Tag Archives: Michael Stipe

La trinità

 

la trinità

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(Brian Eno, Michael Stipe and David Byrne at The Kitchen’s gala benefit for Eno in New York on May 7, 2013 – by R.E.M. Fans United)

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by | 11 maggio 2013 · 8:41 am

La vita, l’arte, tutto quanto

Michael Stipe racconta la vita, l’arte e Tumblr a sei mesi dallo scioglimento dei R.E.M.

(Via Stereogram)

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by | 15 maggio 2012 · 11:10 am

Un lento a capodanno

Com’è tenero Michael Stipe che balla un lento a capodanno con Patti Smith, mentre canta Wichita Lineman

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by | 2 gennaio 2012 · 5:58 pm

Trattasi chiaramente di fotomontaggio

 

(non avevo mai condiviso questa foto. Ma oggi vale tutto, per i R.E.M.)

(Taken with instagram)

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by | 22 settembre 2011 · 10:36 am

Addio, e grazie per tutto il pesce: a proposito dello scioglimento dei R.E.M.

Ci hanno risparmiato tour d’addio o conferenze stampa strappalacrime. Tra un po’ non ci risparmieranno un nuovo  “Best of” (di cui in realtà si parla da tempo). E tra qualche anno non ci risparmieranno neppure una reunion: quella prima o poi tocca a tutti.
Però i R.E.M. si sono sciolti con lo stile che li ha sempre contraddistinti: un annuncio a sorpresa sul sito, un ringraziamento. “Our deepest thanks for listening”.

Potevano fare come fanno in molti: semplicemente smettere di suonare. In parte avevano già smesso, ma potevano starsene zitti. Invece hanno preferito essere onesti con se stessi e con i fan. Se li conosco, questa decisione era presa da mesi, ma l’hanno comunicata solo ora per evitare ogni sospetto di speculazione discografica. Sono certo che quello che hanno scritto sul sito sia vero e non sia un una strategia suggerita dall’ufficio stampa: si lasciano da fratelli, senza coltelli e senza avvocati, contravvenendo allo stereotipo rock della separazione traumatica. Non ne avevano più voglia.

Credo di conoscerli bene, i R.E.M. Li seguo da 25 anni e ho avuto la fortuna di frequentare il loro entourage, di vedere in prima persona come lavorano al di là delle interviste che vengono concesse a noi giornalisti. Sono notoriamente la mia band preferita, e sono stati uno dei motivi per cui faccio questo lavoro.

La notizia del loro scioglimento mi ha intristito e mi ha colto di sorpresa, un po’ come è successo a tutti.
Però.
Però un po’ era prevedibile e un po’ uno poteva aspettarselo – magari faceva finta di non vederlo, ma questa è un’altra storia.

Ecco, con il senno di poi, gli indizi che avevamo sotto gli occhi e che nessuno ha voluto leggere con chiarezza.

  1. La promozione di “Collapse into now” aveva mostrato una band con poca, pochissima motivazione per il futuro, pur avendo prodotto un disco più che dignitoso, che lasciava ampi spazi di manovra. Una malavoglia evidente da molte dichiarazioni. Io l’avevo percepita, mi aveva fatto tristezza, anche se speravo di sbagliarmi.
  2. Stipe ormai sempre più preso nei suoi interessi esterni: video, fotografia e quant’altro. Sempre più artista, sempre meno cantante di una rock band.
  3. Buck sempre più impegnato nelle sue band parallele. Le ha sempre avute, ma negli ultimi anni sembravano importargli decisamente di più dei R.E.M.
  4. Mills stava facendo la fine di Bill Berry, ormai sempre meno interessato alla musica e sempre più orientato a farsi i fatti propri.
  5. Una quantità di pubblicazioni secondarie, che toglievano luce ai dischi di studio. Un qualsiasi gruppo poteva tranquillamente convivere con una strategia del genere (l’intera industria discografica ci campa, su live, ristampe, best of…). I R.E.M. erano a disagio, evidentemente.

Insomma, il fatto è che i R.E.M. come li conoscevamo non esistevano già più da qualche tempo. Di fatto, avevano smesso di esistere con la fine del tour di “Accelerate” – trovate il video dei bis dell’ultimo concerto alla fine di questo post. “Collapse into now” – il loro disco più “classico” da decenni – era la loro lapide, anche se non ce l’avevano ancora detto.

I R.E.M. non esistevano più, e l’hanno semplicemente sancito pubblicamente.  Lo stile sta anche nell’uscire di scena al momento giusto e prima che qualcuno ti possa rinfacciare cadute di stile, intaccando una carriera basata sulla credibilità. Certo, alcuni avevano avuto giustamente forti dubbi sui loro ultimi dischi di inediti; forse non si sono mai davvero ripresi dall’uscita di Bill Berry, nel ’97. Ma trovatemi un nome di questo livello che abbia avuto così tanto consenso, quasi unanime… Nessuno li ha mai stroncati, neanche nei loro momenti meno fortunati.

Perché – che siate fan o meno –  i R.E.M. rimarranno uno dei gruppi più importanti di questi 30 anni: sono stati la prima band a dimostrare che si poteva passare dall’essere “di culto” al successo mainstream senza sputtanarsi, facendo scelte controcorrente, quasi suicide come quella di non andare in tour in momenti topici della loro carriera. Per questo, e per la loro musica, i R.E.M. sono la band che ha fatto da esempio a generazioni di musicisti.

Poi si vedrà. Il futuro? Mi fa un po’ paura, lo ammetto.
Mi fa paura soprattutto pensare a cosa può combinare Michael Stipe da solo, perché difficilmente troverà musicisti come Buck e Mills (con cui aveva musicalmente poco in comune, ormai).
Prima o poi probabilmente finirà, come notava un amico ieri sera su Twitter, a fare un disco di musica elettronica- campo in cui ha già giochicchiato in passato. Buck continuerà a giocare con le sue band parallele; Mills è quello che – se ne avrà voglia – riserverà qualche sorpresa.

A me, personalmente, mancherà l’intreccio unico tra quella voce, quelle chitarre e quelle armonie. E’ il mio suono. E per fortuna è il suono di molte persone.

Comunque sia, grazie. E ancora grazie
.

(E grazie anche a tutte le persone che negli ultimi 15 anni mi hanno permesso di avere un accesso privilegiato al gruppo. Bertis Downs, in primis, che con gli anni è diventato un amico vero. E la Warner italiana sia quella presente: Neve, Giordano, Gianni e Massimo; sia quella passata: Anna e Paolo).

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