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E uscimmo ad ascoltar le stelle

C’è un posto, a Milano, dove tutti dovrebbero andare almeno una volta: il Planetario. E’ un posto dove un proiettore ti riproduce le stelle del cielo, cosi come apparirebbero in qualsiasi momento e senza l’inquinamento luminoso che offusca le nostre città.
Ieri sera, mentre il resto del mondo guardava l’ennesima risurrezione di Steve Jobs e la nascita dell’iPad 2, qualche centinaio di persone ha guardato le stelle al Planetario ascoltando la musica di una nuova band, i Deproducers; ovvero Vittorio Cosma, Gianni Maroccolo, Max Casacci, Riccardo Sinigallia.

Non è la prima volta che dei musicisti usano quel luogo: Vinicio Capossela e Jovanotti, negli anni passati, hanno presentato lì dei loro dischi. E anche la connesione tra astronomia e musica non è nuovissima: Joan As Police Woman ha intitolato il nuovo disco “The Deep Field” citando una regione di cielo esplorata dal telescopio Hubble che contiene diverse galassie che ci appaiono giovani. E, anche dal lato astronomico, il legame è forte: consiglio “La musica del big bang” di Amedeo Balbi, astrofisico romano (e divulgatore sul bel blog Keplero). Però nessuno aveva pensato di fare un disco e un tour a partire dai planetari.

Ora, io ho una passione neanche troppo segreta per l’astronomia. Una volta sono andato al Planetario e, superata la cervicale che mi hanno causato le scomodissime sedie (sono le stesse di 80 anni fa, quando Hoepli lo donò alla città), sono tornato talmente incantato da tutto che mi sono messo a leggere un po’ di libri sulla questione, anche se ho sempre avuto un’allergia per la matematica e per la fisica. Quando ho ricevuto l’invito per la serata, ho fatto un salto sulla sedia: musicisti che stimo raccontano il cosmo.

Non sono rimasto deluso: i quattro – con l’aiuto di Howie B – hanno fornito un’anticipazione di quello che sarà un disco che uscirà in estate, e un tour nei teatri e nei planetari: musica tra rock ed elettronica,  suonata al buio, guardando il cielo muoversi, le costellazioni apparire sulla volta, filmati che spiegano le dimensioni del Cosmo. La vera sopresa è stata la presenza di quello che loro chiamano frontman: Fabio Peri, astrofisico, direttore del planetario, raccontava storie delle stelle, tra un brano strumentale e l’altro: un bravo affabulatore, con una bella voce, concetti chiari e suggestivi.

Insomma, bello davvero. Ho visto amici che non erano mai stati al planetario uscire dallo spettacolo con gli occhi sgranati dalla meraviglia. Fate un giro al Planetario, una volta. Se poi ci saranno i Deproducers, lo spettacolo sarà assicurato.

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Pink boots were made for walking

Joan As Police Woman live @ Patchanka

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by | 18 gennaio 2011 · 10:54 am

L’inevitabile playlist di fine anno – il meglio del 2010

Tempo di riassunti musicali, tempo di inevitabili playlist: massì, prestiamoci ancora una volta al gioco….

Qua c’è la mia classifica di fine anno per Rockol, qua sotto trovate la playlist con le canzoni più suonate dai miei vari ammeniccoli digitali. Il mio disco dell’anno è quello di Josh Ritter. Dalla classifica di Rockol ho lasciato fuori per qualche strano motivo “Infinite arms” dei Band Of Horses: se i numeri non mentono, “Laredo” è la canzone che ho ascoltato più volte quest’anno.

Schermata-2010-12-18-a-10.52.58-300x230In questa lista c’è quasi tutto quello che secondo me è uscito di buono quest’anno, tra canzoni, artisti e dischi. Riguardandola, mi viene da pensare che alla fine, il 2010 è stato un buon anno, per la musica almeno.


Alcune cose fuori lista da segnalare: Alexi Murdoch: Time without consequence è un disco del 2006 che ho scoperto di recente, ma che non riesco a smettere di ascoltare. Il nuovo disco di Joan As Police Woman, “Deep field”, che esce a gennaio, così come il nuovo Decemberists, “The king is dead”: “Down by the water” è la canzone più bella di questi ultimi mesi del 2010.

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