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Storia del rock a Bocconi: gli anni ’90, il ritorno delle chitarre

Oggi, al corso di Storia della musica pop e rock alla Bocconi   si è parlato di anni ’90, il ritorno delle chitarre e del grunge. Ecco i materiali della lezione.

  • Seattle, il grunge, i Nirvana
  • Il rock fuori seattle
  • La rinascita del festival rock
  • Il neoclassicismo rock
  • College rock,indie rock, Mainstream
  • Il rock inglese

La playlist dei video visti a lezione

testi di riferimento

  • Michael Azzerad – “American Indie 1981-1991” (Arcana)
  • Claudio Todesco – “Seattle” (Tsunami)

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Sound City (L’uomo più r’n’r dell’universo)

C’era un posto, nella “valley” di Los Angeles. Era uno studio di registrazione. Non è neanche dei più famosi. Esiste dalla fine degli anni ’60: è lì che si sono formati i Fleetwood Mac – la seconda versione, quando Mick Fleetwood incontrò Lindsey Buckingham, lo convinse ad entrare nella band e il chitarrista si portò dietro la sua fidanzata.

Quello studio è, da fuori, un brutto capannone in una zona semi-industriale il cui parcheggio spesso si allaga. Dentro fa schifo, è un casino. Ma in quello studio c’è una console fantastica, una Neve. C’è una stanza che ha un suono perfetto per la batteria. Le chitarre le fai suonare bene ovunque, dice Rick Rubin, ma la batteria…

E c’è la magia. In quello studio hanno inciso da Tom Petty, a Johnny Cash (il primo disco degli “American Recordings” con Rick Rubin), ai Rage Against The Machine, ai Nirvana.

Già, i Nirvana: è lì che venne inciso “Nevermind”. E’ da lì, da quel viaggio in furgone nel ’91 verso L.A., che nasce il rapporto di Dave Grohl con quello studio. Un rapporto che si è trasformato in un documentario – “Sound City”.

Del film si è parlato soprattutto per  i Sound City Players: il gruppo estemporaneo di musicisti messo in piedi da Grohl – che ha debuttato al “Sandy relief concert” lo scorso dicembre. Venne spacciata per una reunion dei Nirvana (Grohl con Novoselic e Pat Smear + Paul McCartney alla voce). Ma era invece un’anticipazione della colonna sonora/album legati a questo film. L’album uscirà a marzo. Grohl sta suonando spesso con i suoi amici musicisti in questo periodo – forse anche al SXSW, dove è “Keynote speaker”. Ma intanto ecco il film: si può comprare o nolleggiare su iTunes (in inglese ma con i sottitoli italiani, a questo indirizzo)

Ci sono due cose da dire su questo film. La prima è emotiva: “Sound city” è una bella storia. Una di quelle “micro storie”, di persone o luoghi apparentemente minori del mondo rock, che però sono rappresentative, paradigmatiche. Un po’ come la biografia di un discografico o la storia di una scena musicale, la storia di Sound City è la storia del rock in piccolo.  Dal boom degli anni ’60, quando bastava un singolo azzeccato per diventare ricchi, allo stardom, al passaggio al digitale, ad oggi.

La seconda è più razionale e riguarda il film.  Grohl ha messo in piedi un cast di primissimo piano: dai Fleetwood Mac a Trent Reznor, nel film ci sono tutti quelli che sono passati da questo studio. Il film è costruito bene, la storia raccontata come si deve, ricca di aneddotti memorabili e materiali di archivio rari o inediti. Forse il tono è un po’ nostalgico, anzi retromaniaco. Del genere “si stava meglio quando si stava peggio” – tipo quando si racconta il passaggio alla registrazione digitale, a come dopo venne rifiutata dallo studio per diverso tempo – e di come il software Pro Tools ha costretto alla chiusura molti studi di registrazione, tra cui lo stesso Sound City. Infine, il montaggio, spesso troppo frenetico (la regia ggiovane!), spezza un po’ la storia: diciamolo Grohl ha tanti pregi, ma non è proprio un regista di esperienza.

Ma a parte questo, “Sound City” è da vedere, poche storie.

Il finale, l’ultima mezz’ora che racconta quello Grohl ha fatto con quella console, dopo la chiusura dei Sound City, nel 2011.

Il finale che giustifica la colonna sonora in uscita a marzo.

L’ennesima dimostrazione che Dave Grohl è l’uomo più r ‘n’r dell’universo.

(Ma, Dio mio, tutto questo spazio a Rick Springfield?)

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Storia sociale della musica pop e rock (5): gli anni ’90 e il ritorno delle chitarre

In questa spazio, ogni settimana pubblico i materiali del corso “Storia sociale della musica pop e rock” che tengo alla Bocconi

Oggi in aula si parla di anni ’90, il ritorno delle chitarre e del grunge

  • Seattle, il grunge, i Nirvana
  • Il rock fuori seattle
  • La rinascita del festival rock
  • Il neoclassicismo rock
  • College rock,indie rock, Mainstream
  • Il rock inglese

La playlist della musica da ascoltare della quinta lezione (link a Spotify).  (qua Un articolo su come attivare Spotify dall’Italia)

La playlist dei video visti a lezione

testi di riferimento

  • Michael Azzerad – “American Indie 1981-1991” (Arcana)
  • Claudio Todesco – “Seattle” (Tsunami)

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This Is Radio Soulwax

Se vi piace la musica, dovete andare a questo indirizzo: http://www.radiosoulwax.com/. Se non conoscete già David e Stephen Daewele, in arte Soulwax e/o 2ManyDJs, potreste rimanere ipnotizzati. E anche se li conoscete rimarrete a bocca aperta.

I due hanno messo on line dei mix di un’ora – e altri ne metteranno nelle prossime settimane. ma definirli così è riduttivo: “We call them mixes, but in reality they are more like musical films based on the record sleeves”, dicono loro. Non sono semplici mix e mash-up di canzoni, genere per altro in cui sono bravissimi (i migliori?). Le canzoni sono mixate con le rispettive copertine animate. E vi assicuro che anche detto così non rende l’idea: il risultato è spettacolare, a dir poco.

E infatti è lo spettacolo che i due portano in giro da diversi anni, ormai. E metterlo in rete, così, è una bella scommessa.

Instead of releasing another 2manydjs mix album, we’ve tried to come up with something different, a new way to share music we love with you. Besides, we had too many ideas to put into one compilation and too many records to not do something more, something outrageous!

Il modo migliore per farvi ipnotizzare da questi mix – “Introversy” contiene 420 “incipit” di canzoni!-  è scaricare l’app per iPad, che vi permette anche di scaricare il mix e vederlo off-line.

Il mio momento preferito, per ora, è il passaggio in cui mixano i Nirvana con i Sonic Youth (sotto trovate la versione audio, ma quella visiva è un’altra cosa). Ma nei loro mix si trova di tutto, da Celentano a Tullio DePiscopo, dalla musica giapponese, alla disco, al classic rock. A dimostrazione che la musica è una sola, quando si hanno buone orecchie e buone idee. E, in questo caso, buoni occhi.

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