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Buona la prima, anzi la quinta: il ritorno di X Factor

Tanto tuonò che piovve, e alla fine X Factor è tornato.

Dopo una lunga, lunghissima anticipazione durata 4 prime serate dedicate ai provini, ieri sera c’è stata la prima vera puntata della di XF5, su Sky Uno. Com’è andata? Bene, grazie.

Dopo il disastro di Star Academy, tornare a vedere X Factor è come respirare una boccata d’aria fresca. Anche se in realtà questa nuova edizione, la prima sul satellite dopo l’abbandono del format da parte della RAI, non differisce granché dalle precedenti. C’è uno studio grande, anzi enorme. C’è l’HD, per chi ce l’ha: che rende tutto più pulito, ma anche più gelido, con quelle immagini così precise e perfette. C’è un nuovo conduttore, Alessandro Cattelan, cresciuto alla scuola di MTV e poi della Ventura a “Quelli che il calcio”: però è parso molto rigido, forse un po’ bloccato dall’emozione. C’è sicuramente uno sforzo produttivo imponente, che avevamo notato anche nelle diverse conferenze stampa di presentazione.

Ma da queste parti non si fa critica televisiva, quella la lasciamo a chi la fa di mestiere. A Rockol ci si occupa di musica, quindi proviamo a ragionare un po’ su quel versante.

E la prima cosa da dire, che spicca ancora di più in confronto rispetto a Star Academy, è che il livello dei 12 concorrenti è alto, altissimo. Tralasciate il fatto che è stata eliminata una delle cantanti più brave, Rahma (la sosia di Taffy, chi se la ricorda?) a scapito de Le 5, uno dei due o tre nomi che non hanno convinto granché assieme ai Moderni e a Valerio. Lasciate perdere che si continua ad insistere sui gruppi vocali, fardello che ci si tira dietro dalla versione inglese del format: genere che da noi non ha né passato né futuro. Per il resto si è vista una manciata di cantanti molto bravi, di cui una bravissima, Antonella Lo Coco, gran voce e gran personalità esibita su un pezzo anche rischioso perché certamente non popolarissimo (“What else is there?” dei Royksopp).

Però, condivido quello che diceva su Twitter il mio critico televisivo di riferimento, Daniela Cardini: le esibizioni sono sembrate molto, molto brevi, a scapito di chiacchiere molto, molto lunghe della giuria. Certo, c’era l’esigenza tutta televisiva di (ri)costruire la chimica tra i giudici… Il problema (televisivo e musicale) è che c’è stato pochissimo spazio per il racconto dei cantanti, per far capire chi sono, anche e soprattutto attraverso l’esibizione della loro emotività.

E poi, i giudici: bentornato Morgan, come sempre bravo a condensare nei tempi televisivi spiegazioni musicali anche complesse. Brava Arisa, che se l’è cavata bene all’esordio. La Ventura è la Ventura. Ed Eio è Elio.

Personalmente, mi piacerebbe vedere un talent show in cui si cerca davvero l’eccellenza della musica e in cui i giudici siano cattivi quanto quelli di MasterChef, che bastonano i concorrenti se sbagliano anche minimamente la dose di un ingrediente. Hanno ragione, i fondamentali non si possono ignorare, in cucina come in musica. Ma, mi faceva notare un collega, questa logica è forse poco applicabile a X Factor, dove i giudici sono in concorrenza tra di loro e quindi un po’ devono blandirsi e un po’ devono blandire i concorrenti. Ci sono stati momenti in cui si vedevano i giudici dare giudizi musicali troppo buoni, in cui loro stessi non credevano. E’ già successo nelle passate edizioni e succederà in futuro. Tant’è.

Poi, mi sono ricreduto sui Kasabian: li ho sempre visti come un gruppo arrogantello inglese, un po’ sopravvalutato dall’hype dei giornali inglesi. Era un mio pregiudizio, basato anche sul fatto che i dischi precedenti non mi avevano convinto granché. Non sono tutto questo,  lo dimostra il successo che sta avendo “Velociraptor”. Però da lì a vederli come ospiti principali in una trasmissione che ha visto passare Katy Perry, Mariah Carey…. Invece ha avuto ragione chi ha deciso di portarli: la canzone funzionava anche in quel contesto, un buon passaggio, parzialmente rovinato dalla regia simil-videoclip (un brutto vezzo nostrano). E vabbé che erano in playback, ma ogni tanto è meglio un buon playback che un brutto live (avete visti Lou Reed e i Metallica da Fabio Fazio?).

Insomma, tutto sommato buona la prima. Commenti sui social network – per quello che possono valere, anche se Twitter in questi casi è un buon gruppo d’ascolto – largamente positivi. Bocciato invece l’Extra Factor, che vorrebbe essere per XF5 quello che il Dopo Festival è stato in diverse occasioni per Sanremo. Invece è sembrato un po’ raffazzonato, soprattutto all’inizio, con i due conduttori che vagavano in studio mentre praticamente non era ancora finito il programma principale. Meglio quando sono entrati Rocco Tanica & Co, e si è iniziato a fare un po’ di talk show anche, sulla musica.

Update: i dati Auditel rilevano una media di circa 750.000 spettatori, con un picco di 808.000.

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A proposito di Litfiba, sindaci e assessori

In queste giornate estive, la notizia più letta e commentata su Rockol è quella dell’assessore del PDL che, arrabbiato per alcune esternazioni di Piero Pelù ad un concerto in Sicilia, ha chiesto che la band non suonasse più nella regione.

Premessa, doverosa: il fatto che ci siano assessori e sindaci che si arroghino di decidere o suggerire chi può suonare in una città o regione mi sembra una delle tante derive liberticide di questo paese.

Però credo anche che un artista debba avere la responsabilità di quello che dice e del modo in cui lo dice. Non è questione di separare la politica dalla musica, come ha suggerito qualche nostro lettore su Facebook. I cantanti sono persone, con le proprie idee, che esprimono in quello che fanno. Le idee politiche non fanno eccezione.

Ma, appunto, i modi sono importanti: dire frasi ad effetto è troppo facile quando si è su un palco, con una folla adorante di fronte.

Seguo i Liftfiba dai loro esordi, e ho un enorme rispetto per la loro storia, per come hanno inventato una via italiana al rock. Ma il monologo iniziale dei loro recenti concerti – io l’ho sentito a Milano lo scorso aprile, non in Sicilia dove Pelù nei giorni scorsi ha detto le frasi contestate dal PDL – rischia di essere interpretato come una sequenza gratuita di slogan da piazza.

La retorica di quel discorso non è molto diversa da chi va in TV a promettere meno tasse per tutti, un milione di posti di lavoro o fa battutacce in luoghi istituzionali.

Beninteso: niente di quanto possono avere detto i Litfiba legittima il “diritto” a bandire un artista da un luogo. Ma le parole sono importanti, e bisognerebbe stare più attenti ad usarle. Vale anche per i cantanti, non solo per i politici.

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E finalmente ecco la canzone di Morgan

Su  iTunes e su Dada si può ascoltare/comprare la canzone di Morgan, “La sera”:

Sottoscrivo quello che dice Emmebi sul suo blog:

Un mix tra Umberto Bindi, atmosfere di Tim Burton e qualche licenza dannunziana. Il complesso è ricco e pretenzioso. Rispetto al (quasi) niente ascoltato ieri sera, sarebbe risultato un marziano. Specialmente per l’utilizzo pieno dei maestri dell’orchestra.

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