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Sempre più difficile!

Adesso stanno esagerando. Decidete poi voi se nel bene o nel male: gli OK Go oggi hanno pubblicato un altro video per “This too shall pass”.

Bellissimo. Ma è chiaro che i tempi del low-fi visivo sono lontani, tanto è complessa la messa in scena, anche se sul sito dell’azienda che ha costruito la macchina, si dice che il budget era ridotto. Ma ci sono voluti diversi mesi di lavoro…

When the rock band OK Go, famous for their viral videos including the spectacular and award winning “treadmills video”, wanted to feature a 4-minute long Rube Goldberg Machine in an upcoming video, they tapped Syyn Labs to build it.  The requirements were that it had to be interesting, not “overbuilt” or too technology-heavy, and easy to follow.  The machine also had to be built on a shoestring budget, synchronize with beats and lyrics in the music and end on time over a 3.5 minute song, play a part of the song, and be filmed in one shot.  To make things more challenging still, the space chosen was divided into two floors and the machine would use both.


Wired ha un’interessante articolo sul making of della macchina.

Due appunti 1)Il video, contrariamente a quelli precedenti, è embeddabile. Hanno vinto il braccio di ferro con la EMI? 2)il video è sponsorizzato da una società di assicurazioni, che compare nella schermata finale.

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WhoseTube?

Damien Kulash degli OkGo ritorna sulla questione dei video della sua band “bloccati” dalla EMI. Lo fa con un bell’editoriale sul New York Times, in cui dice, tra le altre cose:

In these tight times, it’s no surprise that EMI is trying to wring revenue out of everything we make, including our videos. But it needs to recognize the basic mechanics of the Internet. Curbing the viral spread of videos isn’t benefiting the company’s bottom line, or the music it’s there to support. The sooner record companies realize this, the better — though I fear it may already be too late.

Recentemente,  un operatore del settore mi raccontava che la sua etichetta aveva appena messo su YouTube il video di un importante artista. E in ufficio, mi diceva, c’era una persona il cui compito era monitorare se quel video veniva caricato da altri fan e utenti e nel qual caso, farlo rimuovere. Cioè sostanzialmente impedire la circolazione del video.

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YouTube Shall Pass (2)

Dopo la lettera ai suoi fan arrabbiati,  Damien Kulash degli OK Go torna a parlare dei video della band, con una bella intervista a Time, che mi ero quasi perso, dal significativo titolo OK Go: Did the Music Biz Kill a Viral Video Star?

Tra le altre cose, dice che la band ha 5 clip nuovi in produzione, e smorza i toni della polemica con la EMI da cui quella lettera era nata:

The loudest online reaction tends to be from disagreers — there are a lot of people out there who think labels are Satan’s spawn. It’s not only a really simplistic view of the world, but it’s one that misses major chunks of how the music industry works. Our fans themselves are expressing a lot of gratitude for being communicated to so directly about things like this. But this letter has gotten an enormous amount of public attention and I think there’s a quiet majority who are just interested in seeing the music industry explained.

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YouTube Shall Pass

Qualche giorno fa mi chiedevo come mai del nuovo video degli Ok Go – “This too shall pass”, quello della banda – non si potesse fare l’embed. Ci avevo provato anche io, a incollarlo dentro al blog. Ma ti veniva fuori il simpatico avviso “Incorporamento disattivato da parte dell’utente. Guarda su YouTube”.

Non sono l’unico ad avere notato la cosa, tanto che il cantante Damian Kulash si è preso la briga di rispondere ai fan indispettiti. Viene fuori che l’utente che ha disattivato l’embed è la EMI, non la band:

“The catch: the software that pays out those tiny sums doesn’t pay if a video is embedded. This means our label doesn’t get their hard-won share of the pie if our video is played on your blog, so (surprise, surprise) they won’t let us be on your blog. And, voilá: four years after we posted our first homemade videos to YouTube and they spread across the globe faster than swine flu, making our bassist’s glasses recognizable to 70-year-olds in Wichita and 5-year-olds in Seoul and eventually turning a tidy little profit for EMI, we’re – unbelievably – stuck in the position of arguing with our own label about the merits of having our videos be easily shared. It’s like the world has gone backwards.”

(Via Fuel Friends)

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Ma sì, ammazziamo il videoclip

Ecco due modi diversi di ammazzare il videoclip così come lo abbiamo conosciuto negli anni ’80 e ’90.

Il primo lo stanno portando avanti da anni gli OK Go con i loro filmati promozionali divertenti, semplici nei contenuti e nello stile, e pensati per YouTube, più che per MTV. In questi giorni esce il nuovo disco, è stato anticipato da un  video, quello di “WTF?”  un pò più elaborato del solito e da uno, messo in rete giusto oggi, divertentissimo e e ancora più elaborato. La loro musica non è male, ma non è all’altezza dei loro video, e il nuovo disco lo dimostra.

Ma la vera causa della morte del video “mainstream” è la cronica mancanza di idee con cui viene realizzato, che spesso ha esiti tragicomici. Come nel caso di questo clip di Alessandra Amoroso, che mi hanno segnalato su Facebook. Ora, io non voglio essere scambiato per uno di quegli snob che schifano ogni cantante uscito dai talent show. Penso che siano semplicemente uno strumento per trovare cantanti popolari attraverso canali popolari (un po’ come ha sempre fatto Sanremo).

Insomma, non voglio sentenziare su di lei: quando l’ho vista dal vivo non mi è dispiaciuta. Questo video però è impressionante: lo potete vedere apprezzando lei che canta scrivendo su un bel Mac con il marchio Apple in  vista, che fa tanto gggiovane e figo.

Ma se andate al minuto 3.03, fate un fermo immagine e guardate cosa sta scrivendo, capite veramente lo rizzonte della videomusica italiana.

http://www.youtube.com/watch?v=048lRH2k2j8

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