Tag Archives: Jonathan Wilson

#NowListening (7)

Rubrichetta estemporanea di micro recensioni e cose ascoltate da queste parti, altri dischi oltre a quelli di cui si parla nello spazio canonico delle recensioni su Rockol.

(Il titolo è un link a spotify per ascoltare il disco, quando è disponibile. Qua una guida su come usare Spotify dall’Italia)

Ray Stinnett – A fire somewhere

La Light In The Attic è un’etichetta inglese un po’ fighetta ma molto brava nel ripescare musica dimenticata: quella di Rodriguez o quella di quello strano caso che è la compilation “Country funk”. “A fire somewhere”, dicono, è un gioiello che doveva uscire alla fine nel ’71. Ma la A&M lo mise da parte. Ray Stinnett è  un frichettone che arriva della scena di Haight & Ahsbury, uno di quei modelli a cui si ispirano i vari Jonathan Wilson. Forse non è il tesoro dimenticato che ci raccontano, ma comunque un gran bel disco di musica psichedelica.

Jonathan Wilson – Pity Trials and tomorrow’s child

A proposito di Wilson, è uscito anche in digitale un 12″ pubblicato qualche mese fa per il record store day. Tre cover, tra cui una spettacolare versione di “Isn’t it a pity” di George Harrison (già pubblicata anche su un CD di Mojo).  Vedo che questa canzone la stanno riprendendo in molti (anche i My Morning Jacket, recentemente). Questa è la versione migliore.

My Morning Jacket – “It makes no difference”

Un altro EP per il Record Store Day, pubblicato per il Black Friday (il giorno dopo il Ringraziamento gli americani si danno allo shopping selvaggio scontato): i MMJ rendono omaggio a Levon Helm con una spettacolare cover della Band: l’avevano già incisa ai tempi di “I’m not there”, ma qua è dal vivo, con gli Alabama Shakes, assieme ad una versione altrettanto spettacolare di “Honest Man”.

Ferndando Saunders – Happiness

Lui è il bassista di Lou Reed, quello che ha sempre la banadana ai concerti. Ha fatto un disco niente male, pop-soul suonato come dio comanda, con ospiti. Lou Reed – che canta in “Jesus” , coprodotta dall’italiano Giovanni Pollastri, Suzanne Vega. Brutta copertina, posso dirlo? Ma gran bel disco.

Sacri Cuori – Rosario

Antonio Gramentieri,  Christian Ravaglioli e Francesco Giampaoli sono italianissimi. Ma incidono per la Decor (Mark Eitzel, Richmond Fontaine). E nei loro dischi c’è gente come John Convertino (Calexico), Isobel Cambpbell, David Hidalgo (Los Lobos), Marc Ribot. Un disco prevalentemente strumentale, atmosferico e desertico, spaghetti western music di grande fascino,

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Live@Rockol

 

 

Jonathan Wilson live in redazione (Scattata con Instagram presso Rockol)

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by | 28 giugno 2012 · 3:58 pm

Fricchettoni

Artista fricchettone del giorno: Father John Misty, ovvero J.Tillman (ex-Fleet Foxes) prodotto da Jonathan Wilson.

Questo è il singolo, “Hollywood Forever Cemetery Sings” l’album arriva il primo maggio.

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by | 14 aprile 2012 · 9:36 am

L’inevitabile classifica del 2011

…E come tutti gli anni, si tirano le somme della musica uscita negli ultimi mesi. Per Rockol ho fatto le mie top 5 “regolari”:

STRANIERI

1. Jonathan Wilson – “Gentle Spirit”

2. My Morning Jacket – “Circuitail”

3. Tom Waits – “Bad as me”

4. Tinariwen – “Tassili”

5. Wilco – “The whole love”

ITALIANI:

1. Verdena – “Wow”

2. Jovanotti – “Ora”

3. Daniele silvestri – “S.C.O.T.C.H.”

4. Ivano fossati – “Decadancing”

5. Tiziano Ferro – “L’amore è una cosa semplice”

Però poi uno le scrive, le riscrive e rimangono fuori un sacco di cose, di musica e di pensieri. Rivedendole, mi viene in mente che sia nei dischi italiani che in quegli stranieri le prime posizioni sono in realtà degli ex-aequo. Il disco di Jonathan Wilson l’ho recuperato recentemente, è retromaniaco, è vero. Ma è quello che sto ascoltando di più; è bello quanto quello dei My Morning Jacket, che sono la mia nuova passione, qualcuno l’avrà capito: li seguito da tempo, ma con “Circuital” hanno fatto un (altro) salto in avanti. Idem tra gli italiani: i Verdena e Jovanotti sono i due lati della stessa medaglia, due opere enormi, in tutti in sensi, quantitativo e qualitativo.

E poi ci sono i dischi rimasti fuori da queste classifiche, dischi che ho amato e consumato: Bon Iver, Decemberists, Horrible Crowes, Green Like July, Joan As Police Woman… Ed ecco qualche personalissimo premio aggiuntivo.

Concerto dell’anno:I Black Crowes a Vigevano e Fossati a Milano. Poi: qugello a cui mi sono divertito di più è stato quello di Cyro Baptista; quello che mi ha emozionato di più è Glen Hansard a Roma (ex-aequo con Keith Jarrett agli Arcimboldi) Quello che mi ha incantato di più è Jovanotti.

Band dell’anno: i Roots. Più per le cose fatte con altri (il disco con Betty Wright, quello con Booker T Jones) che per il loro disco, “Undun”.

Disco peggiore/Operazione WTF dell’anno: “Lulu”, Lou Reed & Metallica (anche se c’è una gran canzone, “Junior Dad”, vedi sotto).

Delusione dell’anno:  L’incomprensibile scelta dei Pearl Jam di non venire in Italia nel 2012. E anche John Mellencamp, che è arrivato per la prima volta nel nostro paese, ha fatto un bel concerto ma comportandosi da divo, quale non è da queste parti: un’ora di documentario inutile prima dello show e tante bizze, che hanno portato all’annullamento della data di Udine. Uno aspetta una vita di vedere un cantante, e questo fa lo stronzo…

Sorpresa dell’anno: Fraser Anderson, “Little glass box”. Un disco che ho scoperto in  una scena alla Alta Fedeltà, in un bellissimo negozio di dischi di Piacenza, Alphaville, dove mi sono rifugiato parecchie volte quest’estate. Un cantautore semplice semplice, con toni jazzati e grandi canzoni. Mi ha tenuto compagnia parecchio, questo album (anche se tecnicamente è uscito nel 2010). Grazie ai ragazzi di Alphaville per avermelo fatto scoprire. Se passate da quelle parti, fateci un giro: hanno un gran bel negozio, di quelli come se ne trovano ancora, e un bel blog su cui parlano di musica e cinema.

Notizia musicale dell’anno. Ce ne sono tante, non sempre belle: lo scioglimento dei R.E.M.  e il ritiro di Ivano Fossati, la morte di Amy Winehouse e di Clarence Clemons. O l’arrivo per la prima volta dopo 25 anni di Tom Petty. Ma se proprio deve sceglierne una:  il ritorno di Springsteen in tour, in Italia, con la E Street Band. Posso tollerare di vivere in un mondo musicale in cui i R.E.M. non fanno più dischi e concerti, ma non in uno in cui non posso più sperare di vedere il Boss dal vivo…

Libro musicale dell’anno. Ne sono usciti parecchi. Ma direi “The last sultan” di Robert Greenfield, che racconta la storia di Ahmet Ertegun, il fondatore dell’Atlantic Records (ci ritornerò con un post). E poi: la biografia di Bob Mould, “Il tempo è un bastardo”, di Jennifer Egan. E, ma si, “Retromania” (premio hype dell’anno).

Film Musicale dell’anno: PJ20, di Cameron Crowe. Ovvero come dovrebbe sempre essere fatto un rockumentary.

Canzone dell’anno: “One Sunday Morning” dei Wilco: come costruire un piccolo capolavoro su un unico giro di chitarra, ripetuto per 12 minuti.

E, già che ci sono, ecco anche le altre canzoni: questa lista non ha la pretesa di essere una vera e propria playlist. Sono solo le canzoni più suonate sui miei vari ammennicoli digitali nel 2011, ordinate per numero di riproduzioni, secondo il contatore di iTunes. Ne ho tenuta una sola per album (e ho tolto dal conteggio i R.E.M., che sono fuori gara, soprattutto quest’anno…). Però rappresentano bene, nel mio piccolo, uno spaccato della buona musica di quest’anno.

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