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Milano, 15 giugno 1989 (il mio primo concerto dei R.E.M.)

Questa settimana esce la ristampa di Green dei R.E.M. – ne ho parlato in maniera più o meno seria qua. La band ha fatto una sorta di concorso su Facebook chiedendo di postare ricordi del tour dell’89 – quello da cui è tratto il bonus CD della ristampa. ho avuto la fortuna di vederli a Milano, al Palatrussardi, nel 1989 – uno dei concerti più belli della mia vita – ed è stata l’occasione per rinvangare un po’ di ricordi, compresa la maglietta comprata al concerto, saltata fuori magicamente dall’armadio proprio in questi giorni….

il 1988 e 1989 sono gli anni in cui mi sono innamorato davvero dei R.E.M.

Ho iniziato ad ascoltarli nel 1986, ma “Green” e il Green World Tour li hanno resi la mia band preferita.

Ero al penultimo anno di liceo, al tempo, e vivevo a Cuneo. Quando vennero annunciate le date italiane, chiesi ad un amico che studiava a Milano -lo stesso che mi aveva fatto conoscere il gruppo –  di prendermi i biglietti.

Quando portò il biglietto un sabato mattina all’uscita da scuola, ero felice come un bambino la mattina di Natale – provai anche a far vedere il mio trofeo a qualche amico, che non capiva l’entusiasmo: i  R.E.M. non erano ancora molto famosi in Italia. Non ancora.

Comunque, il primo tour italiano venne programmato direttamente per i palazzetti – una buona partenza per l’amore reciproco tra i R.E.M. e l’Italia – che sarebbe diventata con gli anni uno dei posti preferiti del gruppo.

Presi il treno il giorno del concerto – poco dopo la fine della scuola. Incontrai il mio amico in Largo Gemelli, fuori dall’Università Cattolica – era la prima volta che vedevo quel posto – e fu un’altra prima volta importante. L’autunno dell’anno dopo avrei iniziato a frequentare quei chiostri come studente. 24 anni dopo li frequento ancora, come docente.

Il concerto, in realtà, non me lo ricordo in dettaglio. Mi ricordo le sensazioni. Mi ricordo di essere riuscito ad infilarmi in prima fila, alla sinistra del palco, sotto alla postazione di Mike Mills. Mi ricordo i Go-Betweens, che aprirono il concerto. E mi ricordo che all’uscita comprai tutto quello che potei al merchandising: una maglietta, una felpa, un cappellino, il programma.

Mi ricordo bene che suonarono praticamente tutte le canzoni che amavo, dalle prime alle più recenti, compresa “Turn you inside-out” ancora oggi la mia preferita da “Green” e una delle mie preferite in assoluto. Suonarono pure un po’ di cover: “Crazy” dei Pylon e “Ghost rider” dei Suicide, uscite solo su 12″. Stipe era spiritato e teatrale, Buck saltava tutto il tempo. Qualche tempo dopo, da quel tour sarebbe uscita una videocassetta che avrei consumato, “Tourfilm”.

Per tornare a casa dovetti farmi una notte in treno: 6 ore per poco più di 200 km, arrivando alle 6 di mattina a Cuneo – ma ne era valsa la pena: fu il primo dei miei 21 concerti dei R.E.M..

Amo praticamente tutto quello che hanno fatto (sono un fan, no?). Ma se dovessi scegliere il mio concerto preferito dovrei dire: Dublino, luglio 2007 all’Olympia Theatre. E Milano, 15 giugno, 1989 Palatrussardi.

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La trinità

 

la trinità

la trinità

(Brian Eno, Michael Stipe and David Byrne at The Kitchen’s gala benefit for Eno in New York on May 7, 2013 – by R.E.M. Fans United)

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by | 11 maggio 2013 · 8:41 am

Today in Nostalgia

Today in nostalgia dei R.E.M.: Mike Mils e Peter Buck che cantano “Near Wild Heaven”, ieri sera a New York,

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by | 27 aprile 2013 · 4:41 pm

#NowListening – i postumi del Record Store Day

Nelle rubrichetta estemporanea di micro recensioni e cose ascoltate in giro, questa settimana si parla di Record Store Day: alcune considerazioni a freddo, alcune delle cose che sono uscite per l’occasione

Sabato 20 era il Record Store Day, ne abbiamo parlato in abbondanza su Rockol (qua la bella intervista del mio collega Alfredo Marziano al fondatore dell’iniziativa, Michael Kurz). C’è chi ne parla come se fosse Natale: arriva una volta l’anno, e porta con sé dei bei regali, sotto forma di pubblicazioni inedite per l’occasione. E c’è chi lo bolla come l’ennesima giornata per qualcosa (ormai c’è una giornata per tutto), rimarcando che ormai la musica passa da altre parti, non dai negozi di dischi.

Il Record Store Day, per quello che mi riguarda, mette assieme due cose.

1)Il collezionismo. Facile fare ironia – ho letto battute della scrittrice Catlin Moran sul marito che esce la mattina per comprarsi il vinile n° 50.000. Ma il collezionismo è una cosa trasversale, che va dai dischi ai gadget (quelli che fanno le code per un iPhone) a quelli che fanno a botte ai primi giorni di saldi a quelle che hanno non so quante paia di scarpe in casa, religiosamente conservate in un armadio con un foto attaccata alla scatola. E’ il bello dell’amante di musica: il possesso dell’oggetto unico.

2)Il consumo. I negozi di dischi sono luoghi di cultura e di formazione del gusto. Quelli della mia generazione hanno un negozio in cui sono cresciuti musicalmente. Ma oggi la musica si ascolta altrove. Io stesso sabato sono uscito felice come un bambino a comprare i miei dischi (vedi sotto). Poi uno l’ho digitalizzato, l’altro l’ho ascoltato su Spotify in palestra.

Il fatto è che il Record Store Day esiste per le esclusive, e così deve essere per i negozi di dischi in generale, oggi: luoghi dovi trovi cose particolari.

Non ti può succedere, come mi è capitato sempre sabato, di fare un giro in un negozio e trovare una copia vecchia e usatissima di un famoso  album, venduta come se fosse nuova, a 20€ – in rete la trovi versione rimasterizzata  con inediti a 5€. Tutto il resto è troppo facile da recuperare e le esclusive sono quelle che gli appassionati vogliono: i lati B, gli inediti, i singoli, le outtakes, le cover, i dischi dal vivo.

Gli artisti, per anni prima del boom digitale, hanno nicchiato su questo terreno: solo qualche briciola sui singoli. Poi hanno iniziato a darle ad iTunes, a venderle sui propri siti (vedi i bootleg ufficiali). Da qualche tempo hanno deciso di stamparle per il Record Store Day. Ben arrivati. Quindi non diamo la colpa della crisi dei negozi di dischi solo ad iTunes, alla pirateria, al digitale etc. Lo scenario sta cambiando (è cambiato), e se davvero pure gli artisti tengono ai negozi di dischi, devono trattarli come trattano iTunes: un luogo dove vendere esclusive. Non solo per il Record Store Day.

R.E.M. – Live in Greensboro

Sabato entro da Psycho, a Milano. Vedo un po’ di 7″ esposti. Chiedo: “Cosa ti è arrivato, anche qualche CD?” “Solo quello dei R.E.M.” “Lo voglio!”, quasi urlo. 5 canzoni dal vivo, della mia band preferita, nel loro periodo più bello (1988-1989). 5 canzoni che anticipano la ristampa di “Green”, in uscita a metà maggio – (dove ci sarà il resto del concerto).

Pazienza che sono pezzi abbondantemente circolati (alcuni usati sui lati b del periodo Out Of Time, altri in “Tour Film”, film concerto del periodo). Pazienza che a “King of Birds” abbiano tagliato l’intro con “We the people”. Suonano da dio – sono stati rimasterizzati; l’oggetto in sé è bello, riprende la grafica del periodo, quella di “Green”. C’è pure una rara performance dal vivo di “Strange” dei Wire – che avevano inciso per “Document”. Sono pubblicazioni come queste che ti fanno amare il Record Store Day.

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Fuzztones – Oil Snake

Questo l’ho preso un po’ per senso di colpa: IL CD dei R.E.M, un 7″ di Dylan per mio padre, e poi mica volevi fermarti lì? Metto gli occhi su una raccolta di brani rari dei Fuzztones, con il loro garage-horror-rock, che se lo ami non smetteresti mai di ascoltare. Ho fatto bene e ho fatto male. Poi sono andato in palestra e l’ho ascoltato su Spotify: psicopatologia della vita digitale.

Ho fatto bene a comprarlo: nella versione fisica ci sono i dettagli delle canzoni e le copertine dei dischi da cui arrivano la canzoni – la grafica “pulp” dei Fuzztones è una delle loro cose più belle. Ho fatto male perché metti su certi dischi e ti incazzi, vorresti averli ascoltati prima di comprarli: in questo caso le 36 canzoni sono infarcite da spot radiofonici e spezzoni di interviste che non si possono saltare.  Un bene e un male che riassumo pregi e difetti del consumo fisico e del consumo digitale.

Big Country – The Journey

Questo l’ho preso per nostalgia. Non è una pubblicazione da Record Store Day, ma è una di quelle band che ho scoperto per caso nel negozio di dischi in cui sono cresciuto (Muzak, di Cuneo). Rock scozzese, chitarre usate come cornamuse: negli anno ’80 erano tra i nomi grossi, assieme agli U2 (Irlanda), Alarm (Galles) e Simple Minds (ancora Scozia). Poi il loro leader ha fatto una brutta fine (si è suicidato nel 2001). La band si è riformata con Mike Peters degli Alarm alla voce. Una roba ipernostalgica e un po’ triste, così come questo disco, che sembra una parodia della band originale. Girare alla larga, pure per i nostalgici della mia generazione.

Infine ecco un po’ di cose belle uscite per il Record Store Day. Cose che avrei voluto comprare sabato, ma che non ho trovato e che adesso – contraddizioni del consumo digitale – si trovano tranquillamente in rete. BuzzFeed ha una lista con altre cose ancora.

Nick Cave, “Animal X” (inedito dalle sessioni di “Push the sky away”, uscito su 7″)

I Pulp remixati dai Soulwax, com un tocco di Kraftwerk

Sharon Van Etten con i Shearwater che rifanno Tom Petty & Stevie Nicks, “Stop draggin’ my heart around”

Garbage & Screaming Females per una bella e intensa cover di Because The Night

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Bibliografia consigliata

 

(Mi è arrivata la ristampa aggiornata del libro definitivo sui R.E.M., “Perfect circle” di Tony Fletcher)

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by | 22 marzo 2013 · 10:21 am