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Cose che ho imparato leggendo le classifiche di fine anno (ovvero il listone dei listoni del 2013)

Ad un certo punto ho perso il conto. Ne ho lette a decine. Mi sono sempre piaciute le classifiche di fine anno, ma questa volta mi sono messo di buzzo buono e  ho spulciato in maniera (quasi) sistematica tutte quelle che sono riuscito a trovare in rete.

Patologico, nevvero?

Così, dopo avere fatto i miei listoni personali, dopo avere coordinato il referendum di Rockol, ho fatto un listone dei listoni. Ho scelto  le mie classifiche musicali preferite tra quello che ho letto e le ho classificate: la più bella, la più classica, la più eclettica, e così via. Una sorta di personalissima metaclassifica delle classifiche (redazionali).

Leggendo tutte queste classifiche ho imparato che:

  • La classifica di fine anno non è solo un dovere per le testate musicali, è un diritto inalienabile di chiunque ascolti/scriva/scribacchi di musica (siamo un paese di allenatori della nazionale di calcio e critici musicali, dico sempre).
  • Lamentarsi delle troppe classifiche di fine anno è un diritto altrettanto inalienabile. Anzi, per molti sembra diventato un dovere da esercitare a voce alta.
  • A spanne, il disco dell’anno è “Yeezus” di Kanye West, per acclamazione delle varie testate. C’è anche chi ha fatto i conti precisi, sommando i vari risultati. Il che ha generato effetti tragicomici  – secondo Metacritic  il voto più alto del 2013 lo ha ottenuto un album del ’77 (vedi  “le classifiche più matematiche”,  in basso).
  • La matematica è un’opinione, nelle classifiche di fine anno.
  • Nel 2013 c’è chi fa le liste di fine anno usando excel. Ma perché non un Power Point con 20 righe per slide?
  • “I soliti noti più un paio di botte di fighettismo per far scena”. (Luca DeGennaro sulla classifica di Billboard, su Twitter)
  • La frase di cui sopra è la regola aurea di ogni classifica.
  • I beneficiati del fighettismo per far scena non sono oscuri album indie. Anzi, la scelta più fighetta nel 2013 è spesso il pop.
  • Fighettismo estremo (1): mettere al numero 1 di una classifica importante un disco uscito una settimana prima della classifica stessa, (quasi) solo per poter fare “gne gne” a tutti gli altri che non han fatto in tempo a “classificarlo”.  (Beyoncé nella classifica di Billboard).
  • Fighettismo estremo (2): mettere solo 10° il disco a cui hai dato il secondo voto più alto durante l’anno: (“Reflektor” degli Arcade Fire su Pitchfork).
  • Il grande mistero dell’anno sono i Vampire Weekend. Non perché “Modern vampires of the city” non sia bello, anzi. Ma perché vederlo in cima a così tante classifiche… Boh. Mi sembra un’effetto a valanga (“L’han messo loro? Lo mettiamo anche noi!”) e continuo a pensare che sia il disco più sopravvalutato dell’anno, ma è evidentemente un problema mio.
  •  Pitchfork e Rolling Stone hanno lo stesso numero 1 (Vampire Weekend, appunto). Pitchfork ha un problema. E anche Rolling Stone.
  • C’è addirittura chi fa già le classifiche del 2014. Una lista di 100 dischi, mica 10. Indovina? Vince lo stesso artista che ha trionfato nel 2013. Kanye West ha vinto già la prima classifica dell’anno prossimo, quella di Stereogum.

Bando alle ciance – ecco le classifiche classificate secondo il mio personalissimo gusto – cliccando sull’immagine si va all’originale. In coda le classifiche individuali di amici/conoscenti/blogger/giornalisti/critici pescate in giro sui social (ma diverse persone di cui avrei voluto leggere le classifiche non le hanno fatte: pigrizia o fighettismo?).

 

emusicLA PIÙ BELLA: Emusic

(Numero 1: The Knife, “Shaking the habitual”; fighettismo: The Knife, “Shaking the habitual” al primo posto).

La più bella, non la migliore: una classifica interattiva (anche su bellissime app per iOS) fatta di dischi sfogliabili come mazzi di carte, con recensioni e preascolti. Una goduria per occhi e orecchie: peccato che in lista ci siano scelte tra l’assurdo e il fighetto estremo (Costello & i Roots al 98° posto… oltre al primo posto: Knife. Vabbé.). C’è stato un tempo in cui emusic era un ottimo servizio di musica digitale – grazie ad una sua classifica di fine anno scoprii uno dei miei album preferiti degli ultimi anni (“The ’59 sound” dei Gaslight Anthem). Ora è stato scavalcato dallo streaming, ma ciò nulla toglie alla bellezza (estetica e funzionale) di questa classifica.

 

LA PIÙ CLASSICA: MOJO 

(Numero 1: Bill Callahan, “Dream river”; fighettismo: la completa assenza di dischi pop).

Mojo è la bibbia del classic rock e la sua classifica rispecchia in pieno questo status. Al secondo e al terzo posto, Bowie e Daft Punk, per dire. E’ quella con cui la mia scelta personale ha più punti in comune, ma al di là di questo è forse la più equilibrata in circolazione, fatta salva la quasi totale assenza di pop (solo i Per Shop Boys che, beh, sono classic pop). Per dire, quella del rivale Uncut è molto, ma molto più noiosa. Sfogliare la classifica di Mojo sul numero di fine anno è una goduria, per appassionati del genere.

 

 LA PIÙ ECLETTICA: NPR MUSIC 

(Numero 1: nessuno, non sono in ordine; fighettismo: metter in lista “The Jazz Age” di Brian Ferry,)

La radio pubblica americana è una fonte inesauribile per chi ascolta musica, tutta la musica. Questa lista secondo me è la più bella che ci sia in circolazione: spazia dal classic rock al jazz, passando per l’hip-hop, il pop e tutto quello che sta in mezzo, con micro recensioni che ti fan venire voglia di ascoltare tutto. Non la metto al primo posto della classifica delle classifiche solo perché è una lista in ordine alfabetico.

 

   LA “INSTANT CHART”: BILLBOARD

(Numero 1: Beyoncé, “Beyoncé”; fighettismo estremo: Beyoncé al 1° posto)

Beyoncé ha fregato tutti, con la pubblicazione a sorpressa del disco. E tutti quelli che hanno fatto le classifiche di fine anno se ne sono fregati : di tutte quelle che ho letto, quella redazionale di Billboard è l’unica ad includere il disco, uscito il 13 dicembre. E l’han messo addirittura al primo posto.  Ecco,mettere al numero 1 di una classifica annuale un disco una settimana dopo la sua uscita – è proprio quella cosa lì: fighettismo estremo.

 

L’ANALISI PIU’ INTERESSANTE: GRANTLAND

A proposito di Beyoncé – Grantland ha fatto uno specialone sul 2013 dove la cosa più più interessante non è la (banale) classifica, ma questa analisi: il 2013 è The Year Music Failed to Blockbust – che, tradotto, significa: la fine del mega hype costruito per lanciare i dischi (Lady Gaga, anyone?): “The “Beyoncé model” will be the rage in 2014, since it seems to be a smashing success. Music will be falling out of the sky like formerly space-bound 30 Seconds to Mars singles. This will be the new delusion”. Tenete un ombrello a portata di mano. Anzi, forse è meglio un casco.

 

LA PIÙ DIVERTENTE: VICE UK

Non amo particolarmente lo stile di Vice, ma questa meta-classifica è da piegarsi in due. Due chicche:

36: Band trying to be the band Arcade Fire were trying to be four years ago.

35: Band trying to be the band Arcade Fire were trying to be eight years ago.

E così via. Amen.

 

LA PIÙ DIVERTENTE (ITALIA): SOLO MACELLO (tutta la verita’ sui dischi più di merda del 2013)

(Numero 1: Pearl Jam, “Lightining Bolt”):

Quando ho letto che i Pearl Jam avevano vinto il “Premio Tom Petty” (sottotitolo “menzione d’onore, stronzo d’oro, palma de cazzi, orso ricchione”) mi sono capottato dal ridere.

 

  LA PIÙ ECUMENICA

(Numero 1: Vampire Weekend, “Modern Vampires of the City”; fighettismo: il primo posto ai Vampire Weekend)

C”è tutto e il contrario di tutto: Kanye West, Paul McCartney, i Daft Punk, John Fogerty, gli Arctic Monkeys.. tutti a distanza di poche posizioni l’uno dall’altro. Ma, seriamente: i Vampire Weekend disco dell’anno per Rolling Stone? La sindrome dell’avere bucato il disco precedente, come commentava su Twitter Paolo Madeddu? O tentativo in extremis di Pitchforkizzazione?

 

LA PIÙ PREVEDIBILE:  NME

(Numero 1: Arctic Monkeys – ‘AM’; fighettismo: gli Strokes al 41° posto – credo sia l’unica classifica in cui il disco è entrato)

Per chi, come me, è cresciuto musicalmente negli anni ’80 e ’90, recuperare il numero di fine anno dell’NME era uno dei riti natalizi più belli: la stampa inglese, al tempo era la bibbia. Però già allora si capiva con largo anticipo chi sarebbe finito al primo posto, e oggi è ancora più facile. Infatti: “AM”, Arctic Monkeys. Perché mettere Kanye West o, peggio, gli Arcade Fire (14!) sarebbe stato troppo prevedibile. The thrill is gone, come diceva quel vecchio adagio blues.

 

PitchforkQUELLA CHE ERA MEGLIO UNA VOLTA:  PITCHFORK

(Numero 1: Vampire Weekend, “Modern Vampires of the City”. fighettsimo: gli Arcade Fire solo decimi)

Il dato più interessante è che Pitchfork e Rolling Stone hanno lo stesso numero 1 – il che dice molto sulla direzione di entrambi. Mi immagino i Pitchforkoni sotto la redazione brandendo “Reflektor” solo (decimo) e “Yeezus” (solo secondo), urlando “9.2!” e “9.5!”, incazzati perché non hanno vinto i loro beniamini. Prima di leggere questa classifica, comunque, passate da quella di ViceUK di cui si diceva sopra, e vedete l’effetto che fa…

 

LA PIÙ ISTITUZIONALE: MUSICA & DISCHI 

(Numero 1: Jonathan Wilson e Samuele Bersani; fighettismo: Imany miglior debutto internazionale).

Una classifica storica, compilata dalla testata storica dell’industria musicale italiana, con giornalisti musicali “storici” italiani. Con tutto il rispetto per Imany e per i miei colleghi, con tutta la roba buona che è uscita quest’anno, che sia quello il debutto dell’anno, ecco, ehm.

LA PIÙ OSCURA: ITUNES

(Scelta più improbabile: Imany tra i dischi pop italiani dell’anno)

 iTunes non pubblica solo le classifiche di vendita (su cui bisognerebbe fare un discorso a parte). Pubblica anche i dischi dell’anno, “le scelte della redazione”. Come queste vengano effettuate – non solo per il fine anno, ma anche per i dischi che vengono promossi con banner e iniziative nell’iTunes Music Store – è un po’ come la formula della Coca Cola: qualcuno pensa di saperla e poterla maneggiare, me nessuno ne conosce con precisione il metodo. Alla fine, sono scelte abbastanza banali, dai. Quella italiana, peraltro, è molto succinta rispetto a  quella americana.

 

LE PIÙ MATEMATICHE: METACRITIC, ALBUM OF THE YEAR, ACCLAIMED MUSIC

(Numero 1:Fleetwood Mac “Rumours [35th Anniversary Deluxe Edition]”. Non è una scelta, è una somma. Ma cosa c’è di più fighetto?)

Il disco del 2013 è uscito nel 1977. Quando la matematica non è un’opinione nelle classifiche succedono cose del genere: una ristampa che ha un punteggio di 99 su 100, il più alto dell’anno.  Ok, è di un capolavoro vero, “Rumours” e, OK, Metacritic è uno strumento utilissimo per capire l’aria che tira su un album, però… Selezionando tra i dischi usciti nel 2013, Metacritic dice che in realtà l’album con il voto più alto è “Sunbather” dei Deafheaven. 92. Sette punti in meno di “Rumours”, 8 in più di “Yeezus”. Ehm.

Sullo stesso genere c’è pure un sito, Albumoftheyear.org, che ricostruisce le classifiche in base ai voti dati durante l’anno. Così come anche il foglio Excel di Acclaimed Music, compilato sulla base dei risultati di oltree 70 testate . Sì, un foglio Excel. Meglio leggere il riassunto che ne fa Luca Castelli su La Stampa.

 

    LA PIÙ ILLEGGIBILE: GUARDIAN

Non per i risultati – abbastanza in linea, con Kanye West al numero 1, e qualche “botta di fighettismo” (cit.) all’8 e 5 con John Wizards e Kelela – ma per la forma. Sul sito non c’è un listone completo – bisogna leggerlo da altre parti, tipo su Brooklyn Vegan. Un peccato, perché il Guardian rimane uno dei migliori posti dove leggere di musica. Ma la forma con cui vengono presentate le classifiche è importante quanto la classifica in sé. Meglio allora tutti ciò che di contorno hanno fatto, tipo l ‘a-z del pop del 2013 in foto.

 

LA PIÙ FUTURISTICA: STEREOGUM

(Numero 1 del 2014: Kanye West. Sì, del 2014.)

Non bastassero le classifiche del 2013, ci sono già quelle del 2014. E Kanye West è in testa anche lì. I dischi più attesi del 2014 secondo Stereogum è un esercizio di critica preventiva talmente campata per aria da essere divertente, a suo modo….

 

 

LA PIÙ (INSERIRE AGGETTIVO A CASO): TOP TEN K-POP OF 2013 (Dazed)

Questa si commenta da sola. E non c’è neanche PSY.

 

CLASSIFICHE INDIVIDUALI DA LEGGERE

Internazionali

FuelFriends Blog

Sasha Frere-Jones sul New Yorker

I Best Bits di Simon Reynolds

26 Things That Defined Music In 2013 (Matthew Perpetua su BuzzFeed)

Ryan’s Smashing Life

Italiane

Le playlist  dei redattori e collaboratori di Rockol

Il disco Uau! secondo i redattori e collaboratori di Rolling Stone

30 dischi del 2013 di EmmeBi

Le 55 migliori canzoni pop del 2013  (PopTopoi)

Giovanni Ansaldo su Internazionale

Polaroid Blog

Quasi 2014 di Emiliano Colasanti (su Stereogram)

Kekkoz

Paolo Bogo su Facebook

LA CLASSIFICA DEL 2013, o qualcosa che ci va vicino (Disappunto su Bastonate)

Niccolò Vecchia su Facebook

Luca Villa (Pearljamonline.it) su Facebook

2013 (playlist di Giuseppe Marmina su Spotify)

Philip DiSalvo su Wired.it

Tredici buoni motivi per ricordare, almeno per un po’, il 2013 nel 2014 (John Vignola su Spotify).

La faccenda della musica nel 2013 (Paolo Madeddu)

Il meglio e il peggio del 2013 secondo Carlo Vergano (aka CrossoverBoy) e i redattori e collaboratori di OutTune.it

I 20 dischi più belli del 2013 secondo Alberto Storaro/Radio Musik

 

 

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#howshitisedsheeran

Gli “haters” musicali sui social media sono sempre in agguato, e in Italia ne sappiamo qualcosa: basta vedere le guerre tra i fan di certi cantanti, talvolta incitate (indirettamente) dagli stessi artisti o dalla stampa, certe certe volte spontanee. Certe volte le “guerre” sono divertenti come sfottò tra tifosi, certe volte sfociano nell’insulto libero e gratuito.

Chissà cosa deve essere passato per la testa di  Luke Lewis. Direttore dell’NME. E bella figura di suo: uno che se lo segui su Twitter condivide link, pensieri e cose divertenti.

Chissà cosa deve essergli passato per la testa, sabato scorso, quando ha lanciato l’hashtag #howshitisedsheeran (“ma quanto fa cagare Ed Sheeran”?). Chissà  quando si è accorto di aver fatto una cazzata, quando una cosa divertente è diventata odiosa, quando si è accorto di avere stuzzicato quei talebani della musica che non aspettavano altro che poter insultare un cantante troppo “facile” per loro. Figurati se poi a incitarli è il direttore della più blasonata testata inglese. Chissà se e e quando sono arrivate le telefonate delle case discografiche del management dell’artista…

Dice che se ne è accorto da solo, dopo 20 minuti, dopo un po’ di retweet dei primi messaggi. Ma a quel punto era tardi, perché l’hashtag era già decollato.

Luke Lewis oggi ha scritto una lunga ed onesta lettera di scuse.  Onore a lui per averlo fatto: ci vuole un bel coraggio. Sia per far partire un hashtag del genere, sia per ammettere di avere sbagliato. E onore anche ad Ed Sheeran per avere accettato le scuse senza colpo ferire (sempre via twitter). Chissà quanti altri avrebbero avuto il coraggio di farlo.

Ps: ho raccontato la cosa ad un mio collega. “Però. Non è male l’idea. Avrei in mente due o tre artisti italiani su cui farlo…”

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Noel Gallagher, professione portafortuna di Del Piero…

Non ci si abitua  mai alle storie dei fratelli Gallagher, il sogno di ogni giornalista. Eccone una che ci ha messo quattro anni ad affiorare, e che riguarda noi italiani: la pubblica l’NME, estrapolandola una da un’intervista alla BBC. La racconta Noel a proposito del suo amico storico Del Piero.

Quando Del Piero segnò il 2-0 alla Germania nella semifinale dei Mondiali 4 anni fa, corse verso la tribuna. Tutti pensano che corresse verso la moglie, che venne inquadrata in lacrime. “Invece” racconta Noel, “vide me, e sua moglie era di fianco a me per caso” .  Gallagher sarebbe così diventato il  portafortuna di Del Piero, che lo costrinse a venire alla finale con gli stessi vestiti.

Per la cronaca, nell’inquadratura (verso il minuto di questo video) si vede qualcuno che abbraccia la moglie di Del Piero, ma Noel non si riesce a riconoscere. Ci dobbiamo fidare delle sue parole. E, come è noto, è uno che non le spara grosse…

http://www.youtube.com/watch?v=nftsE26RTL0

Nel 2006 Del Piero comunque festeggiò con i Rolling Stones la vittoria dei Mondiali: assieme a Materazzi salì sul palco del concerto milanese di San Siro e sotto gli occhi di un attonito Mick Jagger – proprio lui, che nell’82 aveva cantato a Torino con la maglia degli azzurri -fece intonare allo stadio il “pooo po po po po pooo”…

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