioni di settore (Disma, SCF, SIAE, FEM) e curata da Luca Barbarito dello IULM. Riassumere in poche righe dati spesso così complessi non è facile, ma dalla ricerca emergono dati interessanti.

Proporzioni
Sostanzialmente, oggi la musica vale 3,9 miliardi di euro, più o meno quanto l’editoria libraria, di più del comparto cinematografico e la metà di quello TV. In queste cifre ci stanno sia l’industria musicale vera e propria (discografia, live, strumenti, discoteche) che la cosiddetta “musica sparsa” .
Il valore globale del 2008 è in calo del 4% rispetto al 2007. Ma, spiegano, questo calo è determinato da un crollo dell’elettronica di consumo (-18%), senza quest’ultima, la flessione sarebbe solo dell 0,1%, che in un anno di crisi non è male. Certo, se confrontiamo i numeri con quelli di 10 anni fa…

Il riflusso dell’iPod
Il dato interessante di quel 18% in meno dell’elettronica di consumo è il crollo dei lettori MP3, che in un anno hanno venduto il 67% in meno. Un dato compensato – solo parzialmente- dalla vendita dei lettori digitali audio/video (+35%).
Siamo già al riflusso dell’iPod? Si e no. Il fatto è che gli iPod – ormai questo termine è sinonimo di lettore MP3, anche se  è un marchio registrato e quelli di casa Apple non sono chiaramente gli unici sul mercato -hanno raggiunto una soglia tecnologica tale da rendere minime le migliorie possibili.

Più piccoli di così è impossibile. La  maggior capienza serve solo ad una minoranza di utenti . Fanno video, giochi…. cos’altro possono fare di veramente rilevante per indurci a comprare un nuovo modello?
Quello che questo dato non dice è che, già da tempo, molta gente usa i telefonini, che al posto di riproduttori digitale “puri”. L’iPhone, che in Italia è entrato in commercio proprio nel 2008, è l’esempio più lampante: secondo una stima di AdMovi  pubblicata da iPhoneItalia, nel nostro paese ce ne sono 500.000.

Il rapporto Economia della Musica si può scaricare a questa pagina.

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La musica digitale, che shock

Adesso salta fuori che gli iPod possono dare scosse elettrostatiche attraverso le cuffie: è la Apple che mette le mani avanti…

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Usi non previsti

Che spesso gli oggetti tecnologici vengano usati in modi non previsti dai loro costruttori, è una cosa che capita. Che il nuovo iPod Shuffle sembrasse tutto fuorché un lettore mp3, lo si sapeva.

Che assomigliasse ad un pacchetto di cicche, qualcuno l’aveva notato. Ma che poi qualcuno abbia preso tutto sul serio e pensato di ingoiarlo…

Gizmodo pubblica queste foto e linka a questo video: una “Sword swallower” (non lo traduco, suonerebbe malissimo) del circo di Coney Island, si è esibita nel numero che potete ammirare. Lo Shuffle sarà il peggior iPod di sempre, ma magari è almeno il più buono.

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