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Cose che ho imparato al concerto di Peter Gabriel

Sono andato al concerto di Peter Gabriel, ieri sera. E ad andare a vedere concerti così c’è solo da imparare.

La recensione seria l’ha scritta Alfredo Marziano su Rockol: è molto più titolato di me per farlo. Io, qua, metto in fila alcune cose.

Ho imparato che:

  • A certi concerti la fila al bagno degli uomini è lunga quanto quella al bagno delle donne (#prostata)
  • Ciò non è un indicatore della qualità del concerto.
  • Se sei un signore, esci a presentare sul palco la band di supporto un’ora prima che inizi il tuo concerto.
  • Se hai palle e carisma, puoi iniziare il concerto a luci accese, voce e piano. E ti mangi la platea lo stesso. (Avevo visto fare una cosa simile ad altri artisti; ma perché erano incazzati con il pubblico)  (Dylan, anni fa al Forum: uno spettatore gli aveva tirato una sigaretta, e lui tenne le luci accese per tutta la sera).
  • Anche le rockstar inglesi ingrassano e nascondono la panza con una tunica. Ma la voce, quella, rimane sempre unica.
  • Se hai le palle, “bruci” ad inizio scaletta due dei tuoi pezzi più forti (“Come talk to me” e “Shock the monkey”), in versione acustica. E li suoni pure da dio. E va bene così.
  • Li suoni da dio se hai band una band stratosferica – Manu Katché e Toni Levin rimangono una delle migliori sezioni ritmiche di tutti i tempi. Non oso immaginare nel 1987, quando suonò nel tour di “So” a Milano (non c’ero, purtroppo..)
  • Non ho ancora capito se gli stick che Toni Levin si mette sulle dita servono davvero per suonare il basso o fanno solo scena.
  • La scenografia e la messa in scena del concerto di “So” è ancora avanti oggi – luci mobili, visual e riprese – figurarsi 26 anni fa…
  • Le rockstar italiane vengono a vedere le rockstar straniere – e si addormentano. (No, non dirò chi è). Ma poi vengono risvegliate dagli accordi di “Solsbury hill”.
  • Anche stimati colleghi giornalisti sono fan. Vanno al concerto e poi fanno le facce allocchite e l’headbanging come tutti. Come me da Springsteen (vedere la foto là in alto a destra, scattata a San Siro mentre ero in deliquio).
  • Suonare un album per intero (in questo caso “So”) è una cosa che ti emoziona come idea. Ma ti annoia anche un po’, a meno di non essere un fan puro e duro. Ai concerti di Springsteen non me n’ero accorto perché, beh, era Springsteen…
  • “Red rain” è una delle mie canzoni preferite di sempre, e  quella frase (“I come to you, defenses down/with the trust of a child”) – mi taglia in due ogni volta.
  • Se incidi una canzone con Kate Bush e poi la canti con una corista… (“Don’t give up”, il punto più basso del concerto)
  • “Biko” potrebbe durare anche due ore, dal vivo (ma quello me lo ricordavo…)
  • Solo di alcuni concerti vuoi la registrazione non come souvenir, ma perché, beh, che concerto…. E di questo la compro, sicuro.

In sostanza: ho imparato che va bene l’indie-rock, l’urgenza di chi suona ad inizio carriera. Ma la classe non è acqua e meno male che gente come Gabriel è ancora in giro a insegnare il mestiere, anche con qualche chilo in più.

Cose che in parte sapevo già, ma ricordarsele vedendo un concerto come questo è una delle cose più belle che ti possono capitare, se ti piace la musica.

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