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Impressioni di Febbraio

Sanremo è quella cosa che finche c’è, sembra la più importante del mondo. O, almeno, sembra che te lo ricorderai. Le canzoni sembrano belle (o almeno memorabili). Le polemiche sembrano importanti, i personaggi sembran persone vere destinate a durare.

Invece, finito Sanremo, ti dimentichi di tutto. Non solo canzoni non le ascolti mai più, la maggior parte le rimuovi proprio, come se non fossero mai esistite. Il 99% dei personaggi che girano attorno al Festival tornano nelle loro celle di ibernazione, pronti ad essere congelati per altre 51 settimane, e scongelati in tempo per la prossima edizione.

Non capita spesso di assistere ad un Festival che produca una cosa memorabile, anche una sola, di quelle che ricorderai finché campi. Come quella volta che Springsteen o Madonna feceri ospitate indimenticabili, quella volta che Vasco rubò il microfono, quella volta che  Bono & The Edge cantarono voce e chitarrra.

Beh, questa volta, una cosa del genere abbiamo avuto la fortuna di vederla: il duetto tra Patti Smith e i Marlene Kuntz. Hanno vinto loro, che sono riusciti non solo a portarla in Italia (dove è ogni due per tre, da qualche anno a questa parte), ma a farle fare un doppio duetto davvero emozionante. Riguardatelo, finché potete (la RAI fa sparire in fretta da YouTube i video della trasmissione)

Altri pensieri sparsi:

1)La serata dei duetti internazionali è stata una bella occasione, persa. Due grandi ospiti (memorabile anche Brian May, ovviamente), e tanti ospiti medi, per non dire mediocri. Immaginatevi una serata tutta con gente del livello di Patti Smith e Brian May…

2)Livello delle canzoni bassino. Si, è vero, lo diciamo tutti gli anni… Ma le canzoni-canzoni sono poche: Arisa (bravissima, davvero cresciuta), Noemi, Samuele Bersani, Marlene, Renga…

3)Livello dei giovani. Bah. Ci ricorderemo di “Carlo, Carlo” (gran bel tormentone), forse. Guazzone ha avuto una delle migliori idee del festival: suonare in giro per la città, ovunque, le canzoni degli altri giovani: ha la stoffa. Casillo: tutti a dire che ha vinto grazie ai fan su Facebook. Ma non dimentichiamo che quei fan li ha presi grazie alla cara vecchia TV (“Io canto”).

4)Sul versante televisivo:è stata abbandonata ogni velleità di far qualcosa che assomigli non dico ad un programma ma almeno ad una scaletta. Si è dato carta bianca ad uno che gioca a spararla grossa. Ma a parte tutto questo, vogliamo parlare della regia sulle esibizioni musicali? Sembrava che il regista non avesse mai ascoltato le canzoni, tanto si perdevano spesso passaggi fondamentali, le telecamere si impallavano o andavano su dettagli inutili.

5)La rete. Se non ci fosse Twitter, il Festival sarebbe molto, molto meno divertente.

6)Infine: il momento più divertente di tutta la manifestazione. Comici? Nah. Soliti idioti? Ma figuratevi.. Chi è Siani?

No, lo strepitoso passaggio di venerdì di Gigi D’Alessio e Loredana Berté remixati in versione Unz-Unz da DJ Farggeta. Un momento di grande TV… E chissene se era in playback…

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Manufatti digitali

(Da Rockol):

Creare una struttura per promuovere nuovi artisti: di questi tempi può sembrare un azzardo. Ma non se si hanno le idee chiare e se si trasformano i limiti in potenzialità. Il nome di Al-Kemi Lab circola da qualche tempo in rete; da molto più tempo è sulle scene musicali italiane il nome del suo fondatore, un  grande della musica italiana: Gianni Maroccolo. L’ex bassista di Litfiba e fondatore di CSI e PGR ha creato questa “factory” assieme ad alcuni amici, una comunità dove la parola “artista” non è usata a sproposito perché non si fa solo musica, ma arte a 360°; ma allo stesso tempo si è consapevoli che i tempi sono cambiati, e che l’artista non è un’isola, non si estranea dal mondo: deve sapersi sporcare le mani, gestirsi e confrontarsi con il mondo oltre il suo lavoro “tradizionale”.
Uno dei primi prodotti della fattori è “Debut”, una sorta di sampler in cui ad artisti già affermati, come lo stesso Maroccolo, i Marlene Kuntz e il loro “side-project” Beautiful, IG, si affiancano nuovi nomi come Bastian Contrario, Clockmakers, Diverba, in un progetto multimediale con canzoni e video. “E’ tutto in via di sviluppo, questi sono i primi passi”, racconta Maroccolo a Rockol. “Per arrivare a fare questo tentativo ci ho messo dal ’90 ad oggi, perché tutto il mio lavoro come produttore e musicista arriva da lì… L’idea è la stessa di altre esperienze come il Consorzio Produttori Indipendenti: fare qualcosa nel contesto in cui uno sa fare cose. Io so fare questo: mi è sempre piaciuto darei ai giovani talenti un’opportunità di fare musica”. Con lui in questa factory ci sono Beppe Godano – che con Maroccolo lavora da anni al management dei Marlene Kuntz, Toni Verona (Alabianca), Antonio Contiero (il “maestro d’arte della bottega alchemica”, che si occuperà delle edizioni limitate che la factory produrrà), Zavo, Alessandro d’Urso, Luca Bergia.  “Al-Kemi Lab è il cappello che usiamo per definire le nostre attività, con una parte discografica, la Al-Kemi Records che produrrà dischi e musica in senso più stretto. Ma l’idea è quella di una factory proprio nel senso d Andy Wharol, che magari sarà pur un esempio ingombrante ma anche da seguire: un posto dove incontrarsi e far succedere delle cose. Un posto inevitabilmente virtuale, perché i tempi sono questi. Alcuni artisti sono nomo già noti, altri sono persone con cui avevamo delle chiacchiere aperte, e che abbiamo coinvolto, partendo dal presupposto che si sappiano gestire, sappiano pensare a se stessi. Non siamo più ai tempi degli anni ’90”. ll riferimento è al CPI, al Consorzio Produttori Indipendenti: un’altra factory in cui sono cresciuti proprio i Marlene: “E’ paragonabile a quell’esperienza la voglia di essere attivi, e di farlo attraverso le idee, non sfruttando successi effimeri dei singoli ma lavorando tutti assieme. Ma oggi non si può più partire dalle fondamenta, una grossa parte del lavoro se la deve smazzare l’artista”.
In questo, aiutano sicuramente i social network. Perché è vero che una parte del lavoro di Al Kemi è tradizionale, basata su manufatti originali e su edizioni limitate. Ma è anche vero che oggi è più facile attraverso il web arrivare ad un pubblico mirato: “I social network  sono il surrogato moderno delle fanzine… anche ai tempi del CPI c’era un’interattività costante, con altri mezzi, cartacei e telefonici. Oggi è chiaramente diverso: molti di noi sono già presenti sul web. Questo non significa che ci sia un popolo di potenziali clienti, ma sicuramente un popolo di potenziali persone molto motivate e interessate. Quindi faremo scelte e presenze molto mirate, niente spam e niente ricerche di mercato, ma un tentativo di comunicare con tutti in maniera seria”.
Dopo debut, Al Kemi Lab ha già un calendario di uscite e appuntamenti molto interessante: a settembre uscirà finalmente Beautiful, il progetto di Maroccolo e Marlene Kuntz con il DJ Howie B, e il debutto di Denise. Entro l’anno dovrebbero uscire un paio di altro album, nonché il lavoro di Alessandra Sellete “Saca ga usa”: una pianista di Roma e un’edizione limitata sotto forma di cofanetto di musica e testi e immagini. Per l’aprile del prossimo anno è previsto un “raduno alkemico” di tre giorni a Roma. E poi,  Maroccolo potrebbe pensare ad un nuovo disco solista dopo “A.C.A.U. – La nostra meraviglia” del 2004. Anche se non sarà proprio solista: “anche io quando farò un disco, lo farò in questo modo, chiedendo il contributo delle persone e coinvolgendole. Se interesserà a 300 persone, ne stamperò 300 copie…”.

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